Tumori al seno, non sono tutti uguali

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 22/04/2013

CONVEGNO
Per impostare la corretta terapia del tumore al seno è fondamentale sapere di che tipo istologico e molecolare si tratta. Così è cambiata la storia delle donne Her2 positive


MILANO - Non si può più parlare genericamente di tumore al seno: oggi è fondamentale sapere che tipo di cancro istologico e molecolare si ha di fronte per poter scegliere, fra le tante terapie disponibili, quella più efficace in base al singolo caso. È questo che s’intende quando si parla di terapie personalizzate in oncologia, in grado di migliorare l’aspettativa e la qualità di vita dei pazienti. Ed è stato questo l’argomento al centro di un convegno appena concluso a Milano, dove si sono riuniti i maggiori oncologi italiani per confrontarsi sulle più recenti innovazioni nel trattamento delle neoplasie mammarie.

RICONOSCERE I VARI TIPI DI TUMORE - I progressi contro i tumori passano oggi sempre più attraverso la conoscenza dei meccanismi genetici che innescano e favoriscono la proliferazione delle cellule cancerose. «Abbiamo così imparato, ad esempio, che non esiste un solo tipo di carcinoma della mammella, ma ne esistono molte forme diverse che rispondono in maniera altrettanto diversa alle terapie - spiega Luca Gianni, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica all’Ospedale San Raffaele di Milano -. La conoscenza sempre più approfondita dei diversi tipi di tumore al seno è stato un passo in avanti decisivo, una vera e propria rivoluzione, nell’approccio a questa malattia. Grazie a questo, alla diagnosi precoce (che consente di scoprire tumori molto piccoli con un migliore e più efficace controllo della patologia), ai progressi della ricerca che hanno portato farmaci innovativi e al coordinamento multidisciplinare dei team negli ospedali abbiamo fatto passi avanti formidabili, con una riduzione notevole dei tassi di mortalità a fronte di un aumento delle nuove diagnosi».

HER2 POSITIVO, UNA FORMA AGGRESSIVA - Sono circa 40mila le nuove diagnosi registrate ogni anno in Italia di tumore al seno, che resta (nonostante i molti successi degli ultimi 20 anni) la prima causa di morte per cancro nelle donne sotto i 55 anni. La storia più recente lascia però ben sperare, sull’esempio di quanto avvenuto nella cura di una forma di carcinoma mammario molto temuta perché particolarmente aggressiva, quella HER2 positiva, che rappresenta circa il 20 -30 per cento di tutti i casi diagnosticati. L’HER2 (Human Epidermal Growth Factor Receptor 2) è un recettore presente sulla membrana di molte cellule che in situazioni normali ne regola la crescita e la proliferazione. Quando il gene HER2 viene sovraespresso, il numero dei recettori aumenta in modo anomalo provocando una crescita cellulare incontrollata o maligna. Studi clinici hanno dimostrato che i tumori HER2 positivi presentano caratteristiche differenti dagli altri tumori mammari: una progressione più rapida della malattia; un’età di insorgenza più precoce (sono colpite in larga misura anche le donne in età fertile tra i 30 ed i 45 anni); una risposta ai trattamenti chemioterapici differente; in generale, una prognosi sfavorevole.

IL TEST PRIMA DI INIZIARE LE CURE - «Oggi le donne con tumore al seno hanno la possibilità di sottoporsi a test specifici, in grado di identificare precocemente la sovraespressione dell’HER2, fin dal momento della diagnosi, e conseguentemente indirizzare le terapie - chiarisce Sabino De Placido, professore ordinario di Oncologia Medica, Azienda Ospedaliero Universitaria Federico II di Napoli -. Per determinare se il tumore è HER2 positivo o negativo si preleva una piccola parte del tumore, che viene fatta analizzare in laboratorio: se il test risulta positivo vuol dire che sono stati riscontrati sulle cellule tumorali più recettori HER2. Il test HER2 deve essere effettuato su tutti i tumori mammari, perché a positività del test fornisce al medico l’indicazione a terapie mirate come trastuzumab, anticorpo monoclonale indirizzato in modo specifico contro questo bersaglio tumorale che ha cambiato la storia di questa forma di cancro al seno». La tipizzazione istologica e molecolare deve essere eseguita con test accurati e precisi in modo da ridurre al minimo eventuali risultati di dubbia interpretazione. «Naturalmente - continua Gianni - questo implica che il patologo sia sempre più una figura di riferimento nella strategia terapeutica e nel percorso clinico della paziente perché le scelte dell’oncologo si basano sempre di più sulle osservazioni del patologo».

RUOTARE INTORNO ALLE PAZIENTI - Altro punto imprescindibile per continuare a mietere successi è la centralità delle pazienti nell’ambito del processo diagnostico e terapeutico, come sottolineato dal progetto "All around patients" (sostenuto da Roche), che ha fatto tappa a Milano in concomitanza al congresso. «Mettere le pazienti al centro - sottolineano gli esperti - significa non solo fare in modo che un team multidisciplinare si occupi di loro (affiancando senologo, chirurgo plastico, oncologo, radioterapista, psicologo, esperti della riabilitazione), ma più in generale si faccia di tutto per preservare la loro qualità di vita. Il che significa anche studiare farmaci che efficaci e meno tossici possibile». E, nel lavorare alla centralità dei pazienti, non si può tralasciare il loro ruolo nella ricerca clinica: «Poter partecipare alle sperimentazioni è una chance di più che viene offerta ai pazienti e in Italia troppo spesso è un’occasione che viene sfruttata poco - sottolinea Gianni -. Va spiegato molto chiaramente a malati e familiari che è un’opportunità di cura in più, valutata e soppesata pensando ai benefici che può trarne il paziente, che in ogni caso ha due probabilità: o riceve la terapia standard, che gli verrebbe comunque proposta; oppure può capitare nel braccio di sperimentazione con una nuova terapia che si pensa possa essere migliore».

I FARMACI DEL PROSSIMO FUTURO - Come dimostrato da diversi studi, con trastuzumab è possibile ridurre del 40-50 per cento la mortalità delle donne colpite da tumore al seno HER2 positivo. Tra i nuovi obiettivi della ricerca c’è ora quello di poterlo somministrare per via sottocutanea (meno invasiva e più rapida), oltre alla messa a punto di nuove terapie per le pazienti con carcinoma mammario HER2 positivo in fase avanzata. «Le opzioni terapeutiche, che sono già arrivate alle ultime fasi di sperimentazione, potranno aumentare le opportunità di cura delle pazienti con tumore al seno HER2 positivo migliorando l’attività terapeutica già ottimale del trastuzumab. Sicuramente l’introduzione di pertuzumab, che inibisce la crescita cellulare e induce la morte delle cellule tumorali, costituisce un avanzamento importante nella possibilità di cura delle donne con malattia sia in fase precoce che metastatica - sottolinea De Placido -. Inoltre, il T-DM1, anticorpo-farmaco che lega al trastuzumab un potente chemioterapico, rappresenta un altro farmaco di ultima generazione che si è dimostrato efficace e ben tollerato».