I vantaggi della mammografia in 3D

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 01/07/2014

STUDIO USA
L’evoluzione dell’attuale mammografia digitale in un test su 500mila donne: «vede» meglio il seno, trova più tumori e riduce i falsi positivi. Può diventare l’esame standard


La mammografia in 3D scova un numero maggiore di tumori del seno invasivi e riduce il numero di ulteriori approfondimenti non necessari. Lo sostiene un ampio studio americano pubblicato sulla rivista scientifica Journal of the American Medical Association (Jama), che ha preso in esame i dati circa mezzo milione di mammografie effettuate in 13 differenti centri statunitensi.

Mammografia 3D: vede meglio il seno
La mammografia tridimensionale, nota anche come tomosintesi digitale del seno, è l’evoluzione dell’attuale mammografia digitale. Il mammografo digitale 2D, grazie a un sistema di pendolazione del tubo tradizionale che emette le radiazioni, consente di acquisire mammografie in 3D. In pratica, a differenza di una normale mammografia, dove la macchina è fissa, nella tomosintesi si muove intorno al seno, creando con i raggi X un’immagine tridimensionale dei tessuti mammari sovrapposti. Negli Stati Uniti nel 2011 la tomosintesi è stata approvata, in combinazione con la mammografia digitale standard, come strumento da utilizzare all’interno dei programmi di screening. La tecnica è nota da almeno cinque anni e i macchinari sono già in produzione da varie ditte. «Anche in Italia è già utilizzato in molti ospedali, per esempio nel nostro Istituto già ne abbiamo uno e stiamo per acquistarne un secondo - spiega Pietro Panizza, direttore della Radiologia 1 dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e past-president della sezione di senologia della SIRM (Società Italiana di Radiologia Medica) -. Da qualche anno ormai sono comparsi in letteratura risultati interessanti di varie ricerche e ci sono anche diversi gruppi italiani che lo hanno studiato».

Tra pro e contro si va verso il cambiamento
Dai rilevamenti dello studio emerge che con la tomosintesi sono stati diagnosticati il 41 per cento in più di tumori al seno invasivi, inoltre è diminuito del 15 per cento dei richiami (e conseguenti ulteriori indagini) dovuti a falsi positivi e, in generale, è stato scovato il 29 per cento in più di carcinomi mammari. «Questa analisi conferma che la mammografia in 3D scova, rispetto a quella tradizionale, un numero maggiore di tumori potenzialmente letali e lo fa in una fase precoce, inoltre risparmia a tante donne l’ansia e “il costo” di ricevere esami aggiuntivi inutili per quelli che poi si verificano essere dei falsi positivi» dice Emily F. Conant, capo della Senologia al dipartimento di Radiologia della Perelman School of Medicine della University of Pennsylvania e autrice principale della ricerca. I vantaggi appaiono chiari: per le pazienti cambia poco, l’esame dura soltanto pochi secondi in più, ma i medici ottengono informazioni più dettagliate, perché si vedono meglio le varie «strutture e livelli» dei tessuti mammari. «In effetti il pro del 3D è che ha dimostrato una maggiore sensibilità (capacità di identificare il cancro) e specificità (capacità di riconoscere come tali le immagini falsamente dubbie) rispetto alla mammografia digitale, perlomeno nello screening - commenta Panizza -. Il contro è che la dose di radiazioni è per ora un poco superiore a quella della sola mammografia digitale. È però prevedibile che la tecnica 3D sostituirà l’attuale a breve. In particolare sarà utile nella mammografia di screening, visto che riduce il numero di richiami per accertamenti e aumenta la capacità di scovare la malattia».