Sensazioni su carta (la mia esperienza di malato oncologico)

   Scritto da voi - Ombretta Colonnelli


Per chi come me ha sempre rispettato le scadenze delle visite mediche, ai fini della prevenzione , forse scoprire un tumore non dovrebbe sorprendere più di tanto, invece ti sorprende e quando dopo il trillo del telefono, sul display riconosci il numero del chiamante ed e’ del laboratorio dove hai fatto le indagini, gia scattano tutti i campanelli d’allarme.
Il medico che mi ha allertata per un nodulo sospetto al seno, ha cercato in tutti i modi di tranquillizzarmi, consigliando accertamenti complementari per stilare una diagnosi definitiva.

Sono sempre stata incuriosita dalle cose che non conosco, pero’ stavolta più che di curiosita’, si tratta di necessita’, di conoscere e comprendere questo tumore che ha deciso di annidarsi nel mio seno destro; ho trascorso buona parte della notte su internet navigando da un sito all’altro, fino a quando non ce l’ho fatta più….e’ sconvolgente leggere di qualcosa che ti riguarda e che potrebbe portarti alla morte, io che per diletto mi lancio da un aereo, sprezzante dei rischi assaporando quei 30/40 secondi di caduta libera fino a quando la seta multicolore del mio paracadute non mi posa dolcemente a terra, rischio di morire per quattro cellule impazzite?! Non sarà così o quantomeno faro’ l’impossibile per sradicarlo da me!

Dopo tutto quel navigare ho scoperto che uno degli esami più consigliati per indagare su un nodulo sospetto, statisticamente da molti falsi negativi, pertanto ho bisogno di un chirurgo ,che interpello il giorno dopo e neanche una settimana sono in sala operatoria per una biopsia escissionale, cioè viene asportato il nodulo e inviato al laboratorio per l’esame istologico.

I giorni a seguire sono un’altalena di emozioni contrastanti, a momenti sono molto ottimista e mi dico che andra’ tutto bene, altri la preoccupazione mi sopraffa’e l’unica cosa che mi fa stare con i piedi per terra sono i miei figli, eh si ci sono anche due bambini da veder crescere ma soprattutto da informare di quello che sta avvenendo.

Dopo circa quindici giorni arriva per iscritto l’esame istologico : CARCINOMA DUTTALE INFILTRANTE …ma come e’ possibile? Io che ho allattato i miei figli per quasi tre anni, io che non ho familiarita’ io che ho 35 ANNI!!! Di nuovo su internet, di nuovo a cercare di comprendere come le nove lettere che compongono la parola carcinoma , possano di punto in bianco cambiare la visione del mio futuro.

Mi sono talmente documentata che potei scrivere un trattato sulla malattia che mi ha colpito, non lo faccio, però visto che la conoscenza e’ potere, quando il chirurgo mi illustra come intende procedere (operando una quadrantectomia), anche stavolta punto i piedi: voglio un altro parere.

Arrivo dal Professor Di Giovanni.,uomo straordinariamente umano (ci tengo a precisarlo, tutti gli altri fino a quel momento mi hanno sempre trattata come una cartella clinica ) il quale dopo aver visionato la mammografia e letto l’esame istologico , il tutto in cinque minuti di religioso silenzio, mi guarda e mi chiede se ho gia’ un’idea di come dovra’ intervenire , rispondo con una sicurezza che non pensavo di avere, e dico la mia opinione a proposito di una mastectomia visto che anche il margine di resezione presenta dei focolai di carcinoma;
confermando la mia tesi mi invita a recarmi presso l’ospedale sicche’ possa visitarmi e consultarsi anche con il chirurgo plastico, vuole ad ogni costo che la mutilazione che andro’ ad affrontare venga riparata nel miglior modo possibile a salvaguardia della mia psiche;
non che abbia mai dato segni di cedimento psicologico,pero’ quando dai per scontato che nascendo con due tette, morirai di vecchiaia con due tette , puoi tuttalpiù immaginare che potrebbero diventare non del tutto biodegradabili (se decidi di aumentarlo con delle protesi )invece no! Se non mi decido in fretta morirò con due tette per colpa delle tette.

La settimana successiva mi ricovero presso l’ospedale dove verrò operata e conosco il dott. De Nuntiis
persona squisita a primo impatto che imparero’ a stimare nei mesi a venire, tanto e’ stato presente e costantemente disponibile.

Il 21 novembre e’ l’ultimo giorno di vita del mio seno destro , ma sono molto serena e quando in sala operatoria in attesa dell’anestesista, intravedo attraverso le porte un medico che sta praticando un parto cesareo, osservo attentamente il momento in cui estrae il bambino dalla pancia della madre, mi dico che non e’ un caso se ho assistito alla venuta al mondo di una creatura, paradossalmente il dover dare via una parte di me e’ necessario affinche’ possa continuare a veder crescere le creature che da oggi verranno al mondo.

L’unica cosa che ho chiesto al prof. Di Giovanni durante il nostro primo incontro, e’ stato che uscendo dalla sala operatoria avessi intatte le mie forme, anche se consapevole che a destra avrei avuto nientaltro che un palloncino pieno d’acqua.

L’intervento e’ durato circa 5 ore,dove meta’ del tempo e’ occorsa per rimuovere la ghiandola mammaria e l’altra meta’ per posizionare l’espansore , il dott. De Nuntiis. ha predisposto il tutto in modo che la ricostruzione definitiva apparisse il più naturale possibile, ed oggi posso dire che ha fatto un capolavoro!

I giorni dopo l’intervento sono trascorsi in maniera tranquilla anche grazie agli amici e parenti che non mi hanno lasciata un attimo sola, però c’era un pensiero che mi metteva a disagio:cosa passava per la testa di chi mi stava intorno? mi vedevano ancora come una donna dinamica e caparbia o ero diventata una sorta di bambola rotta da maneggiare con cura?

