Non buttiamo la lana, torniamo a lavorarla

   La Padania, Economia, Francesca Morandi, 05/03/2013


L’aumentata domanda di carne ovina, soprattutto da parte delle comunità immigrate di religione musulmana, causa una sovrapproduzione per cui la lana viene scartata dagli allevatori


Ormai da tempo i tessuti sintetici imperano sugli scaffali dei nostri negozi d’abbigliamento, e la maggior parte, si sa, sono “Made in China”. Seppur di ottimo design e magari di marca, l’acrilico, il nylon e altri tessuti sintetici (prodotti dalla sintesi di sostanze chimiche derivate dal petrolio), sono i materiali più diffusi. Ma che fine ha fatto la lana?
Nel nostro Paese la lavorazione della lana sta progressivamente svanendo a fronte del diffondersi della richiesta di una sempre maggior morbidezza dei tessuti e dell’incapacità di affrontare la relativa ruvidezza delle lane autoctone. Al contempo, l’allevamento delle pecore ha subito addirittura un’accelerazione, a causa dell’aumentata domanda di carne ovina, soprattutto da parte della crescente immigrazione di religione musulmana, mentre ciò che un tempo era considerata una ricchezza, la lana, è diventato un costo per gli allevatori.
A ogni primavera inoltrata, infatti, le pecore devono forzatamente essere tosate, ma questo lavoro non è più compensato oggi dalla vendita della lana. Non solo, perché quest’ultima è considerata dalla legge italiana ed europea, un “rifiuto speciale”, non può essere abbandonata nei campi, pena l’inquinamento del suolo, e neppure bruciata, pena l’inquinamento dell’aria. A questa difficoltà degli allevatori hanno cominciato a rispondere gli specialisti dei relativi settori che stanno lavorando per rivalutare la lana e produrre del materiale pregiato con chi può lavorarla ad arte.
Da oltre vent’anni esiste l’Agenzia Lane d’Italia costituita per promuovere l’utilizzo delle lane Italiane. Grazie alla sua costituzione si è riusciti a “reinventare” come utilizzare al meglio questo materiale. Anche da qui inizia la storia del Gomitolo Rosa, che intreccia meravigliosamente la nostra tradizione, la salute della donna, il volontariato e la protezione dell’ambiente. L’obiettivo dell’associazione - che unisce Andos (Associazione Nazionale donne operate al seno), Europa Donna Italia, Komen Italia e Onda - è quello di contribuire a un’opera di recupero della lana conciliandola con la solidarietà verso le donne malate di cancro al seno.
Il Gomitolo Rosa nasce a Biella, in Piemonte, per la sua storia di distretto laniero la cui tradizione secolare ha scritto buona parte della storia dell’industria tessile italiana. La lana delle pecore biellesi, così come quella abruzzese, sarda e, più in generale, italiana - retaggio del mondo pastorale dal quale proveniamo - veniva un tempo filata quasi in ogni famiglia. Quella in esubero veniva usata per far più morbidi i materassi o per produrre oggetti in feltro, come calde pantofole. Oggi viene buttata.
«Il Gomitolo Rosa è una iniziativa nazionale di sensibilizzazione e di raccolta fondi che nasce dall’incontro di due mondi apparentemente lontani che hanno scoperto una sorprendente sintonia: quello di chi è impegnato contro il tumore al seno e a favore della salute della donna, e quello di chi si dedica al recupero e alla valorizzazione della lana - ci spiega spiega la dottoressa Flori Degrassi, presidente nazionale dell’Andos -. Senza nulla togliere all’importanza delle organizzazioni finalizzate alla ricerca scientifica contro il tumore, non esisteva un’associazione operativa sul territorio a sostegno delle donne operate di cancro al seno che non potevano usufruire di un luogo dove andare, persone alle quali rivolgersi anche semplicemente per esprimere i propri timori. Il Gomitolo Rosa è nato per rispondere concretamente a queste esigenze. Anche usando l’antica tradizione del lavorare a maglia che è espressione di creatività e può perfino essere terapeutica. Nei locali delle nostre associazioni, fra le altre cose, viene infatti insegnato a lavorare a maglia, un’attività di cui le giovani donne di oggi non conoscono neppure l’esistenza. Sono in tanti, oggi, a non sapere neppure che tessuto indossano, se lana o acrilico, per non parlare di un’intera cultura, quella della lavorazione della lana che sta per essere perduta così come tanti lavori manuali e artigianali».
E allora, in un’epoca di omologazione e produzione di massa, l’invito è che tante donne aiutino altre donne comprando gomitoli di lana rosa e imparando a usare i “ferri della nonna” per creare anche solo una piccola e originale creazione. Dove apprendere il “mestiere”? Da ieri all’8 marzo il Gomitolo Rosa sarà presente all’aeroporto di Linate, dalle 9.30 alle 17.30, con un proprio desk, dove, oltre alle volontarie dell’associazione, sarà a disposizione un’insegnante dell’“antica arte dello sferruzzare”.

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