Migliorano le «attrezzature» per l'assistenza dei malati di tumore

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 10/12/2012

DIRITTO ALLA SALUTE
La fotografia delle 192 strutture di oncologia: in 7 centri su 10 i pazienti trovano le apparecchiature per la radioterapia


MILANO - Migliora in Italia l'assistenza ai malati di cancro, soprattutto per quanto riguarda i servizi riabilitativi e quelli per i malati terminali. Ma cresce anche il numero delle apparecchiature diagnostiche e la disponibilità dei macchinari per la radioterapia. A fare i conti, regione per regione, dei servizi forniti in 192 strutture è il «Libro Bianco dell'Oncologia Italiana», pubblicazione realizzata dal l'Aiom, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (con il supporto di Novartis). Con circa mille nuovi casi di cancro diagnosticati ogni giorno (per il 2012 le stime parlano di circa 364 mila nuove diagnosi) e oltre due milioni di malati oncologici complessivi, i tumori stanno diventando una delle patologie più diffuse nel nostro Paese. Fortunatamente il numero di guarigioni è in crescita costante: quasi il 61% delle donne e il 52% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi.

«Merito soprattutto della maggiore adesione alle campagne di screening, che consentono d'individuare la malattia in uno stadio iniziale, e della maggiore efficacia delle terapie, ma anche della qualità delle cure prestate nei nostri ospedali» dice Stefano Cascinu, presidente Aiom. Entrando nel dettaglio, si scopre che in ognuna delle 192 strutture di oncologia medica italiane si eseguono in media oltre 6 mila visite ambulatoriali all’anno (erano 5 mila nel 2008, 3 mila nel 1999), mentre i ricoveri sono in media 730, con una durata di circa 5 giorni. Ogni reparto ha mediamente una disponibilità di 15 posti letto, con 6 medici strutturati. La riabilitazione, nel 2001 presente soltanto nel 4,6 degli ospedali, oggi è disponibile in quasi la metà delle oncologie (47%), mentre le strutture dedicate alle terapie anti-dolore sono quadruplicate (85%). Dal 2003 le Pet (apparecchiature per la tomografia) sono quasi quintuplicate, arrivando a coprire la metà degli ospedali (48%). Scintigrafie e risonanze magnetiche sono quasi raddoppiate (le prime nel 2003 erano presenti nel 36% dei centri di cura, oggi nel 66%; le seconde risultavano nel 51% dei Centri, oggi nel 94%. In 7 strutture su 10 si possono trovare le attrezzature di radioterapia (ai tempi del primo censimento, nel 2001, si trovavano in meno della metà degli ospedali).

«Questi dati, insieme a quelli raccolti con l'Associazione Italiana Registri Tumori (nel volume "I numeri del cancro in Italia 2012"), sono indispensabili per tutti gli operatori e le Istituzioni coinvolti nella lotta contro il cancro, — sottolinea Stefano Cascinu — sia per la gestione dei pazienti sia per la programmazione sanitaria. Per offrire il meglio ai malati dobbiamo "fotografare la realtà" e riflettere sui vuoti da colmare, razionalizzare i costi ed eliminare gli sprechi». Infine, in virtù del fatto che le terapie anticancro rappresentano solo il 4% della spesa ospedaliera, l'Aiom torna a sollevare la questione dei farmaci innovativi, su cui pesano troppi ritardi burocratici e disparità regionali: «Oggi bisogna attendere in media 12-15 mesi prima che un farmaco innovativo contro i tumori (potenziale salvavita per il paziente) sia immesso in commercio e arrivi al malato — spiega Carmine Pinto, segretario nazionale Aiom —. A questa lentezza si aggiunge una regolamentazione a livello regionale che crea ulteriori differenze. Deve invece essere applicato pienamente il Decreto Balduzzi che prevede l'immediato utilizzo dei nuovi trattamenti dopo l'ok dell'ente regolatorio europeo e italiano. Non servono più le approvazioni delle commissioni locali».