Sopravvivenza ai tumori: Italia sopra la media europea

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 5/12/2012

IL RAPPORTO
I dati relativi al primo decennio del Duemila indicano progressi nella cura di varie forme di cancro in tutta Europa


I malati di tumore curati in Italia sopravvivono di più rispetto alla media europea. Lo dimostra lo studio EUROCARE-5, condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e dell’Istituto superiore di Sanità e appena pubblicato sulla rivista scientificaThe Lancet Oncology presentato giovedì dai ricercatori nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, con l’obiettivo di individuare le cause delle disparità geografiche fra i Paesi membri dell’Ue e sviluppare misure correttive per il futuro. Gli studiosi hanno analizzato i dati relativi a oltre 10 milioni di adulti e 60.415 bambini europei a cui è stata diagnosticata una neoplasia tra il 2000 e il 2007: l’Italia si è dimostrata essere tra i Paesi dove, dopo cinque anni dalla diagnosi di un tumore, si sopravvive di più.

MIGLIORAMENTI IN TUTTA EUROPA, MA PERSISTONO DIFFERENZE TRA PAESI - Si tratta della più vasta indagine sulla sopravvivenza per tumore, che copre oltre la metà della popolazione europea adulta (461 milioni di abitanti) e il 77 per cento di quella infantile (59 milioni). Aumenta in generale la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi per tutti i tumori nei bambini, che è in media del 79 in Europa nel periodo di studio (2005-2007) con un lieve ampliamento rispetto al passato (76 per cento nel periodo 1999-2001). «La buona notizia è poi che il numero di adulti che sopravvivono almeno cinque anni dopo una diagnosi di tumore è aumentato costantemente nel tempo in tutta Europa – spiega Roberta De Angelis, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità, tra gli autori dello studio - Questo è in gran parte da attribuirsi all’incrementata diffusione dei programmi di screening e ai progressi dei protocolli di cura. Tuttavia continuano a sussistere esserci grandi differenze di sopravvivenza tra le regioni Europee. Differenze che si vanno riducendo per alcuni tumori, in particolare per mammella, colon retto, prostata e melanoma della pelle, ma anche ampliando per altri, come ad esempio per i linfomi».

STOMACO, RENE, PROSTATA, COLON, SENO: ITALIA SUPERIORE ALLA MEDIA -Nonostante i miglioramenti nella diagnosi precoce e nel trattamento dei tumori dell’ultimo decennio, infatti, la sopravvivenza varia notevolmente a seconda del Paese in cui si vive: in particolare in Europa occidentale si vive di più rispetto a quella orientale. Ma nel Regno Unito e in Irlanda i malati con cancro del colon, dell’utero o del rene vivono meno della media. In questo scenario l’Italia, insieme a Portogallo e Spagna, è tra le nazioni europee a migliore sopravvivenza per la maggior parte dei tumori. Livelli elevati si riscontrano anche nei Paesi Nordici (ad eccezione della sola Danimarca) e nei Paesi dell’Europa centrale: Austria, Belgio, Francia, Germania, Svizzera e Paesi Bassi. Le differenze maggiori, a favore dell’Italia, si osservano per i tumori dello stomaco (sono vivi a cinque anni dalla diagnosi il 32 per cento degli italiani rispetto al 25 per cento della media europea), del rene (67 contro il 61 per cento), della prostata (89 contro il 83), del colon (61 contro il 57), e della mammella (86 contro il 82).

I PROGRESSI MAGGIORI RIGUARDANO LA PROSTATA - Lo studio ha evidenziato anche che gli aumenti di sopravvivenza più significativi tra il 1999 e il 2007 sono avvenuti per il carcinoma della prostata (da 73 per cento nel 1999-2001 all’82 per cento nel 2005-2007), quello del retto (52 per cento rispetto al 58) , il linfoma non–Hodgkin (54 rispetto al 60). «Il tumore alla prostata merita un discorso a sé – sottolinea Riccardo Valdagni, direttore del Programma Prostata e della Radioterapia Oncologica 1 all’Istituto Tumori di Milano -. La sopravvivenza è cresciuta di quasi il 10 per cento, grazie alla diagnosi precoce e al miglioramento terapie (la radioterapia resa più efficace da dosi maggiori con minore tossicità e i nuovi farmaci, chemioterapici e ormonali). Ma si è anche verificato un eccesso diagnosi, per cui molti tumori sono stati scoperti con il test del Psa anche se non erano “rilevanti”, non era necessario trattarli e on avrebbero mai influito sulla vita delle persone. Ora che sappiamo molto di più su questo tumore, è necessario verificare sempre (prima di iniziare una cura) se si tratta di un tumore indolente. E, in questo caso, promuovere il più possibile i protocolli di sorveglianza attiva per evitare trattamenti inutili, che hanno un costo per il servizio sanitario e per i pazienti, che ne pagano gli effetti collaterali della terapie».