...Anna Maria...

   Comitati raccontano, Oglio Po

....Quel sabato del mese di luglio 2008 era un giorno come tanti altri, colmo di impegni, di appuntamenti. Alzatami di buon’ora, come d’abitudine, mentre sbrigavo le faccende di casa pensando a Chiaramaria, la nostra figlia minore, andavo un po’ a rilento. Quella ragazzina di soli sedici anni, intelligente, determinata e anche un po’ ribelle aveva messo tutto il suo impegno per superare i test che le avrebbero, forse, offerto l’opportunità di partire per gli Stati Uniti, di frequentare in quel Grande Paese il suo quarto anno di liceo scientifico, alla ricerca di una identità propria per mettersi alla prova, per meglio capire Chi fosse e cosa volesse dalla Vita.
Mentre passavo da un ambiente all’altro della casa, il mio pensiero correva anche a Manuele, il figlio maggiore, sensibile, maturo e delicato, che aveva affrontato in modo così diverso dalla sorella il tanto tormentato periodo dell’adolescenza ... “Come era cambiato...pensavo!” Con la sofferenza di una madre che ha una spina conficcata nel cuore, ancora una volta il tormento di quel pensiero, di quella trasformazione che aveva subìto il mio ragazzo un tempo tanto aperto, estroverso, solare, che poco alla volta, per sfortunati eventi, si era un poco chiuso come a riccio, in se stesso. Da pochi giorni aveva superato col massimo dei voti la maturità al liceo scientifico salesiano ed ora, anche lui, era pronto per una nuova esperienza. Avrebbe iniziato il primo anno di Economia e Finanza alla Bocconi. “Per fortuna è solo a Milano! ... dicevo tra me e me”... “Neanche due ore di macchina ci separano da Lui!”
Certo, pensavo quella mattina, dobbiamo ancora cercare una stanza, un convitto, un appartamento... Buttando l’occhio all’orologio appeso alla parete dell’ingresso mi resi conto che erano quasi le sette. Dovevo sbrigarmi, prepararmi per correre in ufficio .... dovevo anche fare una capatina al mercato per cercare alcuni capi d’abbigliamento particolari richiesti dalla scuola di Arcola in Illinois, ove Chiara avrebbe iniziato il 16 agosto. La partenza era prevista da Roma per l’ 11 agosto...Proprio per il Suo onomastico “Santa Chiara”!
Nell’aria della famiglia Poli si stava respirando aria di cambiamenti sostanziali, pensai. Ero molto, molto felice per i nostri figli, ma al tempo stesso già sentivo il vuoto che avrebbe potuto provocare la loro lontananza. La nostra casa, sempre così aperta, ridente, chiassosa, frequentata da tanti ragazzi e ragazze, amici dei nostri figli, avrebbe cambiato volto. Sempre quella mattina,dopo un adoccia veloce fui assalita da una forte stanchezza, improvvisa,i nsolita. Mentre attraversavo il salone vidi come degli strani lampi intralciare il mio percorso, cominciai a vacillare sulle gambe, la mente era confusa, la vista sembrava annebbiarsi, ... eppure era una splendida mattina estiva; guardando oltre la finestra, verso est, il sole era raggiante. Ancora avvolta nell’accappatoio, spossata, fui costretta a coricarmi. Un troppo pieno pensai, la testa carica di tanti pensieri appesantiva anche le mie spalle...Armata di buona volontà, con immensa fatica, mi rialzai riuscendo a portare a termine ogni cosa, come da programma. Era come se avessi scalato un monte! Come non bastasse, con quella stanchezza, c’era da preparare anche il pranzo per la famiglia e alle 14,15 dovevo già essere all’ambulatorio del Dr. Pagliari - mio senologo di fiducia - per il controllo che facevo una/due volte l’anno... un seno denso, fibromatoso mi spingeva, anche se molto serenamente, ad avere qualche attenzione in più! Ero così stanca che volevo quasi rinunciare alla visita. Tanto il mio ultimo controllo l’avevo fatto poco tempo prima ed era andato tutto bene, come sempre!
Ma non era corretto! Ormai era tardi, non avevo avvisato per tempo! Accidenti a me, mi dissi, al mio senso di responsabilità e del dovere. Sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti del Dottore!
