Oncologia, dieci idee per migliorare le cure riducendo i costi

   Sportello Cancro, Mario Pappagallo, 18/04/2013

MANIFESTO DELLA GREEN ONCOLOGY
Nuove linee guida per la sostenibilità sia umana che ambientale


MILANO - Dalla Green economy alla Green oncology. L’American society of clinical oncology (Asco) nei primi mesi del 2012 ha pubblicato sul Journal of clinical oncology uno studio che ha identificato le cinque opportunità di miglioramento delle cure attraverso la riduzione dei costi. Tempi di crisi, ma anche opportunità per migliorare. La società medico-scientifica americana evidenziava chiaramente come spesso i costi non giustificabili sono dovuti alla prescrizione di cure o indagini inutili dettate da eccesso precauzionale. Cioè dalla medicina difensiva. Dagli Stati Uniti all’Italia. L’occasione per una riflessione parte dal congresso di Cosenza dei primari oncologi italiani aderenti al Cipomo. In epoca di spending review, l’assist americano può diventare un valido contributo alla revisione dei costi della sanità pubblica. E così è stato.
SPRECHI - L’analisi di eccessi da medicina difensiva e di sprechi ereditati da epoche di vacche grasse ha partorito i dieci comandamenti, più consigli che ordini, per un’eco-oncologia. Dove con il prefisso eco si intende sia economico sia ecologico, la cui filosofia è nel "Manifesto della Green oncology" redatto a Cosenza. E che, nella pratica, ha portato ora a nuove linee guida con obiettivi di sostenibilità sia umana sia ambientale. Dieci comportamenti saggi per scelte etico-cliniche e manageriali in chiave di sobrietà. Il decalogo del Cipomo entra nello specifico della professione, nell’agire quotidiano. Un esempio? L’invito a contenere le prescrizioni di farmaci off-label (quelli utilizzabili al di fuori delle indicazioni per cui sono stati approvati). Il perché è presto chiarito: spesso queste disposizioni si dimostrano costose e senza effettive prove di efficacia. O l’invito a sfruttare tutte le possibilità di rimborso possibili (cost sharing, risk sharing, payment by results) dei farmaci e il sollecito ad accorpare nello stesso giorno pazienti che devono essere trattati con il medesimo medicinale. Sembrano semplici richiami al buonsenso, ma nel complesso mondo sanitario italiano tutto questo è una novità interessante: è l’avvio di una riflessione che pone al centro l’uso delle risorse. Sulla stessa linea, per esempio, il richiamo - quando non previsto direttamente dalle linee guida - a privilegiare solo in terza fase la monochemioterapia. E, ancora, l’invito a ridurre l’impiego di tecniche di imaging in quanto esame costoso e potenzialmente tossico per pazienti anziani o al quarto stadio, i cui vantaggi in termini di sopravvivenza non sono dimostrati salvo che l’esame stesso non risulti fondamentale per l’introduzione di una nuova scelta terapeutica. E la raccomandazione a privilegiare farmaci generici in presenza di equivalenza tra efficacia e tossicità. O il richiamo a non esagerare con la richiesta di marker tumorali in una diagnosi precoce.

PASSI AVANTI - Linee guida alla mano per il Cipomo i marcatori tumorali non sempre possono avere un concreto ruolo di follow up. Ne scaturisce un’oncologia moderna basata su appropriatezza delle cure, equità, vivibilità, sostenibilità economica, criteri culturali, ambientali e psico-fisici. Un passo in avanti, e non uno indietro, che porta al centro non solo il tradizionale rapporto medico-paziente, ma anche e soprattutto azioni cliniche partecipate con i pazienti, condivise tra i vari operatori sanitari che siano eco-responsabili e consapevoli dell’impatto sull’uomo e sulla biosfera. Ma ricorda Salvatore Palazzo, vicepresidente Cipomo: «Non si tratta di comandamenti o precetti imposti, bensì consigli per uno stile professionale giudizioso e responsabile in caso di scenari clinici oncologici dalle decisioni costose, incerte, non provate e con potenziale impatto negativo sul paziente». Si tratta di un cambiamento culturale che vada a privilegiare l’evidenza scientifica, abbandonando pratiche obsolete o non costo-efficaci.