Chemio con meno effetti collaterali. Grazie al digiuno

   D-Repubblica, Tiziana Moriconi, 25/03/2014

All'Università di Genova parte uno studio per valutare i vantaggi di un regime dietetico ristretto prima dei cicli di terapia. Il progetto sarà finanziato grazie alla campagna sms solidale della Fondazione Umberto Veronesi


Tre giorni di dieta ferrea prima della chemioterapia. Uno stratagemma fisiologico che potrebbe ridurre gli effetti collaterali dei farmaci. Non parliamo di una dieta qualsiasi, ma di una molto particolare, studiata ad hoc per mimare il digiuno. È lo studio che sta portando avanti Alessio Nencioni, responsabile del laboratorio di Farmacogenomica Preclinica e Sperimentale presso l’Università di Genova. Il suo progetto – “Chemioterapia con meno effetti collaterali per migliorare la qualità di vita nei pazienti oncologici” – riguarda proprio le pazienti con tumore della mammella, e sarà finanziato anche grazie ai fondi raccolti in questi giorni dalla campagna “La ricerca fa bene a tutti. Anche a te”, promossa dalla Fondazione Umberto Veronesi (dal 25 marzo al 13 aprile, sms solidale al 45501, qui tutte le informazioni).

Professor Nencioni, in che modo il digiuno può far bene?

“La scoperta è del Professor Valter Longo della University of Southern California, nostro stretto collaboratore, che per primo ha intuito i possibili benefici del somministrare la chemioterapia in condizioni di digiuno, o quando l’organismo è sottoposto a un regime calorico fortemente ristretto per alcuni di giorni. Da un parte, i tessuti sani sembrano diventare più resistenti agli effetti tossici dei farmaci, dall’altra, i tessuti tumorali appaiono al contrario più suscettibili agli insulti. È come se le cellule malate non fossero brave quanto quelle sane nel difendersi in condizioni di carenza di nutrienti”.

Perché questo accade?

“In chi digiuna, il livello di glucosio nel sangue scende, e sappiamo che le cellule tumorali sono particolarmente ‘ghiotte’ di zuccheri. Ma non è l’unica ragione possibile, perché il digiuno cambia proprio l’assetto metabolico dell’organismo: per esempio, calano i livelli di alcuni fattori di crescita di cui anche i tumori si nutrono, e che per di più sembrano predisporci alla tossicità dei farmaci. Per questo ci aspettiamo tanti benefici da questa dieta: sia una riduzione della tossicità della terapia, sia un aumento della sua efficacia”.

Cosa si intende per una dieta che mima il digiuno?

“Una dieta a base di cibi estremamente impoveriti. In particolare il mio gruppo si baserà sul regime ChemoLieve, messo a punto dall’azienda statunitense L-Nutra (spin-off della University of Southern California, ndr.): barrette, drink e zuppe in polvere che il paziente prepara seguendo le istruzioni. Il regime dura 4 giorni: il primo non è particolarmente impoverito dal punto di vista calorico, mentre negli altri tre si scende sotto le 300 kilocalorie. Alla fine di questo periodo, l’organismo dovrebbe aver messo in atto gli adattamenti classici al digiuno, e si può cominciare il ciclo di chemioterapia. Nelle 24 ore successive alla prima infusione, i pazienti riprendono a mangiare, ovviamente in modo graduale, seguendo una dieta di transizione che prevede, per esempio, riso e succhi di frutta. Successivamente i pazienti, in particolare quelli sottopeso, devono fare uno sforzo per recuperare i chili persi”.

Chi parteciperà allo studio?

“In questa prima fase guardiamo alle pazienti anziane. Coinvolgeremo 35 donne con tumore della mammella tra i 65 e gli 80 anni, e le seguiremo per due anni. Il nostro primo obiettivo è verificare la fattibilità della procedura, cioè che sia ben accettata. Poi valuteremo se, come speriamo, le pazienti tollereranno effettivamente meglio la terapia: ci aspettiamo di poter ridurre la sensazione di stanchezza nota come fatigue, i disturbi neurologici come la cefalea, la nausea, la tossicità ematologica, la diminuzione dei globuli bianchi e anche la tossicità cardiaca legata all’uso della antracicline”.