Uno studio sulle capacità metastatiche delle staminali

   SanitàNews, 22/10/2013

Modifica il comportamento delle cellule staminali pluripotenti, dando loro la capacita' di muoversi e di invadere i tessuti generando metastasi. A innescare tutto questo, un aminoacido, chiamato L-Prolina, uno dei tanti 'mattoni' che compongono le proteine cellulari. E' quanto emerge da uno studio sulla regolazione di motilita', invasivita' e capacita' metastatica delle staminali che ha coinvolto i ricercatori degli Istituti di genetica e biofisica ''A. Buzzati-Traverso'' (Igb-Cnr) di Napoli e per le applicazioni del calcolo ''Mauro Picone'' (Iac-Cnr) di Roma del Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con l'Institute of Molecular Oncology Foundation (Ifom) di Milano. La ricerca e' stata pubblicata su Stem Cell Reports.
''Grazie a questo lavoro, e' stato possibile identificare un meccanismo che permette a una cellula staminale pluripotente di acquisire la capacita' di muoversi e di invadere i tessuti, un fenomeno cruciale per la formazione delle metastasi tumorali'', affermano Gabriella Minchiotti e Maria Rosaria Matarazzo, ricercatrici dell'Igb-Cnr. La rilevanza di questa scoperta ''risiede nel fatto che questo fenomeno non e' innescato da alterazioni genetiche o da un fattore di crescita, bensi' dalla proprieta' dell'aminoacido L-Prolina di modificare l'espressione dei geni, senza alterare, mutare ne' modificare la sequenza del DNA delle cellule''. Lo studio ha dimostrato che il ruolo chiave nella regolazione della motilita'/invasivita' cellulare di L-Prolina e' legato alla sua capacita' di indurre particolari cambiamenti epigenetici che modificano l'espressione genica, ''innescando nelle staminali un fenomeno simile a quello che induce la formazione delle metastasi e quindi determina la disseminazione tumorale'', aggiungono le ricercatrici. ''Il fatto che un aminoacido sia in grado di modificare il profilo epigenetico di una cellula staminale e trasformare profondamente il suo comportamento e' una scoperta entusiasmante'', concludono Minchiotti e Matarazzo, ''e, anche se non ha ricadute terapeutiche immediate, apre nuove prospettive per la comprensione dei meccanismi che sono alla base della progressione tumorale''