Il “sesto senso” dei tumori

   D-Repubblica, Salute Seno, Simone Valesini, 25/02/2014

Le sollecitazioni meccaniche e la rigidità dei tessuti hanno un ruolo nella proliferazione delle cellule tumorali. La scoperta di un team italiano dell'Università di Padova


“Il cancro è come una ferita che non guarisce mai, perché dirotta i normali meccanismi di riparazione delle cellule sane e li sfrutta per proliferare”. È così che Stefano Piccolo, professore di Biologia molecolare dell’Università di Padova, descrive una caratteristica fondamentale dei tumori: quella di essere organi “aberranti”, che nascono da mutazioni maligne delle cellule sane e piegano i normali processi cellulari per proliferare e invadere il nostro organismo. È da questa constatazione che ha preso il via un nuovo studio, portato avanti dal team di Piccolo grazie al finanziamento dell’AIRC e pubblicato sulle pagine della rivista Cell, che ha permesso di svelare una caratteristica del cancro fino ad oggi sconosciuta: gli stimoli di natura meccanica come il contatto, la pressione e lo stiramento dei tessuti possono aumentare l’aggressività dei tumori. La ricerca, svolta su cellule di tumore al seno, ha messo inoltre in luce il ruolo di due proteine chiamate YAP e TAZ, coinvolte normalmente nello sviluppo embrionale, che nelle cellule tumorali promuovono invece la proliferazione cellulare in risposta a stimoli fisici (come le distorsioni e gli indurimenti dei tessuti che spesso accompagnano la malattia), e che in futuro potrebbero quindi rappresentare il bersaglio per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.

Il rapporto tra durezza e aggressività dei tumori. “Nel nostro studio abbiamo guardato allo sviluppo del cancro partendo da un’osservazione non ovvia, e cioè che il tumore è un’unità che nasce, cresce e semina metastasi, ma non inventa nulla”, spiega Piccolo. “Questi elementi così distruttivi, infatti, non sono nuove invenzioni. Il cancro ricicla programmi che le cellule sane utilizzano già, e che in condizioni normali servono per funzioni fondamentali, come ad esempio la riparazione di organi danneggiati”. Partendo da questa intuizione, i ricercatori hanno deciso di analizzare un fatto noto ma fino ad oggi poco compreso, ovvero che l’aggressività dei tumori va spesso di pari passo con la rigidità del tessuto che li circonda. Si sono quindi posti una domanda: la durezza dei tessuti può aiutare la proliferazione delle cellule tumorali? Per scoprirlo, hanno deciso di analizzare le strutture che determinano la crescita tridimensionale delle neoplasie.

Due proteine. “A provocare la durezza dei tessuti è un’impalcatura delle cellule che normalmente delinea l’anatomia degli organi, e che nei tumori si irrigidisce, deformando i tessuti circostanti”, continua Piccolo. “I tumori in effetti nascono sempre contestualmente a una distorsione, che sia un’infiammazione, una displasia o un indurimento”. Andando quindi a guardare cosa succede nelle cellule del tumore al seno quando sono sottoposte a queste deformazioni di natura meccanica, i ricercatori hanno scoperto che nel loro nucleo si attivano due proteine, ovvero YAP e TAZ. “Normalmente queste proteine sono attive durante lo sviluppo embrionale e promuovono la crescita degli organi finché non raggiungono l’anatomia corretta”, prosegue Piccolo. “Quello che abbiamo scoperto è che i tumori sono in grado di risvegliare YAP e TAZ, che in presenza di stimoli meccanici, come le deformazioni causate da tessuti induriti, iniziano a segnalare alle cellule neoplastiche di crescere in maniera incontrollata”.

Le possibili applicazioni terapeutiche. Lungi dall’essere una conseguenza, la rigidità dei tessuti che caratterizza i tumori può quindi contribuire allo sviluppo della malattia, attivando i processi di proliferazione cellulare mediati da YAP e TAZ. Si tratta di una scoperta importante, che apre la strada all’esplorazione di nuovi approcci terapeutici basata su principi biologici completamente inesplorati. “Quello che ci interessa è scoprire come si possono colpire YAP e TAZ, in modo da “raffreddarli” e inibire lo sviluppo dei tumori”, spiega Piccolo. “Vogliamo vedere ad esempio quali mezzi usano le cellule sane per bloccare questi oncogeni. Bisognerà quindi capire se una possibilità terapeutica, se sia cioè possibile sfruttare questi meccanismi per colpire il cancro senza danneggiare anche gli organi normali”. Le ricerche dunque sono ancora all’inizio, ma la strada è molto promettente perché, spiegano i ricercatori, YAP e TAZ sembrano essere fattori estremamente potenti nella genesi e nello sviluppo dei tumori.


Vai allo studio:A Mechanical Checkpoint Controls Multicellular Growth through YAP/TAZ Regulation by Actin-Processing Factors