Quei super-pazienti che rispondono in modo eccezionale ai trattamenti

   Sportello Cancro, Vera Martinelli, 24/10/2013

LA NUOVA STRATEGIA
Il progetto Il National Cancer Institute analizzerà le mutazioni genetiche dei malati con risultati più brillanti


Ogni oncologo può raccontare la vicenda di qualche paziente che, contro ogni probabilità, ha risposto eccezionalmente bene alle terapie, a diffe  renza di quanto accaduto alla maggioranza dei malati nelle sue stesse condizioni. Gli addetti ai lavori li chiamano super responder , persone che reagiscono alle cure sperimentali in modo tanto favorevole quanto inatteso e sopravvivono molti anni. «Per lungo tempo non c’è stato modo di approfondire il perché di queste situazioni straordinarie - commenta dal Congresso Europeo sul Cancro di Amsterdam Filippo de Braud, direttore del Dipartimento Oncologia Medica all’Istituto Nazionale Tumori di Milano -. La ricerca si è concentrata, specie negli ultimi anni, sull’individuazione di quelle mutazioni genetiche presenti nei tumori che possono essere considerate la causa della malattia e dunque fungere da bersaglio da colpire con nuovi farmaci».

I SUPER PAZIENTI - Ora però diversi studiosi americani hanno iniziato a raccogliere dati su questi “super pazienti” e alcuni fra i maggiori Centri di ricerca stanno pensando di dedicare loro cliniche e progetti mirati. Un’iniziativa del National Cancer Institute prevede di raccogliere e analizzare campioni dei super responder di almeno 200 trial clinici, per capire quali sono le mutazioni genetiche che fanno sì che un determinato paziente risponda in maniera ottimale a un farmaco e determinare se tutti i pazienti con questi cambiamenti del Dna, anche con altri tipi di tumore, hanno lo stesso giovamento dalla stessa terapia.

SEGRETI DA SCOPRIRE - Il fatto è che questi casi eccezionali possono di certo insegnare qualcosa (magari uno o più geni presenti in questi pazienti predispongono a una prognosi migliore? O li rendono più recettivi verso un trattamento piuttosto che un altro?) e, nella migliore delle ipotesi, potrebbero persino svelare dei segreti utili a curare con maggiore efficacia anche altri malati.
«Gli immensi progressi fatti con la tecnologia e le ricerche in campo di biologia genetica dopo il sequenziamento del Dna ci hanno portato a imparare molte più cose sul cancro - spiega de Braud, che sta lavorando a un progetto simile con ricercatori francesi dell’Istituto Gustave Roussy -. Così abbiamo imparato che esistono centinaia di tipi di tumore diversi, che vanno trattati in modo differente. E che bisogna che la ricerca, come sta avvenendo di recente, parta anche dai malati e non solo dai laboratori, come dimostrano i super responder . Se in laboratorio è fondamentale continuare a studiare i meccanismi di farmaci e patologie, bisogna anche osservare e apprendere direttamente da quello che avviene nelle persone. Solo così possiamo trovare risposte efficaci e davvero “personalizzate”, in tempi più rapidi».