Pochi i medici attenti ad alleviare i disturbi da chemioterapia

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 05/12/2012

ONCOLOGIA
Un’indagine fa emergere i problemi di chi è in cura. Quando si stabilisce un trattamento va valutata la qualità di vita


MILANO - Ogni anno migliaia di italiani si trovano a fare i conti con una diagnosi di tumore, ma sono sempre di più anche le terapie a disposizione degli oncologi. «È fondamentale, però, che nel momento in cui si stabilisce un trattamento si valuti pure la qualità di vita dei malati» sottolinea Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus, che nei giorni scorsi ha presentato gli esiti dell'indagine dal titolo "L'impatto dei trattamenti oncologici sulla qualità di vita dei pazienti", promossa con la Società Italiana di Psiconcologia. L'elenco dei possibili effetti collaterali delle cure è lungo: nausea, vomito, alterazioni di gusto e olfatto (da cui derivano disturbi alimentari e perdita di peso, a volte grave), fino a conseguenze indesiderate sul lungo periodo, quali problemi cardiocircolatori, neuropatie, dolore, fatigue (senso di affaticamento), linfedema, disfunzioni sessuali, stati ansiosi e depressivi. Ma i rimedi esistono e se medico e paziente parlano di questi problemi è possibile trovare una soluzione efficace per risolvere, o almeno arginare, i disturbi.

EFFETTI COLLATERALI - «Il quadro che emerge dall’indagine è chiaro: - prosegue Mancuso - i trattamenti producono spesso un sensibile peggioramento della qualità di vita, già deteriorata dal tumore. Gli effetti collaterali più pesanti sono nausea e vomito e la stragrande percentuale di pazienti riceve per tali sintomi terapie di supporto, ma una buona parte continua a soffrirne perché non riceve rimedi adeguati». «Il vissuto dei malati - sottolinea Anna Maria Mancuso - indica chiaramente che, oltre alla paura della malattia, certamente presente, il timore maggiore è quello relativo alle conseguenze fisiche e psicologiche degli effetti collaterali». Stando alle risposte degli oltre 850 partecipanti al sondaggio, le terapie oncologiche hanno un forte impatto negativo sulla qualità di vita per oltre il 45% degli intervistati. La chemioterapia condiziona in modo rilevante la normale gestione delle attività domestiche per il 61,6% dei malati, l'attività lavorativa per il 63,9% e la vita sessuale per il 63,7%.

NAUSEA E VOMITO - «Numerosi studi scientifici confermano che il vomito da chemioterapia è il sintomo che ha il più alto grado d'impatto sulla qualità di vita dei pazienti - spiega Domenica Lorusso, dirigente del reparto di Oncologia ginecologica all'Istituto Nazionale Tumori di Milano - senza considerare che può debilitarli tanto da compromettere l'efficacia della cura o costringere alla sua sospensione anticipata. La gravità del disturbo varia in base al tipo di farmaci e ad alcune caratteristiche personali del malato, come lo stato emotivo, il sesso femminile e storie precedenti di emesi durante la gravidanza». Esistono tre tipi di Chemoterapy Induced Nausea and Vomiting (Cinv), ovvero nausea e vomito indotti dalla chemio: c’è la forma acuta, che può insorgere durante la somministrazione del trattamento o entro le successive 24 ore; c’è il disturbo ritardato, che si manifesta a distanza di più di 24 ore dalla chemioterapia; ma c’è anche quello anticipatorio, che sopravviene prima dell'inizio dei cicli e sembra essere legato al ricordo che l'inconscio trattiene del malessere già provato. «Oggi sappiamo che se agiamo bene sul vomito acuto otteniamo risultati anche contro gli altri due tipi di Cinv. Sono disponibili farmaci estremamente efficaci ed innovativi: è importante che i malati sappiano che arginare questi malesseri è possibile, ma anche che i medici prescrivano loro le terapie indicate dalle linee guida».