Quanto bisogna attendere per cercare una gravidanza dopo radio o chemioterapia?

   Sportello Cancro, 07/01/2013

SEGNALATO DA VOI
È consigliabile far passare almeno due-tre anni, ovvero il periodo considerato a maggior rischio per eventuali ricadute


Ho un tumore alla mammella e dovrò essere sottoposta a chemio e radioterapia. Mi hanno detto che è possibile congelare i miei ovociti in previsione di una futura gravidanza e questo mi ha tranquillizzato visto che ho 30 anni, non ho ancora figli e vorrei averne. Potete spiegarmi come sarà la procedura e se sarà rischiosa per me? E poi mi chiedo: se riuscissi a portare avanti una gravidanza, tutte le radiazioni che avrò assorbito e la chemioterapia non potrebbero, anche a distanza di tempo, danneggiare il feto? Si sa per quanto sarebbe opportuno attendere, dopo radio e chemio, prima di cercare una gravidanza?

Risponde Armando Santoro, direttore Cancer Center Humanitas, Milano

Quello alla mammella è il tumore più frequente nella popolazione femminile, ma è anche una malattia sempre più guaribile. A causa dell'abbassamento dell'età media in cui si manifesta e, soprattutto, dell'età sempre più avanzata in cui vengono concepiti i figli, sono sempre di più le donne affette da questo tipo di tumore che, una volta terminate le terapie, vorrebbero avere figli. Oggi non sussistono più controindicazioni assolute in tal senso: sono ormai numerosi, infatti, gli studi che hanno evidenziato come le varie terapie, anche ormonali, per la cura del tumore della mammella non influenzino negativamente l'eventuale sviluppo di una gravidanza e non arrechino alcun tipo di danno al feto. Tali dati sono, inoltre, ben noti anche in altre patologie tumorali, quali ad esempio i linfomi. Non esiste un tempo ben definito da dover rispettare, dopo la fine delle terapie, prima della ricerca di una gravidanza. Le possibili implicazioni, sia sulla gravidanza che sul feto, delle cure (chemioterapia e terapia ormonale in particolare) svaniscono dopo pochi mesi dalla loro sospensione. Tuttavia è consigliabile far passare almeno due-tre anni, ovvero il periodo considerato a maggior rischio per l'eventuale insorgenza di ricadute di malattia. Non si tratta tuttavia di una regola assoluta. La possibilità di avere un figlio dipende, in ogni caso, da vari fattori, quali età della paziente e tipo di terapia somministrata. In linea generale, comunque, poiché le terapie oncologiche possono causare dei problemi di fertilità, squilibri ormonali o indurre una menopausa precoce, è sempre consigliabile preservare le possibilità procreative attraverso, ad esempio, il prelievo dei propri ovociti. La crioconservazione di questi ultimi, infatti, è in grado di preservare la possibilità di una gravidanza futura nella maggioranza dei casi. Si tratta di una procedura ormai convenzionale, poco impegnativa per la donna, e può essere effettuata con differenti metodiche che devono essere valutate, caso per caso, da specialisti esperti. Presso l’Humanitas Cancer Center, come nelle strutture più all'avanguardia nella lotta al cancro, è attivo un servizio di counselling per prevenire la sterilità rivolto sia alle donne sia agli uomini, che affianca i pazienti ed affronta, dopo la diagnosi di cancro e prima di qualunque trattamento, tutte le problematiche relative alla fertilità.