Prossimo bersaglio: staminali del cancro

   D-Repubblica, Salute Seno, Tiziana Moriconi, 30/12/2013

Un gruppo di ricerca dell'Università di Trieste ha individuato una strada per rendere vulnerabili le cellule responsabili della formazione dei tumori e della loro ricomparsa


Fermare le cellule staminali del cancro al seno. Cioè quel piccolo gruppo di cellule maligne responsabili della formazione dei tumori e delle recidive, perché in grado di restare silenti nell’organismo, invisibili ai farmaci. A percorrere una delle strade verso questo obiettivo è il team di Giannino Del Sal, docente di biologia applicata all’Università di Trieste e capo dell’unità di oncologia molecolare presso il Laboratorio Nazionale CIB (Consorzio interuniversitario biotecnologie) del centro Area Science Park. Il gruppo di Del Sal ha scoperto uno degli “scudi” delle cellule staminali, sia sane che tumorali: una proteina, detta Pin1, che si trova in elevate quantità in molte neoplasie, in particolare in quelle più aggressive. Soprattutto, il team ha scoperto che eliminando Pin1 i tumori al seno diventano meno “prolifici” e più vulnerabili ai farmaci, come mostra lo studio pubblicato su Embo Molecular Medicine.

Le cellule staminali tumorali. Nei tessuti sani, le cellule staminali sono quelle da cui si differenziano tutte le altre: dalle staminali del midollo osseo, per esempio, si formano i globuli rossi, quelli bianchi e le piastrine. Una delle loro caratteristiche è la capacità di rinnovarsi indefinitamente – cioè di duplicarsi per tutta la durata della vita di una persona. La teoria dell’esistenza di “staminali del cancro” risale a pochi anni fa ed è stata molto discussa fino allo scorso anno, quando tre studi hanno finalmente provato la loro esistenza. Si tratta di una scoperta potenzialmente molto importante, perché potrebbe rivoluzionare il modo di guardare ai tumori e di trattarli.

La proteina Pin1. “Studiando la ghiandola mammaria normale – spiega Del Sal – abbiamo capito che Pin1 è una proteina fondamentale per il tessuto sano, per la sopravvivenza e il rinnovamento della speciale nicchia delle cellule staminali. Da questa osservazione al tumore, il passo è stato poi breve. Sapevamo, infatti, che Pin1 si ritrova spesso espresso a livelli abnormi in diversi tumori, in particolare nei più aggressivi. Ci siamo chiesti quindi se, stravolto il suo normale funzionamento, lo stesso fattore che controlla le cellule staminali del tessuto sano potesse avere un ruolo anche nella biologia delle cellule staminali tumorali”.

L’importanza della scoperta per la clinica. I ricercatori hanno quindi provato ad applicare la teoria alla pratica: in laboratorio, hanno somministrato alcuni farmaci chemioterapici a cellule di tumore al seno private della proteina Pin1. Ed ecco cosa hanno osservato: le staminali tumorali che normalmente erano in grado di resistere al trattamento e di espandersi ulteriormente, in assenza di Pin1 perdevano questa capacità e morivano. “Togliere Pin1 al tumore sembra, quindi, che equivalga a togliere uno scudo alle sue staminali che, rese così vulnerabili, potrebbero diventare un più facile bersaglio delle terapie”, spiegano gli scienziati. Le ricerche che li hanno portati a questi risultati sono state finanziate dai fondi dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).

Vai allo studio: “Prolyl-isomerase Pin1 controls normal and cancer stem cells of the breast”.