Andare in vacanza nonostante il tumore? È possibile (e giusto)

   Sportello Cancro, 01/08/2014

L VADEMECUM
Programmare un periodo di ferie, persino all’estero, è possibile anche per i pazienti in cura per un tumore. Benefici a livello fisico e psicologico. Consigli utili dagli esperti


Tumore e vacanza non sono due estremi inconciliabili. Troppo spesso pazienti e familiari, provati fisicamente e psicologicamente dalla malattia e dalle fatiche quotidiane, si rassegnano ingiustamente al «vorrei, ma non posso». Certo, per poter pensare di partire, sono necessarie due premesse fondamentali: il malato deve essere in condizioni fisiche tali che gli consentono di muoversi e i tempi delle ferie devono essere compatibili con le eventuali terapie in corso. «Ciò detto, si può pensare di spostare l’intervallo di sedute chemioterapia di una settimana, se possibile e organizzandosi per tempo - dice Stefano Cascinu, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica -. Oppure chi è in radioterapia, generalmente programmata ogni giorno per un certo numero di settimane, può allontanarsi prima o dopo il ciclo di trattamenti. Servono flessibilità e disponibilità, da parte degli specialisti e di pazienti e familiari, ma trovare una soluzione è in molti casi possibile e può rivelarsi utile, soprattutto per il beneficio psicologico che se ne trae».

Consigli pratici per programmare una vacanza
Non esistono limiti particolari nel scegliere la meta per un periodo di ferie: non esistono divieti per mare, montagna, laghi o città da visitare. Si può anche andare all’estero, se le forze lo consentono. La regola numero uno è comunque parlarne con il proprio medico (oncologo, radioterapista o specialista chirurgo) che, conoscendo nel dettaglio la situazione, può dare suggerimenti pratici e dettare eventuali accorgimenti o regole da rispettare. Seconda regola d’oro: portare con sé la documentazione che riporta la storia del malato e la terapia in corso, per poter affrontare eventuali urgenze. In generale tutti i pazienti oncologici devono poi fare attenzione al sole e proteggersi con particolare cautela: eventuali cicatrici, effetti collaterali delle radiazioni o farmaci fotosensibilizzanti rendono la pelle un punto vulnerabile, ma è per lo più sufficiente coprirsi, utilizzare adeguate creme ed evitare di esporsi nelle ore più calde. «Un’accortezza particolare per chi è in chemioterapia - aggiunge Cascinu - è quella di valutare i tempi della partenza tenendo presente che sarebbe meglio allontanarsi da casa dopo circa 10-12 giorni dall’ultima seduta, quando in genere è stato smaltito il più degli effetti collaterali che possono debilitare il malato e rendere poco piacevole un viaggio. Così resterebbe all’incirca una settimana di tempo prima della terapia successiva, ma in accordo con l’oncologo si potrebbe ritardare di qualche giorno e arrivare a guadagnare una decina di giorni o qualcosa di più per la vacanza». Un po’ più complesso è l’allontanamento da casa di pazienti che hanno un tumore in stadio avanzato, ma anche in questo caso non è necessario rinunciare a prescindere. Sempre discutendone con lo specialista di riferimento, si può optare per un luogo vicino e che sia dotato di un pronto soccorso o, meglio, di una struttura di oncologia medica, che in caso d’imprevisti o emergenze possono fronteggiare la situazione.

I vantaggi psicologici della partenza
Diversi studi hanno evidenziato come un malato psicologicamente forte reagisca meglio ai trattamenti, perché è capace di aderire alla cura con coscienza, sistematicità e determinazione. L’atteggiamento individuale non influisce sulla prognosi finale, ma certamente può influire sulla fasi del decorso della malattia e sulla qualità di vita della persona malata e di chi le sta vicino. «Proprio in quest’ottica è importante - dice Anna Costantini, direttore dell’Unità di Psiconcologia dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma e presidente della Società italiana di psiconcologia - che pazienti e familiari considerino come la dimensione del piacere, per ognuno derivante da aspetti diversi, non è un lusso e non “distrae” dalla cura, ma costituisce una componente centrale del processo di riabilitazione psicofisica. Le cure oncologiche hanno un costo alto in termini psicologici. Prendersi una vacanza in luogo sereno o che dà entusiasmo, con persone care, può attenuare sentimenti di demoralizzazione, aiutare a ricaricarsi e recuperare quel senso di vitalità necessario per reinvestire energie al termine delle cure o per affrontare la fatica di un nuovo periodo di terapie». Infine, se il fisico lo consente può rivelarsi molto utile anche fare movimento: passeggiate, nuotate, camminate o quello che si preferisce. «Troppo spesso - suggeriscono gli esperti - ci si lascia limitare da eccessive cautele, mentre è ormai stato dimostrato che una moderata attività fisica può essere di grande aiuto, per la ripresa fisica e psicologica».