Feci una seconda doccia e...mi allarmai! Sentii qualcosa al seno sinistro. Corsi allo specchio e notai una piccola pallina che al mattino non avevo né visto né percepito al tatto! Ingenuamente attribuii la colpa alla crema idratante per il corpo che mi ero spalmata anche sul seno la mattina. Non essendo abituata, pensai, sarà una reazione allergica a qualche eccipiente della crema!
Corsi all’ambulatorio e il Dr. Pagliari era già lì ad aspettarmi, con indosso il suo camice bianco, seduto alla scrivania. Lo osservai attentamente mentre esaminava i referti che gli avevo allungato...il mio pensiero andava a quella misteriosa pallina che avevo appena scoperto. La recondita speranza che fosse un “banale brufolo” si faceva strada in me: “avevo troppe cose da fare entro il 10 agosto per potermi permettere qualsiasi altro incidente di percorso!”
Mi visitò, lo vidi impallidire, la sua espressione si fece preoccupata e col tono di voce un poco tremolante mi chiese di alzare entrambe le braccia al cielo. L’ esclamazione di quel sabato 12 luglio 2008 non la si può scordare “...No, no-no non mi piace!...” disse. “L’ultima volta che Ti ho visitato non c’era quella fossetta, il seno è cambiato! E’ diverso”. Seduta sul lettino, con le spalle chiuse e la schiena ricurva verso il basso, senza dire nulla, ma chissà con quale terrore che mi si leggeva negli occhi, il Dottore mi si avvicinò e con dolcezza cercò di rassicurarmi. Mi disse: “non preoccuparti, potrebbe non essere nulla, ma noi dobbiamo approfondire! Sei d’accordo vero?!” Io, pietrificata dallo spavento, dopo alcuni attimi di silenzio, con mia sorpresa reagii rispondendo che non avevo tempo. Proposi con fermezza di rimandare a dopo il periodo estivo! Vidi una nota di compatimento nei suoi occhi...Ma io non avevo proprio tempo! Avevo troppe cose da sbrigare, delle scadenze improcrastinabili! Possibile che il Senologo non capisse!
Mi chiese di lasciare un recapito telefonico. Uscii da quella stanza convincendomi che non fosse nulla veramente! Come, io che avevo già tanti problemi di salute! Dolori osteoarticolari, displasia dell’anca, ernie e protusioni alla schiena, fibromialgia...il tumore al seno se ne sarebbe stato certamente alla larga! Almeno questo! Inoltre era un periodo in cui, nonostante il super-lavoro, mi vedevo anche più belladelsolito.Iochesonosempremoltocriticaneimieconfronti,chemivedomilleimperfezioni,notavoun fisicoin perfetta forma, capelli lunghi insolitamente forti! Una luce speciale negli occhi ravvivava il mio sguardo. La domenica avevo già rimosso tutto l’accaduto del sabato appena trascorso. Stavo benissimo. Pronta a fare ogni cosa in piena forma e con forza vitale! Ma...quel maledetto lunedì 14 luglio, mentre stavo uscendo di casa...alle 17,45 sentii squillare il telefono. Feci appena in tempo a rigirare la chiave nella serratura della porta di sicurezza per riaprirla e rispondere... una voce di donna sconosciuta presentandosi come assistente del Dr. Pagliari mi diede tre appuntamenti, uno dopo l’altro, che mi gettarono in uno stato confusionale pazzesco! Non capivo, non trovavo il calendario, non riuscivo a scrivere...ero nel panico più totale! Ringraziai, salutai senza essere riuscita a scrivere nulla, ma una volta passata l’agitazione realizzai che avevo memorizzato con estrema precisione ogni cosa: date, esami, luoghi, tutto... Per l’indomani, martedì 15, il Dr. Pagliari aveva già preso accordi e fatto prenotare l’esame per la ricerca del linfonodo sentinella al piano cantina nel reparto di medicina nucleare dell’Ospedale Maggiore di Cremona; per mercoledì 16 l’ago aspirato presso la casa di cura Pederzoli di Peschiera Del Garda, e per venerdì 18 l’intervento per l’asportazione del linfonodo sentinella presso la casa di Cura San Camilloa Cremona. Il 25 luglio l’intervento d iquadrantectomia al seno sinistro! Un fulmine a ciel sereno come si suol dire!!!! Mi sembrava di vivere una situazione irreale, una scena che non poteva appartenere al film della mia vita! Eppure c’ero dentro in pieno, fino al collo! Ma poi pensai che poteva anche essere tutto frutto di uno sbaglio, di un errore, di uno scrupolo eccessivo.... Non potevo comunque rischiare...e se fosse stato tutto vero?! Se effettivamente si fosse trattato di un tumore al seno?!
