Cancro al seno, attenzione anche al colesterolo

   d.repubblica.it, Simone Valesini, 09/12/2013

E' il nemico giurato della salute cardiovascolare, ma potrebbe avere anche un'azione simile a quella degli estrogeni sul carcinoma della mammella, promuovendone lo sviluppo e l'aggressività. E aumentando il rischio che si sviluppi la resistenza ai farmaci

Continuano ad aumentare le prove del legame tra alimentazione, sovrappeso e cancro al seno. Se di recente, infatti, molta attenzione è stata data all’effetto della glicemia e dell‘indice di massa corporeo (ne abbiamo parlato in Il legame tra la resistenza all’insulina e il cancro e Obesità e iperglicemia, alleati pericolosi), un nuovo studio della Duke University mette ora in luce il possibile ruolo del colesterolo nella genesi della malattia. La ricerca, pubblicata su Science, è stata svolta per ora su topi, ma sembra dimostrare che il colesterolo possa avere un effetto simile a quello degli estrogeni, promuovendo la crescita del tipo più comune di tumore al seno (quello sensibile agli ormoni femminili, vedi a proposito “Come si classificano i tumori al seno”). Per di più, aumentando il rischio che la neoplasia diventi resistente alle terapie.

Obesità, colesterolo e cancro al seno. “Molti studi suggerivano un legame tra l’obesità e il tumore al seno, e in particolar modo che livelli elevati di colesterolo potessero aumentare il rischio di sviluppare la malattia, ma non era mai stato identificato il possibile meccanismo d’azione della sostanza”, racconta Donald McDonnell, coordinatore del nuovo studio. Con questo obiettivo, i ricercatori della Duke University hanno studiato una molecola prodotta dal nostro organismo a partire dal colesterolo, nota come 27 idroxicolesterolo (27 HC), e hanno scoperto che può avere effetti simili a quelli degli estrogeni su alcuni tessuti del nostro corpo. Da qui hanno provato a verificare se la sostanza fosse in grado di promuovere lo sviluppo del tumore al seno.

La ricerca. I dati mostrano che 27 HC non solo è in grado di promuovere lo sviluppo dei tumori estrogeno-positivi, ma aumenta anche la velocità di diffusione delle metastasi, e sembrerebbe inoltre coinvolta nello sviluppo della resistenza ai farmaci più comuni, come il tamoxifene e gli inibitori dell’aromatasi. Analizzando quindi il metabolismo di animali sottoposti a una dieta particolarmente calorica, i ricercatori hanno scoperto la presenza di livelli superiori alla media di un enzima necessario per trasformare il colesterolo in 27 HC, notando inoltre un legame diretto tra la quantità di enzima presente e la grandezza del tumore che si sviluppa. “Si tratta di un risultato importante”, spiega McDonnel. “Se confermato, dimostrerebbe che i tumori del seno esprimono l’enzima necessario a produrre 27HC. È come se avessero sviluppato un meccanismo che gli permette di utilizzare un diverso tipo di carburante”.

Statine e dieta sana. Oltre al problema, lo studio indica però anche una possibile soluzione. Le statine, comuni farmaci anti-colesterolo, sembrerebbero infatti neutralizzare l’effetto di 27 HC. Se i risultati verranno confermati, potrebbero dunque supportare un modo semplice per diminuire il rischio di sviluppare il cancro al seno nelle donne in sovrappeso, e per prevenire la comparsa di resistenze ai farmaci nelle pazienti già in cura. Le armi migliori, però, per ora rimangono una dieta sana e l’attenzione al peso, buone abitudini che andrebbero tenute a mente ben prima di sviluppare la malattia. Stando a un nuovo studio della Michigan State Universtiy, pubblicato sulla rivista Breast Cancer Research, un peso eccessivo e una dieta ricca di grassi durante la pubertà aumenterebbero infatti il rischio di sviluppare un tumore al seno particolarmente aggressivo (il triplo negativo) in età adulta, anche se in seguito si dimagrisce e si inizia a seguire una dieta equilibrata. Anche in questo caso però, si tratta di risultati di uno studio di laboratorio, che andranno quindi verificati.


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27-Hydroxycholesterol Links Hypercholesterolemia and Breast Cancer Pathophysiology
Pubertal high fat diet: effects on mammary cancer development