Terapie «precise» e una legge per l'oncologia

   Sportello Cancro, 25/06/2013

SANITÀ
Le sollecitazioni dei primari oncologi medici ospedalieri alla politica, per ridurre gli sprechi e offrire il meglio ai malati


MILANO - "Precision Medicine" è una delle parole chiave che racchiude le sfide che il Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo) lancia alle Istituzioni preposte alla guida della sanità italiana in occasione del suo Congresso Nazionale, tenutosi a Roma nei giorni scorsi. «La precision medicine – si legge in un comunicato del Cipomo - è la nuova frontiera promossa dall’oncologia americana. È l’unione dell’“ora “e del “dopo”, dell’impossibilità di scindere la diagnosi intesa anche come caratterizzazione biologica del singolo tumore con la terapia sempre più personalizzata rispetto al follow up dei pazienti. Questo nuovo paradigma di gestione del malato oncologico presuppone la creazione di reti a livelli nazionale - o almeno per macroregioni -, dove le strutture oncologiche ospedaliere vengano messe in connessione diretta con laboratori di alta specializzazione per garantire così un’alta qualità nei test e contemporaneamente poter procedere a evidenti risparmi in termini di costi».

RIDURRE I COSTI E ACCELERARE I TEMPI - Cipomo ha spesso denunciato in questi anni l’eccessiva richiesta di Pet, Tac e Risonanze magnetiche, esami che in molti casi possono essere inutili, costosi e inquinanti. La precision medicine, sottolineano gli esperti, richiede investimenti per la ricerca del bersaglio terapeutico ottimale del singolo malato per una terapia farmacologica sempre più mirata e selettiva. La diagnosi precoce è il passaggio successivo richiesto: l’attuale prassi porta l’oncologo a fare una Tac, a prescrivere il trattamento e solo, dopo tre mesi circa, provvedere alla verifica. Ma spesso (anche nel 50 – 60 per cento dei casi) il trattamento prescritto non si rivela efficace come sperato ed è necessario cambiarlo. In quest’ottica è importante poter disporre di una nuova metodologia che porti ad anticipare i tempi di valutazione già alle prime due o tre settimane del trattamento.

UNA LEGGE PER FARE ORDINE - «Serve inoltre – conclude Roberto Labianca, ex presidente Cipomo - una Legge unica per l’oncologia, che sia lo strumento per mettere ordine anche perché i vari piani sanitari nazionali sono una buona intuizione, ma per ora mai del tutto applicati. Occorre puntare decisamente a una disposizione che contempli la promozione di una rete oncologia nazionale, la multidisciplinarietà, la ricerca. La risposta è stata positiva da parte della politica e accogliamo sin da subito con favore la proposta di formare un tavolo oncologi-Commissioni competenti Camera e Senato per studiare la fattibilità di un progetto di legge che porti a un provvedimento unico sull’oncologia che vada a coprire tutta la fase ex ante non considerata nella legge 38/2010 che riguarda solo una parte dei malati oncologici».