Effetti collaterali anche sulla coppia

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 05/12/2012

I DISAGI AFFETTIVI
Quattro pazienti su cinque non sanno dell’impatto delle terapie sulla vita sessuale


MILANO - Secondo l'indagine condotta da Salute Donna onlus, la chemioterapia influenza notevolmente la quotidianità dei malati di cancro anche nella gestione della famiglia (il 45% delle persone in trattamento dichiara difficoltà a occuparsi dei figli con attenzione e serenità) e ha ripercussioni sul rapporto di coppia. «Lo scopo delle terapie deve essere quello di prolungare la sopravvivenza, ma anche quello di consentire una buona qualità di vita - afferma Massimo Di Maio, oncologo dell'Unità Sperimentazioni Cliniche dell'Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli -. Per questo è importante che l'oncologo monitori gli effetti collaterali e, se necessario, preveda le terapie di supporto appropriate». Stando alle risposte raccolte nell'indagine, tuttavia, solo il 6,3% dei medici ha preso l'iniziativa di parlare ai pazienti delle ripercussioni delle terapie sulla vita sessuale, che per due terzi dei pazienti interpellati è fortemente compromessa, se non del tutto sospesa. E quattro pazienti su cinque non ricevono notizie sul possibile impatto della chemioterapia sulla vita sessuale.

DIALOGO - «Gli studi su centinaia di pazienti dimostrano che in genere i malati desiderano un'informazione franca su questi temi e vogliono parlarne» aggiunge Anna Costantini, presidente della Società Italiana di Psiconcologia (Sipo). «La sessualità fino a qualche anno fa era un tabù - commenta Giovanni Rosti, direttore dell'Oncologia all’Ospedale Regionale Ca' Foncello di Treviso -, mentre ora si cerca di sollevare la cortina, nei modi e nei tempi adeguati: quando si riesce, con la maggior parte delle persone in cura l'empatia aumenta». Anche per quanto riguarda gli altri effetti collaterali delle cure sarebbe utile che a stimolare il dialogo fossero i medici, perché parte dei pazienti tende a tacere gli esiti negativi della terapia per timore che venga sospesa, per un senso di rassegnazione, o per "non disturbare". Strumento utile è anche il Termometro del Distress (disagio emozionale), raccomandato in tutte le linee guida per far emergere la sofferenza che i pazienti non riportano spontaneamente nel corso delle visite di controllo: secondo uno studio della Sipo (condotto su oltre mille pazienti in cura per tumore in 38 centri oncologici italiani), quasi un malato su tre soffre un disagio emozionale e necessita di sostegno da parte di uno psiconcologo.