Tempi più brevi per le nuove cure

   Sportello Cancro, Umberto Veronesi, 01/07/2013

IL COMMENTO
L'informatica rende subito disponibili quantità enormi di dati scientifici da tutto il mondo


La rivoluzione più profonda, anche se meno evidente, che sta trasformando il mondo della ricerca biomedica è quella etica, che riguarda il ruolo e i diritti del malato. Il malato da destinatario passivo delle cure e delle sperimentazioni è divenuto protagonista attivo, informato e consapevole, titolare di diritti e in grado di esercitarli. Uno dei diritti che rivendicano oggi i malati è l'accesso più rapido a nuove cure e dunque non possiamo più rimandare la discussione sul problema dei tempi e i metodi della sperimentazione sull'uomo. Posto che la sperimentazione scientifica è necessaria per la tutela dei malati, le sue regole vanno riviste per accorciarne i tempi. Oggi, perché una nuova cura diventi standard deve passare attraverso tre fasi che durano molti anni ed essere applicata a migliaia di pazienti, confrontando i risultati con quella in uso.

Il metodo è nato negli anni '50-'60 per rendere scientifica e oggettiva una medicina basata sul paternalismo dei medici. Oggi tuttavia il potere decisionale del medico si confronta con la volontà del paziente e l'informatica rende subito disponibili quantità enormi di dati da tutto il mondo. Si potrebbe quindi tornare all'osservazione storica: se ci sono ragioni sufficienti a far pensare alla maggiore efficacia di una nuova terapia, la si potrà somministrare subito a tutti i pazienti, evitando il confronto con i gruppi di controllo, che può durare anche 10 anni. Oggi c'è in più il problema spinoso dei brevetti. La ricerca sulle nuove terapie molecolari è costosissima e le aziende, che devono fare profitto o chiudere, possono recuperare gli investimenti solo attraverso i brevetti.

Ma la brevettabilità alza il prezzo del farmaco e pone il rischio che si vada verso una medicina che guarisce solo i ricchi. Dunque dobbiamo iniziare a immaginare un ente farmaceutico internazionale senza fini di lucro che possa ricercare e fornire i farmaci senza problemi di utile. Utopia? Forse. Ma intanto vanno trovate soluzioni intermedie. Si potrebbero selezionare i pazienti in modo più mirato, utilizzando le conoscenze genetiche, e sperimentare le terapie per un periodo breve, uno o due anni, su un gruppo ben delineato. Resta ancora molto da dibattere sui metodi, ma l'obiettivo è chiaro: ridurre gli anni di attesa fra il laboratorio e il letto del malato.