Durante il periodo più caldo della malattia , mi sono sempre preoccupata dello stato d’animo di chi mi stava intorno, io stavo bene, mi sentivo bene e nei miei pensieri più profondi sono sempre stata convita di farcela, ma avere a che fare con una madre super apprensiva e’ stato molto difficile,soprattutto perche’ non riuscivo a convincerla della mia serenita’ quindi le informazioni datele sono sempre state super filtrate; mi sono appoggiata completamente a mio padre,ma col senno di poi mi rendo conto di averlo sfinito psicologicamente, ho visto lui ,persona molto razionale e spiritosa, invecchiare di colpo… tre/quattro mesi l’ho visto spento e demoralizzato, aveva perso di colpo le certezze del futuro, nonostante io facessi progetti a 360 gradi ……vacanze, macchina nuova , ristrutturare la casa, e’ stato il mio modo di “infilare” questo problema nella mia quotidianita’ e oggi posso dire di esserci riuscita!

Ho raccontato a chiunque avesse voglia di starmi ad ascoltare la mia storia ed e’ stato come un esorcismo, anche perche’ e’ un male, purtroppo, talmente comune che buona parte dei miei interlocutori sapeva per esperienza diretta di cosa parlavo.

L’esame istologico fatto sulla mammella asportata, ha rivelato ulteriori focolai,pero’i linfonodi sono risultati tutti indenni, pertanto dopo aver brindato con del succo di frutta con tutti gli operatori del reparto di chirurgia plastica, ho deciso che sarei ripartita da lì, avrei gestito la malattia come una sfida!

Non avevo fatto i conti con la chemioterapia…..arrivo al policlinico una fredda mattina di gennaio per il mio primo trattamento chemioterapico, ed e’ stata la prima volta che ho pianto davanti a qualcuno; ho visto in quelle sette persone sedute con me come sarebbe cambiata la mia vita nei successivi quattro sei mesi.
Ho pianto per tutto il tempo dell’infusione del farmaco e devo essermi sfogata a dovere, perche’è stata la prima e unica volta che ho pianto per me stessa;

Consapevole che avrei perso i capelli, ho adottato fin da subito un taglio molto corto e quando al 15 giorno dal primo trattamento, mi sono ritrovata tra le mani ciocche di capelli, non ho esitato: ho preso il rasoio e mi sono completamente rasata! Telefonicamente ho avvisato tutte le persone a me più vicine di questo mio nuovo look, non volevo sconvolgere nessuno,soprattutto non avrei tollerato atteggiamenti di compatimento nei miei confronti, a qualcuno ho inoltrato un mms con me pelata e un messaggio: Non chiamatemi Kojack!

Posso affermare sinceramente di non aver mai avuto paura di morire,piuttosto ero terrorizzata all’idea di poter soffrire fisicamente; sapevo che la chemioterapia era debilitante, ma per una persona dinamica come me quella spossatezza che mi accompagnava per quasi una settimana dopo ogni seduta, è stata quasi invalidante a livello psicologico…..non ero io quella persona stanca e affaticata che arrancava nella vita di tutti i giorni , quella debolezza non mi apparteneva e per quanto ho potuto l’ho contrastata con l’ostinazione che mi e’ propria.

Circa un mese dopo l’inizio della chemioterapia, la mia migliore amica e’ rimasta incinta, una gravidanza un po’ difficile in quanto ha avuto nausee e vertigini dal primo all’ultimo giorno, chi poteva comprenderla meglio di me? Abbiamo condiviso pomeriggi interi stese sul divano,a volte anche senza parlarci per ore (ogni volta che aprivamo bocca era un conato!!!). C’erano poi dei giorni dove tutto andava per il meglio, allora decidevamo di uscire per fare shopping, lei acquistava il corredino per la bimba, io mi dilettavo nello scegliere cappellini, foulard sciarpe da adattare alla mia nuova pettinatura (!!) a distanza di un anno , mi sono ritrovata con tanti di quei copricapo da poterci aprire un negozio, ero diventata una fashion-victim delle bandane! Ho tentato anche di mettermi una parrucca, ma indossandola ho provato quasi una repulsione, mi sono detta che in fondo con la mia zucca super regolare, andavo benissimo anche a testa scoperta; avevo imparato a valorizzare la condizione del momento con occhialoni, rossetto rosso e copricapo adatto.
Ho ricevuto più complimenti in quel periodo che in tutta l’adolescenza!

Undici mesi dopo la mastectomia, abbiamo fissato, con il chirurgo plastico, la data per la ricostruzione del seno, il mio seno destro, soprannominato da mio figlio “la tetta cieca”, avrebbe finalmente riavuto il suo capezzolo e la sua areola.
In tre ore il dott.De Nuntiis. ha rimosso l’espansore, inserito la protesi e ridotto l’areola di sinistra per avere pelle a sufficienza da impiantare a destra e ricreare quello che mancava; e’ stato meravigliosamente bravo, grazie a lui sono tornata ad indossare abiti scollati e a guardarmi allo specchio senza vedere differenze

Oggi, a quasi due anni dall’inizio di questa esperienza, riesco a valutare gli eventi con freddezza, è difficile essere razionali nel periodo che va dalla scoperta della malattia alla fine delle cure chemioterapiche , molto dipende dal carattere personale; reputo di aver affrontato il tutto nell’unico modo possibile: combattendo! E quando per strada incontro donne che stanno affrontando questa prova, mi viene voglia di fermarle e dire loro di non abbattersi, non cedere ma di lottare e sorridere sempre, anche quando tutto sembra nero, perché prima o poi un raggio di sole arriva!