Tumore in gravidanza: ecco cosa fare

   D-Repubblica, Tiziana Moriconi, 18/03/2014


Scoprire di avere un cancro al seno mentre si aspetta un bambino. Con Lucia Del Mastro, oncologo medico dell'Irccs San Martino di Genova, abbiamo stilato un vademecum su come affrontare la malattia in questo periodo così delicato


In Italia, circa una gravidanza ogni 3 mila si complica con una diagnosi di tumore al seno. Sebbene sia la neoplasia più frequente durante la gestazione, si tratta quindi di un evento raro. Non per questo però, bisogna abbassare la guardia quando si avverte “qualcosa di diverso dal solito”. Abbiamo chiesto a Lucia Del Mastro, oncologo medico dell’Irccs San Martino di Genova, di spiegarci cosa fare se si sospetta di avere un tumore, e come affrontarlo in caso di diagnosi. Insieme a lei abbiamo creato questo vademecum.

I segnali da non sottovalutare
A causa delle modifiche ormonali e dell’ingrossamento del seno, durante la gravidanza è più difficile accorgersi di un nodulo o di cambiamenti sospetti. Prima di tutto è bene sapere che i cambiamenti fisiologici sono uniformi. Quindi, nel caso in cui si notasse un rigonfiamento, o una zona di consistenza diversa dal resto, un’area più dura o una tumefazione, bisogna indagare.

Cosa fare come prima cosa

Parlarne subito con il proprio medico e farsi prescrivere un’ecografia. Poi, se l’esame non chiarisce il sospetto, è possibile fare la mammografia con la schermatura del feto, in modo da proteggerlo dalle radiazioni ionizzanti. Se gli esiti sono negativi ma il sintomo persiste, va comunque fatta una biopsia, perché gli esiti di ecografia e mammografia sono meno affidabili durante la gravidanza.

Se il medico minimizza
Una risposta tranquillizzante del medico è l’unica cosa che si vorrebbe sentire. Ma se il problema alla mammella rimane è bene non fermarsi alla prima analisi. È vero che il medico ha la sua esperienza, ma la donna conosce il suo seno meglio di chiunque altro. Se si continua ad avere un dubbio, quindi, non bisogna liquidarlo come un cambiamento normale dovuto alla gravidanza, ma cercare centri che abbiano un’esperienza di diagnostica della mammella, e non affidarsi a qualsiasi centro di radiologia sotto casa. Lo stesso vale anche per i dubbi su possibili noduli durante l’allattamento.

A quali centri rivolgersi
È bene sapere che l’affidabilità delle tecniche di indagine dipende anche da chi le effettua: un centro specializzato per il tumore della mammella è molto meglio di un altro, anche privato, non specializzato. Soprattutto per l’ecografia della mammella, che è diversa dalle altre ecografie, è importante che vi sia personale esperto.

In caso di tumore
Il percorso cambia a seconda dell’età gestazionale in cui si scopre il tumore. L’intervento chirurgico può essere sempre eseguito senza rischi per il feto legati all’anestesia. Per verificare se il tumore è localizzato o se si è esteso ad altri organi, i medici eseguono l’ecografia del fegato e la radiografia del torace (quest’ultima con schermatura del feto), mentre non è possibile sottoporre la donna alla Tac e alla scintigrafia ossea, per via delle radiazioni. Se il nodulo alla mammella è molto grande, prima dell’intervento può essere necessaria la chemioterapia, sia per ridurne le dimensioni, sia per abbassare il rischio di sviluppo di metastasi. La radioterapia, invece, può essere eseguita solo dopo il parto.


I tempi della chemioterapia

I cicli di chemioterapia possono cominciare dopo la tredicesima settimana di gestazione: prima di questo periodo si espone il feto a un rischio più elevato della norma di malformazioni; dopo, invece, centinaia di casi hanno ormai dimostrato che il rischio è lo stesso della popolazione generale. È possibile che il medico decida di fare una prima parte di chemioterapia durante la gravidanza, indurre il parto tra la 34esima e la 36esima settimana di gestazione e poi riprendere la cura. È importante portare avanti la gravidanza almeno fino alla 34esima settimana, perché vi sono più rischi a far nascere un bimbo prematuro che non ad esporlo a una chemioterapia.

Perché è importante la terapia
Spesso le future mamme percepiscono come assurda l’idea di esporre il bambino a quello che considerano un veleno. Per questo è invece molto importante sottolineare che ormai, con le conoscenze e i farmaci attuali già testati per il feto, la chemioterapia può essere seguita anche in gravidanza. E che questa è la strategia migliore sia per la donna sia per il futuro figlio: i trattamenti non sono dannosi per il bambino, mentre è ormai noto che la prognosi per la mamma cambia a seconda se il trattamento viene effettuato o meno durante la gestazione. Il compito dei medici è quindi anche quello di rassicurare le pazienti: è molto importante spiegare loro gli studi e i dati clinici a disposizione, tenendo sempre presente che dal punto di vista psicologico la diagnosi ha impatto molto forte.