Non mi restava che affidarmi al Dr. Pagliari e fare come diceva Lui! Avrei dovuto lavorare anche la notte per stare nei tempi, ma non importava, avrei fatto tutto...come sempre! Ce l’avrei sicuramente fatta anche stavolta, comunque fossero andate le cose! Mio marito mi fu da subito molto vicino, partecipava con trasporto, i figli informati dei fatti mi incoraggiavano! Anche qui le reazioni dei ragazzi furono comunque diverse. Il figlio quasi non voleva accettare che io avessi il problema... pronunciare la parola cancro era troppo per Lui! Potevo fare controlli, esami ...ma l’idea di un ipotetico intervento invasivo ...NO! Mi diceva che poi il Chirurgo, papà di una sua compagna di scuola quando ancora frequentava la scuola materna, avrebbe capito l’errore in cui era caduto diagnosticando un falso problema e avrebbe dovuto risarcirne i danni!!! Chiara invece, forse ancor più preoccupata, rimproverava il fratello per i suoi consigli fuorvianti. “...e se la mamma avesse davvero quello che dice il Dottor Pagliari? Se ascoltasse Te, poi, potrebbe essere molto peggio!” A questo punto osservai meglio mio marito. Compresi che anch’Egli, in realtà, non pensava che io potessi essere realmente ammalata!
Eravamo comunque tutti talmente impegnati nelle nostre cose quotidiane che quasi ci dimenticammo del “Problema dalla P maiuscola”. Il nove agosto non era ancora arrivato l’esito dell’esame istologico e mio marito, che aveva saputo ben mascherare la sua impazienza per la snervante attesa, ora non era più in grado di trattenere! Senza preavviso andammo insieme in Ospedale e la risposta fu poco felice. Carcinoma duttale infiltrante a media differenziazione, uno dei più diffusi ci disse il patologo. Non è una bella cosa, aggiunse...ma di cancro oggi si può anche guarire!... Nel tentativo di sollevarci il morale il tono usato trasformò la doccia da fredda in gelida! Io mi preoccupai, ma vidi che mio marito lo era doppiamente. Pregai solo Maria Nostra Madre, alla quale sono molto devota, di seguirci in questo nuovo percorso. Da lì una forza misteriosa sgorgò dal profondo e, al ritorno da un viaggio a Lourdes (che mio marito mi regalò in occasione del mio 44esimo compleanno che avrei festeggiato da lì a poco, l’otto settembre,) divenni come una roccia. Ero di nuovo il pilastro portante della famiglia. Capace di dare coraggio a mia madre che aveva gli occhi quasi sbarrati per la paura e l’incredulità dell’esito, a mio marito terrorizzato che vedevo piangere come un bambino indifeso, a figli, parenti, amici. Ricevevo a mia volta sostegno e calore dalla famiglia, da tante persone che neanche avrei immaginato essere così sensibili. Grazie a questa infelice occasione ho avuto modo di capire chi realmente teneva a me, standomi vicino anche nel silenzio e chi, invece, mi aveva sino allora vista solo come una banale opportunità! Ora Chiara aveva preso il volo per gli Stati Uniti e mi tranquillizzava il fatto che ella, pur sapendo, non avrebbe dovuto assistere così da vicino a ciò a cui stavo andando incontro e poi, finalmente, poteva fare l’esperienza che tanto desiderava! Inoltre, le temute chemio avrei richiesto di farle, possibilmente, il lunedì o il martedì, una volta che Manuele, l’altro figlio, fosse ripartito per l’Università. Anche Lui, pur sapendo, non mi avrebbe vista stare male! Una volta superata la difficoltà che,come molte, incontrai nella responsabilità di scelta delle cure suggeritemi, mi lasciai guidare da mani esperte e sicure: Radiologo, Oncologo, Senologo, Dietologo, personale medico e infermieristico; consigli pratici di amiche che prima di me avevano iniziato il percorso della chemioterapia. ....Un giorno incontrai le amiche dell’ANDOS a cui il Chirurgo/Senologo Dr. Pagliari, Volontario e Presidente di uno dei tanti Comitati dell’Associazione stessa, mi aveva indirizzata.
