«Quote rosa»: in oncologia sono sempre di più

   Sportello Cancro, V.M., 17/10/2013

MEDICINA
La «forza lavoro femminile» in corsia è in costante aumento. Al via un progetto europeo per conoscere e analizzare il mondo della professione dell’oncologa


Il futuro dell’oncologia medica è rosa: sono sempre più le donne che studiano medicina e scelgono di specializzarsi nella cura dei tumori. Come dimostra un sondaggio curato dalla European Society for Medical Oncology (Esmo), la percentuale di oncologhe è in crescita in tutta Europa, ma ancora ben poche ricoprono ruoli dirigenziali. L’indagine, condotta su quasi 700 oncologhe e diffusa in occasione della presentazione del progetto Women for Oncology (W4O) nell’ambito del congresso internazionale di oncologia tenutosi nei giorni scorsi ad Amsterdam, indica che ci sono tre punti chiave che rendono appagante il lavoro per le oncologhe donne: relazione con il paziente, stimolo intellettuale, orgoglio di poter lottare contro una malattia impegnativa. Un dato molto positivo anche per i pazienti, su cui entusiasmo e preparazione del medico si riflettono in termini di qualità dell’assistenza. A questo dato, tuttavia, si aggiunge una grande difficoltà in ambito lavorativo, a raggiungere posizioni di leadership. Solo meno del 15 per cento delle oncologhe, infatti, detiene, all’interno del proprio ambito di lavoro, un incarico dirigenziale.

GESTIRE CASA E LAVORO RESTA LA GRANDE SFIDA - I dati del sondaggio – affiancati e confermati da un’analisi qualitativa con 13 interviste a oncologhe con ruoli di rilievo – fotografano anche in questo settore della medicina una situazione lavorativa non diversa da quelle che le donne vivono in altri settori: investimenti enormi di tempo e di impegno, molto spesso sottratti alla vita privata. Un dato su tutti: il 56 per cento delle oncologhe visita oltre 40 pazienti a settimana, dedicando una considerevole parte del tempo dopo la prima visita (tra 20 e 40 minuti, ovvero quasi metà dell’incontro) ad ascoltare con costanza le preoccupazioni e i dubbi dei pazienti. E se il tema “privato” emerge chiaramente nella gestione del quotidiano (il 60 per cento delle intervistate crede che la principale sfida per la propria crescita professionale sia riuscire a gestire al meglio il rapporto tra lavoro e famiglia), dall’indagine non emergono direttamente problematiche di genere. Semmai di “accesso” a determinati ruoli, nonostante le donne oncologhe ritengano di poter portare alla professione spiccate capacità di “multitasking” (secondo il 48 per cento delle intervistate), di ascolto e dialogo col paziente (45), di comprensione del lato umano della malattia (33), oltre a ottime capacità organizzative (32) e alta professionalità (29).

PREMIO EUROPEO ALL’ONCOLOGA STERNBERG - «Le nostre oncologhe – spiega la presidente Esmo, Martine Piccart – sono donne molto motivate a migliorare le loro conoscenze professionali e scientifiche, in un settore in rapida evoluzione come l’oncologia medica. Non a caso quasi il 60 per cento delle intervistate vorrebbe che Esmo implementasse programmi di formazione e aggiornamento “flessibili” per contribuire al miglioramento delle loro carriere professionali. Il progetto W4O è nato per ascoltare e condividere e permetterci di dedicare la giusta attenzione a queste problematiche, con passione e impegno, certi che ogni passo in questa direzione sia di aiuto anche al paziente, la cui cura resta l’obiettivo principale». Intanto «le quote rosa» conquistano quest’anno un’ambita posizione: è stata infatti una donna a vincere il premio Esmo Award 2013, che dal 1985 viene assegnato a chi ha contribuito in modo significativo allo sviluppo dell’oncologia medica. Il riconoscimento è andato a Cora N. Sternberg, ricercatrice americana che ha speso gran parte della sua vita professionale in Italia ed è oggi direttore del Dipartimento di Oncologia medica del San Camillo Forlanini di Roma, in particolare per il suo lavoro nel campo del tumore della vescica, per la ricerca sugli agenti a bersaglio molecolare contro il carcinoma renale e sulle potenziali nuove terapie nel tumore della prostata.