In Italia aumenta l’adesione agli screening contro i tumori

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 10/02/2014

IL RAPPORTO
La tendenza è positiva, ma il Sud resta indietro. La crisi spinge gli assistiti a non perdere l’occasione dei test gratuiti


I programmi di screening per i tumori segnano una progressiva (anche se lenta) diffusione, per cui, complessivamente, aumentano sia l’offerta sul territorio nazionale sia la partecipazione dei cittadini. La tendenza, però, non riguarda il Sud e le Isole. A dispetto degli sforzi importanti compiuti, in alcune regioni meridionali la situazione dei programmi per la diagnosi precoce continua ad apparire sganciata da quella del resto della penisola. È questo il quadro tratteggiato dal Rapporto 2014 dell’Osservatorio Nazionale Screening, appena presentato a Bologna, che traccia il bilancio sull’adesione alle campagne di diagnosi precoce per i tumori di seno, colon retto e cervice uterina (GUARDA).

INVITI SPEDITI A CASA - Nel 2012 sono stati oltre 10 milioni gli inviti spediti per sottoporsi gratis a un test per la diagnosi preventiva del cancro, più di 5 milioni gli esami eseguiti. Oggi, in particolare, il 70 per cento delle donne italiane dopo i 50 anni riceve un invito per sottoporsi allo screening mammografico contro il tumore al seno e al 77 per cento arriva l’offerta di sottoporsi al Pap test per la diagnosi precoce del cancro del collo dell’utero, mentre il 57 per cento di maschi e femmine tra i 50 e i 70 anni è chiamato all’esame della ricerca del sangue occulto nelle feci per scoprire in anticipo la presenza di un eventuale carcinoma del colon retto. «Nella situazione attuale, segnata dal rischio di un tendenziale disinvestimento in campo sanitario, il radicamento (e il lieve aumento) di copertura del territorio nazionale e di adesioni è un dato molto importante - sottolinea Marco Zappa, responsabile dell’Osservatorio -. Anzi, parecchie realtà del Centro e del Nord Italia segnalano che proprio l’attuale crisi economica spinge ad accettare l’invito del programma organizzato persone che, magari, in precedenza, tendevano a scegliere percorsi individuali a pagamento».

RITARDO AL SUD - Il rovescio della medaglia è il ritardo del Sud, che si ripropone in maniera così uguale e costante nel tempo che, si potrebbe quasi dire, “non fa più notizia”. Questa la situazione: se la mammografia viene offerta a oltre il 90 per cento delle donne tra i 50 e i 69 anni residenti al Nord, la percentuale crolla al 37 per cento al Sud. Differenza ancora più marcata per la ricerca del sangue occulto nelle feci: è proposta all’83 per cento delle persone con età compresa tra i 50 e i 70 anni al Nord e soltanto al 18 per cento degli “aventi diritto” al Sud. Maggiore equilibrio si registra invece nell’offerta del Pap test, destinato alle donne tra i 25 e i 64 anni: in tal caso si passa dall’86 per cento del Nord, al 77 per cento del Centro e al 70 per cento del Sud. «Le istituzioni regionali - precisa Zappa - sono regolarmente avvertite delle carenze, senza che le cose cambino. A mancare, nelle regioni meridionali e nelle isole, è soprattutto l’organizzazione dei programmi di screening: in pratica non viene spedita la lettera d’invito a quelle fasce di popolazione che avrebbero diritto, periodicamente, a ricevere gratuitamente i controlli. Eppure si tratta di un servizio compreso nei Livelli essenziali di assistenza, cioè nelle prestazioni sanitarie che spettano a tutti i cittadini indipendentemente dalla regione di residenza».

UNO SU TRE A RISCHIO TUMORE - Margini di miglioramento restano però aperti anche sul fronte individuale: ancora troppi italiani non si sottopongono ai test offerti gratuitamente per ragioni del tutto incomprensibili, visto che si tratta di esami rapidi e indolore, che potrebbero salvare loro la vita. Secondo i dati del Rapporto, infatti, nel corso del 2012 più di tre milioni di donne sono state chiamate allo screening cervicale, ma soltanto il 41 per cento ha accettato l’invito; a oltre quattro milioni di connazionali è stata offerta l’opportunità dello screening per il colon retto, ma l’adesione è stata del 46 per cento; infine, dei 3 milioni di donne invitate a fare una mammografia, soltanto il 57 per cento ha colto l’occasione. «Oggi - conclude l’esperto - una persona su tre in Italia è a rischio di ammalarsi di un tumore nel corso della vita e la consapevolezza dell’importanza della diagnosi precoce è sempre più diffusa. Spesso scoprire la malattia agli stadi iniziali è fondamentale per poter avere maggiori probabilità di guarire. E nei casi di cervice uterina e colon possiamo scoprire e curare persino i precursori benigni del tumore, prevenendo così l’insorgenza di un carcinoma».