Le volontarie mi aiutarono ad alleggerire alcuni aspetti del temuto percorso della chemioterapia. In particolare ricordo Chi da subito, nonostante fosse periodo di vacanze estive, con immediata tempestività mi mise in contatto con l’Oncologo (Volontario) del Comitato ANDOS Oglio Po. Chi mi offrì un libro (che lessi d’un fiato)che raccontava di una giovane donna malata di tumore al seno, dal quale trassi utili insegnamenti per affrontarecon atteggiamento positivo e sereno la Chemio.. Chi mi consegnò opuscoli informativi, Chi mi insegnò esercizi di riabilitazione per il completo recupero dell’arto sinistro che aveva in parte limitato la sua funzione dopo l’intervento, Chi mi regalò le preziose riviste Informandos.....
Ora sono pure io una di loro.... faccio parte della grande famiglia dell’ANDOS che conta circa 15.000 iscritti a livello nazionale, famiglia nei confronti della quale nutro un forte senso di appartenenza, non più come semplice associata, ma come volontaria del comitato Oglio Po con sede in Viadana che, in questi anni, ha visto sorgere le sezioni di Casalmaggiore e la neo sezione di Desenzano.
Sono una volontaria che si nutre di parole del professor Piero Pietri, fondatore dell'associazione...

[...infinite mani si sono incrociate, mani che cercano e danno e più che aiuto danno amicizia, e più che amicizia speranza. Queste mani sono quelle delle volontarie dell’ Andos, mani interesse di sofferenza, ma sicure nell’indicare la via, perché la più alta forma di speranza è la disperazione vinta..]

A Viadana, in un angolo della scrivania, un pomeriggio, intravidi una targa donataci dalla comunità viadanese che porta incise parole forti:“RICERCATE LA CARITA’...San Paolo...” In esse sta racchiuso, oltre al vero senso della vita, il senso dell’essere volontario autentico...... Il Tempo dedicato è carità, amore....parole che danno un senso al volontario ANDOS che offre in amicizia, con gioia, generosità, pazienza parte del suo tempo al servizio di Chi ha bisogno. A me piace vedere le volontarie ANDOS come le donne del grembiule, del servizio a 360°.
A differenza d itutte le leggi dell’economia, quasi a stravolgerle, inquestocaso tanto più noi diamo - spendiamo e tanto più riceviamo-ci arricchiamo. Donne volontarie di tutte le età e di svariati contesti sociali che pur portando ancora i segni (nel cuore e nel corpo) delle dure prove subite sono riuscite a trovare in sé la forza di superare questo doloroso trauma e trovare quella positiva spinta che le porta ad aiutare altre donne anch’esse colpite.
Le volontarie ANDOS ti aiutano stando nelle sale d’attesa, osservando, ascoltando.... sono angeli nelle corsie degli ospedali che leniscono come balsamo le sofferenze psico-fisiche della donna operata, portando il profumo della speranza. Sono guerrieri sul crinale che combattono con te contro il nemico sino all’ultimo respiro, ti tendono la mano e se tu lo vuoi puoi afferrarla ed esse ti accompagneranno, passo dopo passo, fino all’uscita del tunnel, dal recupero della femminilità sino al reintegro nel mondo del lavoro, interessandosi anche alla famiglia e al tessuto sociale che le sta attorno, sino a mostrarti come talvolta la malattia possa trasformarsi in un’opportunità per rivisitare la tua vita, percomprendere meglio...
Sono api operose e formiche laboriose che briciola dopo briciola riescono a trovare tempo e risorse per raccogliere fondi da destinare , all’occorrenza, all’acquisto di apparecchiature sempre più sofisticate per consentire una diagnosi più precoce al fine di prevenire, di battere il male sul tempo. La volontaria ANDOS è una grande forza al femminile che ti rasserena, ti aiuta a rimuovere la paura della malattia, ti porta un messaggio di guarigione e positività.
Purtroppo i dati raccolti dicono che sempre più donne oggi si ammalano di cancro al seno ma molto confortante e rassicurante il fatto che sia altrettanto vero che sempre più donne oggi guariscono!

...Anna Maria.