La cronoterapia è utile anche nella cura dei tumori

   Sportello Cancro, 26/03/2014

SPERIMENTAZIONE IN CORSO A PERUGIA

Si cerca di scoprire che cosa cambia se si somministrano i chemioterapici in particolari momenti della giornata oppure della notte, per colpire le cellule cancerose durante la loro massima attività

Sarà capitato anche a voi: «Prenda questa pillola prima di cena e quest’altra appena si sveglia». Il perché sta nell’«orologio biologico» che regola il nostro organismo e cerca di adattare le funzioni biologiche all’alternanza sonno-veglia. In pratica, i farmaci assunti nell’orario più adeguato possono dare risultati migliori e meno effetti collaterali. Da alcuni anni gli scienziati si sono chiesti se questo potesse valere anche nella cura dei tumori: cambia qualcosa se si somministrano i chemioterapici a determinate ore del giorno o della notte? Si possono ottenere vantaggi perché potrebbero risultare più efficaci o meno tossici? «A queste domande prova a rispondere la cronoterapia dei tumori, che studia il sistema circadiano dell’organismo umano (ovvero il modo in cui il corpo si adatta all’alternanza di luce e buio) in relazione alla chemioterapia» spiega Marina Bellet, ricercatrice presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università degli Studi di Perugia, che conduce le sue ricerche grazie al sostegno di Fondazione Umberto Veronesi (Fuv). Diversi studi hanno dimostrato che alterare o danneggiare i ritmi circadiani ha profonde conseguenze sulla salute umana e può favorire l’insorgere di svariate malattie, dalla depressione ai disturbi metabolici, fino al cancro.


Ritmi alterati delle cellule

«Sappiamo anche per certo che tutte le cellule del corpo umano tendono a seguire un preciso ritmo nell’arco delle 24 ore e che le cellule cancerose hanno questi ritmi alterati e si moltiplicano con tempi diversi: questo fa sì che l’efficacia e la tollerabilità di un farmaco antitumorale possa dipendere anche dall’ora in cui viene somministrato» chiarisce Bellet, che verrà premiata in una cerimonia in Campidoglio, a Roma, il prossimo 26 marzo insieme con altri 150 giovani ricercatori vincitori dei finanziamenti elargiti da Fondazione Umberto Veronesi su tutto il territorio nazionale. Alcuni studi, ad esempio, indicano che il 5-fluorouracile (chemioterapico fra i più usati nella terapia di tumori dell’apparato digerente e del seno) andrebbe somministrato di notte, perché gli enzimi che lo metabolizzano sono più attivi e quindi il farmaco risulta meno tossico per i pazienti. Altre analisi, provano che nelle pazienti con un carcinoma ovarico la combinazione di doxorubicina e cisplatino risulta più efficace se il primo medicinale viene preso la mattina e il secondo 12 ore dopo. «Tutto dipende dal tipo di cancro in questione e dal meccanismo d’azione del singolo farmaco, da come agisce e da come viene metabolizzato: quello che stiamo cercando di capire è in quali orari sia meglio dare ciascuna terapia, per colpire le cellule cancerose durante la loro massima attività. E, se possibile, quando l’organismo assimila meglio la cura, così da soffrirne meno gli effetti collaterali». La meta può non essere molto lontana, visto che la cronoterapia è già realtà per altre patologie. Le statine per abbassare il colesterolo, ad esempio, vengono fatte assumere la sera, perché puntano a bloccare l’enzima che produce il colesterolo e che svolge la sua attività soprattutto di notte.