Nessun legame tra i farmaci per l’infertilità e il cancro al seno

   D-Repubblica, Salute Seno, Tiziana Moriconi, 22/04/2014

Un nuovo studio ha seguito per 30 anni quasi 10.000 donne americane che hanno assunto clomifene citrato e gonadotropine per i trattamenti di fecondazione assistita. I risultati sono rassicuranti


I farmaci più usati per stimolare l’ovulazione nei trattamenti di fecondazione assistita, il clomifene citrato e le gonadotropine, non sembrano aumentare il rischio di tumore al seno. A dirlo è un nuovo studio condotto su quasi 10 mila donne americane in cura presso 5 centri della fertilità tra il 1965 e il 1988, che sono state monitorate fino al 2010.

Sotto osservazione. In questi ultimi anni, con l’aumento della richiesta dei trattamenti di fecondazione assistita, sono aumentati anche gli studi per stabilire se i farmaci, in particolare quelli utilizzati per la stimolazione ormonale, possano in qualche modo influire sullo sviluppo dei tumori, soprattutto di quelli sensibili agli ormoni (come è circa il 70% dei carcinomi della mammella). I risultati raccolti finora sono rassicuranti (vedi “La procreazione assistita aumenta il rischio di cancro al seno?”). Questa ricerca, guidata dall’Hormonal and Reproductive Epidemiology Branch presso il National Cancer Institute (NCI) di Bethesda (Maryland, Usa) e pubblicata su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, ha cercato di valutare il rischio a lungo termine, e cioè per un periodo medio di 30 anni.

Risultati rassicuranti. Solo per un piccolo gruppo di donne sottopost   e a 12 o più cicli di clomifene è stato osservato un rischio di sviluppare un cancro al seno invasivo più elevato (di 1,5 volte) rispetto alle donne che non avevano mai assunto farmaci per la stimolazione ormonale. Un altro dato interessante riguarda le donne che, dopo essere state trattate con gonodotropine e clofene, non sono rimaste incinte: in questo gruppo, il rischio è risultato circa doppio rispetto al campione di controllo. In generale, di tutte le 9.892 pazienti, 749 si sono ammalate di tumore al seno: in 536 casi si tratta di carcinoma invasivo. L’età media è risultata essere piuttosto bassa, di circa 53 anni.

“Credo che le donne dovrebbero essere rassicurate da questi dati, viste le alti dose di farmaci ricevute dalle pazienti nello studio e l’assenza di un forte incremento di tumori al seno”, ha commentato Louise A. Brinton, a capo della ricerca. Che ha aggiunto: “L’aumento di rischio osservato per quel piccolo gruppo potrebbe essere anche legato alla condizione persistente di infertilità. Ciò nonostante è importante continuare a monitorare le pazienti che si sottopongono alla fecondazione assistita”.

Attualmente, spiegano i ricercatori, il clomifene viene utilizzato fino a un massimo di sei cicli di stimolazione, in dosi fino a 100 mg: ovvero molto inferiori a quelle somministrate in passato per molti anni, che arrivavano anche a 250 mg.

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