Dimmi che geni hai e ti darò la cura giusta

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 17/09/2013

SI AVVICINA SEMPRE PIÙ L’ERA DELLA MEDICINA PERSONALIZZATA
Prime conferme: scegliere la terapia in base alle mutazioni genetiche e non alla sede o al tipo di cancro


MILANO – Target therapy, medicina personalizzata, ovvero «ad ogni paziente la sua cura specifica». Se ne parla da tempo in oncologia e gli esperti sostengono che questa è la strada migliore da seguire nella lotta al cancro: scegliere la terapia più efficace basandosi sulle caratteristiche molecolari del singolo tumore piuttosto che sulla sede in cui insorge la malattia. Finalmente al prossimo Congresso europeo di Oncologia (che si terrà a fine settembre ad Amsterdam) verranno presentati i dati preliminari del primo studio mai realizzato osservando davvero il principio della medicina personalizzata.

LO STUDIO - Christophe Le Tourneau, dell’Institut Curie di Parigi, mostrerà infatti i risultati dello studio SHIVA (un trial di fase due, definito anche terapeutico-esplorativo) che ha indagato i risultati ottenuti curando 320 pazienti, i cui trattamenti sono stati scelti sulla scorta del profilo molecolare del tumore diagnosticato in ciascuno di essi.I partecipanti, tutti con una neoplasia metastatica o in recidiva che non rispondeva alle terapie, sono stati divisi in modo randomizzato in due gruppi: il primo ha ricevuto le cure standard (ovvero le stesse che avrebbero ottenuto se non avessero preso parte alla sperimentazione); il secondo si è visto somministrare una cura stabilita in base alle caratteristiche genetiche del proprio tumore. L’obiettivo era quello di appurare se i farmaci scelti per il secondo gruppo dessero risultati migliori rispetto al primo: «I dati preliminari che presenteremo ad Amsterdam - dice Le Tourneau - provano che l’approccio personalizzato è fattibile e funziona, ma resta da dimostrare che questo porti a esiti migliori per i malati».

CAMBIO RADICALE - Trattandosi di una sperimentazione in fase II, ovviamente, gli esiti di questo trial sono parziali e necessiteranno di ulteriori conferme. Resta però il fatto che questo studio è il primo nel suo genere, come conferma Francesco Cognetti Direttore del Dipartimento Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e presidente della Fondazione Insieme Contro il Cancro: «Questo trial è il frutto di un programma nazionale avviato in Francia da alcuni anni, che ha portato a potenziare l’approccio genomico in oncologia - spiega l’esperto -. L’idea è quella di ribaltare completamente il modo di scegliere un trattamento anticancro: non più, appunto, in base alla sede del tumore (colon, polmone e via dicendo) o all’esame istologico, ma puntando tutto sui marker molecolari. Un cambio auspicabile, perché significherebbe avere maggiori certezze sull’efficacia della cura e minori effetti collaterali. In pratica, si andrebbe a indagare il corredo genetico del paziente e se sono presenti alcune mutazioni (che sappiamo essere responsabili del tumore) scegliamo di combattere la malattia con determinati farmaci che abbiamo a disposizione e che vanno a colpire proprio quelle alterazioni genetiche. È quanto già avviene, ad esempio, per le neoplasie del seno con il gene HER2, per quelle polmonari con la mutazione EGFR o nel colon con il gene KRAS, per cui già esistono anticorpi monoclonali molto efficaci che vengono utilizzati dagli oncologi solo nei pazienti che possono trarne giovamento. E nei quali si ottengono risultati ottimali».