Protesi al seno, non cresce il rischio di cancro

   Sportello Cancro, 15/07/2013

LO STUDIO
Le donne sottoposte a chirurgia plastica possono stare tranquille, anche grazie ai nuovi strumenti diagnostici che vedono meglio attraverso i tessuti. Ma facciano i controlli


MILANO - Le donne che hanno deciso di sottoporsi a chirurgia plastica per ricostruire il seno dopo un intervento legato all’asportazione di un tumore o quelle che lo hanno fatto per puri motivi estetici possono essere tranquille nel sottoporsi ai normali controlli per la diagnosi precoce di un eventuale carcinoma mammario? Ovvero, gli impianti possono limitare la "visibilità" del radiologo durante mammografie ed ecografie? La questione è stata sollevata nei mesi scorsi da un articolo pubblicato sul British Medical Journal da un team di ricercatori canadesi che ha analizzato i dati eterogenei provenienti da 12 differenti ricerche.

IPOTESI «AZZARDATA» - Le conclusioni cui giunge lo studio destano qualche preoccupazione perché suggeriscono che «la mastoplastica additiva influisce negativamente sulla sopravvivenza delle donne a cui viene poi diagnosticato il cancro al seno». Come dire che, a causa dell’impianto protesico, si arriva più tardi a una diagnosi e dunque le probabilità di guarigione diminuiscono. Ma gli stessi autori canadesi precisano che «questi esiti vanno presi con cautela perché si tratta di una metanalisi di dati estratti da studi diversi, dunque il campione analizzato non è omogeneo e non possono essere considerate valide le statistiche sulla sopravvivenza che derivano da donne in condizioni differenti». Quindi, che dire alle donne portatrici di protesi?

«NESSUN TIMORE PER CHI HA PROTESI» - «Non c’è nessun motivo di preoccuparsi - risponde Maurizio Nava, direttore dell’Unità di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e autore di un commento all’articolo pubblicato sempre dal British Medical Journal -. Ansie e timori sono ingiustificati per vari motivi, a partire dai limiti dell’analisi canadese, che include casi disomogenei e dati vecchi. Inoltre bisogna considerare la migliore qualità dei nuovi strumenti diagnostici, che riescono a vedere meglio i noduli attraverso il tessuto umano e pure attraverso le protesi. Infine, esistono studi condotti su migliaia di donne che dimostrano che, in chi si è sottoposta a mastoplastica additiva, non c’è un rischio superiore di ammalarsi di tumore al seno né una sopravvivenza minore». I nuovi mammografi digitali, ecografi e strumenti di tomosintesi mammaria, insomma, consentono di eseguire correttamente una diagnosi precoce anche in chi si è rifatta il seno. «Se si tratta di pazienti già operate di tumore e sottoposte a ricostruzione plastica su uno o entrambi i seni - precisa l’esperto - bisogna poi tener presente che sono controllatissime, già inserite in un iter che supervisiona accuratamente la loro salute. E, di routine, anche in chi decide di fare la mastoplastica solo per motivi estetici si valuta il rischio oncologico: si parla con la paziente e le si spiega l’importanza di sottoporsi a controlli regolari, gli stessi che dovrebbero fare tutte le donne e con un’attenzione in più, visto che hanno impiantato delle protesi».