Un piano per limitare l’impatto del tumore su lavoro e portafogli

   Sportello Cancro, V.M. 14/05/2014

IL PROGETTO
Troppo spesso i malati e chi li assiste vengono penalizzati. Con «Pro Job» si punta al vantaggio per tutti: conciliare le esigenze di datori di lavoro e pazienti è possibile


Dopo il tumore cala il reddito e aumentano i costi. È questo, in estrema sintesi, il bilancio negativo che la malattia ha sulla situazione economica dei pazienti. Ben il 78 per cento dei malati oncologici infatti ha subìto un cambiamento nel lavoro in seguito alla diagnosi di cancro: il 36,8 per cento ha dovuto fare assenze, il 20,5 è stato costretto a lasciare l’impiego e il 10,2 si è dimesso o ha cessato l’attività (in caso di lavoratore autonomo). Pochi interessati conoscono e utilizzano le tutele previste dalla legge per facilitare il mantenimento e il reinserimento: solo il 7,8 per cento ha chiesto il passaggio al part-time, un diritto di cui è possibile avvalersi con la legge Biagi, poco meno del 12 per cento ha beneficiato di permessi retribuiti (previsti dalla legge 104/1992), il 7,5 ha utilizzato i giorni di assenza per terapia salvavita e il 2,1 i congedi lavorativi. E le cose non vanno meglio se si analizza la situazione dei caregiver: coniugi, figli, genitori o parenti dei malati sui quali la malattia ha un impatto notevole, non solo psicologico, ma anche per quanto riguarda l’attività lavorativa e i conseguenti introiti economici. Anche loro, poi, ricorrono troppo poco agli strumenti legislativi e regolatori: il 26 per cento utilizza i congedi lavorativi e solo il 7 le varie forme di tempo parziale, verticale e orizzontale, con riduzione proporzionale dello stipendio, previsto dai commi 2 e 3, art. 12 bis D. Lgs. 61/2000.

Oltre il 90 per cento dei malati vuole lavorare
Se ne è parlato all’Università degli Studi di Milano, in apertura degli eventi legati alla IX Giornata Nazionale del Malato Oncologico e in occasione della presentazione del progetto «Pro Job: lavorare durante e dopo il cancro. Una risorsa per l’impresa e per il lavoratore», un progetto dell’ Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMaC), in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, la Fondazione Insieme contro il Cancro e l’Istituto Nazionale Tumori del capoluogo lombardo. «Secondo il sondaggio Piepoli-AIMaC - spiega Francesco De Lorenzo, presidente AIMaC -, il 91 per cento delle persone malate vuole continuare a lavorare ed essere parte attiva della società. I dati dell’indagine Censis-FAVO evidenziano però che le forme di gestione flessibile per conciliare lavoro e cure oncologiche sono ancora poco note e non influiscono in modo significativo sulla vita dei molti pazienti coinvolti. Ciò spiega la grande difficoltà di contemperare le esigenze produttive con quelle legate alla cura. Questa situazione interessa anche i cosiddetti caregiver, cioè familiari o amici che assistono i malati in modo continuativo. Proprio per colmare questo vuoto, nasce Pro Job, che speriamo venga adottato dal maggior numero possibile di realtà imprenditoriali». Del resto esistono svariate esperienze che dimostrano come conciliare cure oncologiche e produttività non sia un’utopia, con vantaggi per tutti.

Continuare la propria attività aiuta i pazienti
«Evidenze scientifiche dimostrano che il lavoro aiuta a guarire e a seguire meglio i trattamenti - continua Francesco Cognetti, presidente di Insieme contro il Cancro -. Ma servono nuovi strumenti per non escludere i malati dal mondo produttivo: è evidente che, malgrado gli sforzi di adattamento dei pazienti, si entra in una fase di non facile conciliazione tra condizione di salute e lavoro. È essenziale che il mondo delle imprese comprenda che i malati oncologici possono e devono lavorare, ma non necessariamente come prima della diagnosi. Il tumore è ormai da tempo una patologia di massa con effetti prolungati nel tempo e, malgrado l’universalità dell’accesso alle cure del Servizio sanitario, determina costi economici significativi che pazienti e familiari devono affrontare in parte anche direttamente di tasca propria e che comunque incidono sulla loro condizione socio-economica».

Gli obiettivi del progetto
Nel 2013 in Italia si sono registrate 366mila nuove diagnosi di tumore. E sono circa 700mila le persone con diagnosi di cancro in età produttiva. «Pro Job - sottolinea Elisabetta Iannelli, segretario della Fondazione Insieme contro il Cancro - mira a promuovere l’inclusione dei pazienti oncologici nel mondo delle imprese, a sensibilizzare i dirigenti perché creino per i malati condizioni ottimali nell’ambiente di lavoro, ad agevolare i dipendenti che hanno parenti colpiti da tumore a conservare l’impiego grazie alle tutele giuridiche vigenti e a disincentivare il ricorso inadeguato a procedure per fronteggiare le difficoltà determinate dalla patologia. L’obiettivo finale del progetto è quello di rendere l’azienda consapevole dei bisogni emergenti dell’organizzazione e dell’individuo per rispondervi in modo adeguato, tempestivo e in autonomia recuperando, altresì, professionalità preziose che altrimenti rischiano di andare perso con conseguente danno per la produttività dell’impresa». Secondo Michele Tiraboschi, professore di diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia, «l’azienda in grado di sviluppare il progetto Pro Job potrà valorizzare il proprio capitale umano permettendo, da un lato, ai dipendenti malati di cancro di recuperare parte del proprio benessere attraverso il reinserimento occupazionale e di ritrovare velocemente motivazione, impegno e capacità produttiva, dall’altro ai lavoratori familiari di un paziente di continuare il proprio lavoro, senza rinunciare all’assistenza del malato, avvalendosi del part-time. Tutto ciò a beneficio sia del lavoratore che dell’azienda».