Andos: in un libro i racconti di vita delle donne

   La Sicilia, Angelo Torrisi, 05/02/2013

Sollecitare le donne agli accertamenti per una eventuale diagnosi quanto più precoce del carcinoma mammario; lanciare al tempo stesso taluni precisi messaggi a chi è stata già operata per tale patologia, assistendola psicologicamente e orientandola in tutto quello che le è necessario per una qualità di vita quanto più normale e attiva. Su questo terreno si misura ogni giorno l'attività dell'Andos (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) sin dal 1976, attraverso trentamila volontari e le sue 55 sezioni sparse su tutto il territorio nazionale, tra le quali spicca quella catanese di cui è presidente la dott. ssa Francesca Catalano, medico senologo del Cannizzaro. L'associazione è nata in tempi in cui il cancro era una malattia da vivere nella solitudine del proprio dolore. Adesso, da parecchi anni, un tale campo d'azione si è ampliato per via del notevolissimo cambiamento in meglio della prognosi del cancro medesimo sicché l'associazione, oltre a prestare il sostegno, trae ancor più di prima la propria ragion d'essere dalle esperienze e dalle sofferenze di molte donne che, con forza e determinazione, trovato il coraggio di raccontare e condividere la propria malattia per diffondere con maggiore incisività taluni importanti messaggi. Primo: la donna operata non deve vivere nell'incubo tutta la vita restante, visto e considerato che tale tipo di tumore non dà prospettive negative alla luce delle moderne possibilità di diagnosi precoce e di trattamento chirurgico. Inoltre, l'operazione al seno per tumore, che rappresenta motivo di ansia per milioni di donne, ha raggiunto un grande, fondamentale obiettivo: quello di risparmiare quando possibile e quanto più possibile il "simbolo" della femminilità, evitando in tal modo quel crollo psicologico che deriva, nella maggior parte dei casi, da un intervento demolitivo. Oggi, infatti, l'asportazione di una intera mammella (mastectomia) viene attuata soltanto nei casi limite: al suo posto viene effettuata un'operazione quanto più rispettosa dell'anatomia e dell'armonia del seno. Alla base di tale conquista stanno la campagna incessante quanto capillare di prevenzione mediante la quale le donne di ogni età, e principalmente quelle dai quarant'anni in poi, vengono consigliate non solo di procedere a un'autopalpazione volta a far rilevare l'eventuale presenza di sia pur piccole tumefazioni, ma soprattutto di sottoporsi a visita specialistica e a esame ecografico o mammografico.
Ed è in tale contesto che spicca un libro -«Vite dopo la tempesta» - scritto dalla stessa Catalano e da Pina Travagliante -che raccoglie i racconti di vita di molte donne che hanno fatto esperienza con il carcinoma della mammella: un concentrato di dolore, rabbia ma anche di speranza e di solidarietà umana da parte dell'Andos.
Nel Monastero dei Benedettini, sede della presentazione, che è stata condotta dalla giornalista Valeria Maglia, tutte le autorità e personalità che hanno partecipato all'incontro (dal sindaco Stancanelli al prefetto Cannizzo, alla dott. ssa Carbonaro, direttrice della Biblioteca Ursino Recupero, a mons. Mario Torraca, a Flori Degrassi, presidente nazionale Andos, all'attrice Maria Grazia Cucinotta, raggiunta in Spagna con collegamento "skype") si sono trovati concordi - dopo la lettura di alcuni brani con il commento musicale di Barbara Prestianni - nell'indicare nel libro una coraggiosa testimonianza che porta alla luce una ricchezza interiore tale da confermare a tutti come la ricerca della forza e del coraggio dev'essere cercata e trovata allorché lo sgomento, l'angoscia, la paura e la disperazione per una malattia stanno per travolgerci. (Nella foto di Zappalà, da sinistra, mons. Torracca, il sindaco Stancanelli, il prefetto Cannizzo, Catalano, Carbonaro e Degrassi).

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