I batteri intestinali sono alleati dei farmaci antitumorali

   SanitàNews, 28/11/2013

Secondo una duplice ricerca pubblicata sulla rivista Science i batteri intestinali lavorerebbero come alleati dei farmaci anticancro, stimolando e modulando la risposta immunitaria prodotta dall’organismo stesso. Quando i microbi mancano, la cura antitumorale risulta assai meno efficace. Nel primo studio, un gruppo di ricercatori del National Cancer Institute di Bethesda, negli Stati Uniti, ha fatto crescere alcuni tumori in topi in cui i microbi intestinali erano stati distrutti con forti dosi di antibiotici e poi ha testato l’efficacia di due tipi di cure anticancro, un’immunoterapia in cui i farmaci stessi stimolano la risposta del sistema immunitario contro il tumore, e una cura a base di platino, usato in diversi schemi di chemioterapia. In entrambi i casi, nei topi privi di batteri, la cura ha funzionato poco contro il tumore. Nel secondo studio, ricercatori francesi di vari istituti hanno studiato il ruolo dei batteri intestinali nell’efficacia di una terapia a base di ciclofosfamide, farmaco utilizzato nella cura del tumore al seno. Hanno visto che i microbi, in questo caso, sembrano stimolare la produzione delle cellule del sistema immunitario che a loro volta attaccano le cellule tumorali. Nei topi in cui i batteri intestinali erano stati distrutti, questa linea di difesa dell’organismo non è entrata in azione. Anche se gli studi sono stati condotti finora solo su animali, e non è ancora chiaro con quale meccanismo i microbi aiutano la chemioterapia, quello che suggeriscono può avere importanti ricadute per i malati. Sarà da chiarire se e come i batteri intestinali possono essere arruolati per aumentare l’efficacia delle cure contro il tumore. Già da ora, però, queste scoperte pongono un dubbio per gli oncologi. Molto spesso ai malati di tumore vengono prescritti antibiotici per prevenire o curare infezioni dovute a un sistema immunitario indebolito. L’efficacia della chemioterapia può essere compromessa da queste cure che insieme ai batteri cattivi uccidono quelli buoni? Se fosse confermato che anche nell’uomo i microbi intestinali svolgono l’importante ruolo di «aiutanti» dei farmaci, questa pratica sarebbe probabilmente da rivedere.