Un tatuaggio al posto della chirurgia

   D-Repubblica, Tiziana Moriconi, 23/07/2014

Rita è un'artista con una formazione medica. E collabora con le Breast Unit per offrire un'alternativa alla ricostruzione del complesso areola-capezzolo alle donne operate per un tumore al seno


Rita Molinaro, classe 1965, fa la tatuatrice. E aveva 31 anni quando nel suo studio, a San Donà di Piave, si presentò una cliente con una richiesta particolare: era una donna che aveva subito un intervento al seno per un tumore, e voleva che lei ricreasse l’areola con un tatuaggio. “Non l’avevo mai fatto e non sapevo da dove partire – racconta Rita – e la signora, un po’ scherzando e un po’ no, mi disse: bene, ha un anno per imparare. Così ho cominciato a informarmi. Non esistevano corsi specifici né, ovviamente, una figura di tatuatore medicale”.

Tatuaggi in ospedale. Da quel momento, Rita ha cominciato a spendere tempo ed energie nella sua formazione “medica”, e sei anni fa si è presentata alla Lega italiana per la lotta ai tumori (Lilt) di Treviso come tatuatrice medicale volontaria. Grazie al sostegno dell’associazione e del direttore della breast unit dell’Ospedale di Treviso (Usl 9), Nicola Balestrieri, Rita ha dato vita a un progetto inedito, dedicato a una tecnica innovativa di tatuaggio come alternativa alla ricostruzione del capezzolo e dell’areola per le donne che ne avevano subito l’asportazione a causa di un tumore. Era il primo progetto del suo genere in Italia.

Disegnare il seno. Non si trattava – e non si tratta – di semplice dermo-pigmentazione, ma di veri e propri disegni artistici con effetti ottici in grado di restituire tridimensionalità (nel caso in cui le donne preferiscano non ricostruire il capezzolo) e di eliminare le discromie delle cicatrici dell’intervento chirurgico.

Ma non basta la mano di un artista per questo lavoro. “Non ci si improvvisa tatuatori medicali”, chiarisce subito Rita: “Qui il tatuaggio fa parte di un lungo percorso riabilitativo a cui le pazienti arrivano dopo l’asportazione del seno, le cure chemioterapie, che abbassano le difese immunitarie, e radioterapiche. Molti farmaci, inoltre, provocano delle reazioni cutanee e sensibilizzano la pelle. Anche il sostegno dello psicologo è fondamentale, perché molte pazienti non accettano la perdita del seno e la ricostruzione. Un tatuatore, per quanto bravo, non può agire da solo, ma deve lavorare a strettissimo contatto con l’équipe della breast unit”.

Tatuaggi sicuri. Insomma, questi tatuaggi sono una procedura medica vera e propria. Anche perché esiste la possibilità di complicanze: il rischio più grande è che il tatuaggio provochi un’infezione nell’area della protesi, spiega Rita. Che ha messo a punto un protocollo e brevettato l’attrezzatura per cui non solo gli aghi, ma ogni cosa – dall’acqua usata per i pigmenti (confezionati in porzioni monouso e tracciati), all’ambiente, al camice e ai guanti – è sterile. “Il nostro modo di lavorare è unico e non esiste nulla del genere in tutta Europa”, assicura la tatuatrice.

Anche i pigmenti sono scelti con attenzione, in modo da non interferire con gli esami diagnostici (per esempio la mammografia e la risonanza magnetica). Se il tatuaggio è eseguito con tutte le accortezze, quindi, non vi è pericolo di effetti secondari di alcun tipo. “In questi sei anni – racconta ancora Rita – presso l’Ospedale di Treviso abbiamo condotto uno studio (in pubblicazione, ndr.) insieme all’Istituto superiore di sanità per valutare rischi e vantaggi della tecnica: abbiamo trattato in tutto 150 pazienti, anche immunodepresse per via delle terapie, senza mai avere complicanze. E il grado di soddisfazione è stato altissimo”.

Come si svolge il tatuaggio? “Le pazienti sono inviate da me dai medici della breast unit e si presentano con una scheda completa delle informazioni mediche. Il mio lavoro comincia con la spiegazione della tecnica, facciamo una foto e valutiamo insieme come procedere e con la scelta del colore. Le faccio collaborare il più possibile, per renderle partecipi. Il tatuaggio in sé dura 20-30 minuti, e la seduta circa un’ora e mezza. Poi le pazienti vengono rimandate a casa con un promemoria su come medicare il tatuaggio e i numeri di telefono di riferimento. Dopo un mese si valuta il tatuaggio e si stabilisce se fare una seconda seduta: nella maggior parte dei casi ne servono due. Rispetto al trucco permanente, che richiede di essere ritoccato circa ogni anno, il tatuaggio può essere ripreso ogni 5-6 anni, limitando il rischio che si sviluppino reazioni allergiche alle sostanze impiegate.

Una scuola per tatuatori. Ad oggi non esiste la figura del tatuatore medicale, e può accadere che le pazienti vengano inviate in uno studio qualsiasi. Ma le cose potrebbero cambiare. “Stiamo lavorando anche con il centro Ondico dell’Iss affinché sia riconosciuto un percorso sicuro per la paziente”.

Un nuovo centro a Udine. Intanto, il secondo ambulatorio italiano specializzato in “tatuaggi senologici” sta per essere lanciato. Succede a Udine, dove l’Associazione nazionale donne operate al seno (Andos - Comitato di Udine) – ha siglato un accordo con l’Azienda ospedaliero universitaria Santa Maria della Misericordia e con una clinica convenzionata, Salus Alpe Adria: la breast unit metterà in contatto le pazienti che necessitano del tatuaggio con l’associazione, e questa finanzierà lo spazio presso la clinica, l’attrezzatura e i tatuaggi, che verranno eseguiti sempre da Rita Molinaro. “L’obiettivo è far sì che questa tecnica entri a far parte del percorso di cura, che le pazienti siano tutelate e che non debbano sostenere alcun costo”, dice Mariangela Fantin, presidente di Andos Udine: “Vogliamo anche contribuire a formare tatuatori specialisti per metterli in grado di comunicare con le donne che stanno affrontando un tumore al seno: tatuare è un discorso, prendere in carico la parte finale di un percorso così doloroso e delicato è molto più complesso”. Il progetto sarà presentato ufficialmente il 25 luglio nella città friulana e partirà il prossimo ottobre.