Cancro al seno: la radioterapia diventa invisibile

   HealthDesk, 26/11/2013

Per i tumori del seno iniziali la radioterapia effettuata durante l’intervento chirurgico può sostituire la radioterapia esterna tradizionale.
La conferma viene da due studi pubblicati in contemporanea su Lancet e Lancet Oncology, il primo dell'Istituto europeo di oncologia di Milano, il secondo dello University College London.
«La conferma dell’efficacia della radioterapia intraoperatoria – spiega Umberto Veronesi, direttore scienti?co dell’Ieo e coordinatore dello studio - é un'ottima notizia per il mondo femminile. Non dimentichiamo che le donne che vivono lontano da un centro di radioterapia, ancora oggi preferiscono a volte sottoporsi a una mastectomia, anche se non necessaria, piuttosto che affrontare viaggi e costi giornalieri per diverse settimane per sottoporsi alle radiazioni esterne. Purtroppo la discriminazione diventa quindi economica: in genere sono le donne che vivono in condizioni meno agiate e distanti dai centri urbani ad avere le maggiori difficoltà a spostarsi per curarsi. La radioterapia intraoperatoria risolve questo problema e per questo penso dovrebbe diventare un trattamento standard per tumori del seno iniziali. Ricevere la miglior cura disponibile – dice Veronesi - é un diritto per tutte le donne».
I ricercatori Ieo hanno sperimentato il metodo EliotT (Electron intraoperative therapy) che utilizza un acceleratore lineare con un braccio mobile in grado di concentrare il fascio di elettroni direttamente sull’area da irradiare per tre minuti, subito dopo che il chirurgo ha rimosso la parte della ghiandola colpita dalla malattia.
«Non é da sottovalutare che la Eliot é una terapia ben tollerata – aggiunge Roberto Orecchia, direttore della Divisione di Radioterapia dell’Istituto - in quanto consente di escludere organi importanti come il polmone e il cuore, oltre alla cute. La tossicità globale dell’intero trattamento per il tumore del seno risulta quindi molto ridotta». Nonostante ciò, in Italia solo 41 centri sono attrezzati per effettuare la radioterapia intraoperatoria e sono dislocati principalmente al Nord: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Lazio hanno quattro centri; Calabria, Campania e Puglia ne hanno uno soltanto; nessuno la Sardegna.
Nello studio italiano sono state selezionate 1.305 pazienti con tumore al seno iniziale, candidate all'intervento chirurgico di quadrantectomia: metà delle donne é stata trattata con Eliot durante l’intervento e l’altra meta con radioterapia esterna tradizionale. A dieci anni i due gruppi hanno mostrato una identica sopravvivenza, intorno al 95%, anche se la percentuale di recidive é risultata lievemente più alta (2,5% rispetto a 0,4%) nel gruppo sottoposto a Eliot.
«Per quanto riguarda le recidive - commentano gli autori - ci aspettavamo che irradiando solo una piccola parte della ghiandola, il resto rimanesse a maggior rischio. Tuttavia abbiamo scoperto che questo non vale per tutti i casi. Abbiamo identificato precise caratteristiche (tumore superiore a 2 cm, recettori negativi, linfonodi ascellari colpiti e un certo grado di aggressività) che selezionano un sottogruppo di pazienti a cui associare alla Eliot un breve ciclo, meno di due settimane, di terapia esterna. In questo modo il rischio di recidiva é ridotto al minimo per tutte».
Lo studio inglese Targit, coordinato da Jayant Vaidya, utilizza, invece che un acceleratore mobile di elettroni, un dispositivo miniaturizzato che emette raggi X direttamente sull’area da trattare per trenta minuti. Un sistema più semplice e meno costoso, ma che allunga i tempi operatori. I risultati ottenuti sono del tutto sovrapponibili a quelli dello studio dell’Ieo.