Un mondo di differenze (gallery)

   D-Repubblica, Salute Seno, Tiziana Moriconi, 03/04/2014


I progressi scientifici hanno portato a un drastico calo della mortalità per il tumore al seno, ma le nazioni più povere continuano a essere fortemente segnate dalla malattia. Science fa il punto a 20 anni dalla scoperta del gene Brca1


“Wishing It Was Just A Bad Dream” è il titolo di un quadro dipinto nel 1995 da Hollis Sigler, un’artista di Chicago malata di tumore al seno. Science lo sceglie per la sua copertina. Per la seconda volta: la prima fu il 7 ottobre 1994, quando pubblicò gli studi sul gene BRCA1 e la predispone al carcinoma mammario. Ma da allora sono cambiate molte cose e oggi la rivista scientifica fa il punto sui 20 anni di ricerca che hanno seguito quella scoperta. Ricordando che i fattori che influenzano la sopravvivenza – dalle barriere culturali ed economiche nell’accesso alle cure, alla predisposizione genetica – variano ancora moltissimo da paese a paese.

Il cancro al seno è, a livello mondiale, il più frequente tumore della donna e quello con la più alta mortalità. L’incidenza è maggiore negli Stati Uniti e in Europa, ma sta aumentando anche in Africa e in Asia. Nei paesi occidentali, i progressi scientifici degli ultimi 10 anni hanno portato a un drastico calo della mortalità, ma le nazioni più povere continuano a essere fortemente segnate dalla malattia.

Nel 1969, i ricercatori scoprirono che alcune cellule tumorali crescono in risposta alla presenza degli estrogeni. Il tamoxifene si dimostrò in grado di bloccare i recettori per questi ormoni: fu approvato nel 1977 e da allora è uno standard di cura per i carcinomi mammari sensibili agli estrogeni, che rappresentano circa il 70-75% di tutti i casi di cancro al seno. Nel 1990 è stato poi dimostrato che il trastuzumab può rallentare la crescita dei tumori che presentano i recettori di tipo 2 per il fattore di crescita epidermico umano, un altro ormone. Il farmaco ha ridotto la mortalità delle pazienti che presentano questo tipo di cancro (circa il 20%) della metà. Da allora si è visto che i tumori al seno sono suddivisibili in altre categorie molecolari e la medicina si sta facendo sempre più personalizzata. Resta ancora da scoprire una molecola in grado di interferire con la crescita del tipo di tumore al seno detto triplo negativo, che non presenta recettori per gli estrogeni e per il progesterone, né per il fattore di crescita epidermico umano (vai al dossier “Come si classificano i tumori al seno”).

Leggi anche “I samurai che hanno cambiato la cura del tumore”.

Credit per l’immagine di apertura: Science, cover. Courtesy of the Jean Howard and Joseph Virde collection, Salt Lake City, UT, and the Carl Hammer Gallery, Chicago.

Il cancro al seno nel mondo
Il cancro al seno è, a livello mondiale, il più frequente tumore della donna e quello con la più alta mortalità. L'incidenza è maggiore negli Stati Uniti e in Europa, ma sta aumentando anche in Africa e in Asia. Nei paesi occidentali, i progressi scientifici degli ultimi 10 anni hanno portato a un drastico calo della mortalità, ma le nazioni più povere continuano a essere fortemente segnate dalla malattia.