Cancro al seno, studio italiano svela la causa delle metastasi

   Sportello Cancro, Mario Pappagallo, 03/09/2014

ONCOLOGIA
Una proteina chiave, la osteopontina, ha mostrato il suo «lato oscuro»: viene prodotta anche dalle cellule tumorali, e ne assicura la loro sopravvivenza in ambiente ostile


I meccanismi che rendono le cellule tumorali «invincibili» e «migranti» nell’organismo dopo essere state quasi distrutte dalle cure (guai a non riuscirci al primo colpo) sono oggetto di numerosi studi in laboratori di tutto il mondo. Ma recentemente sono sempre i ricercatori italiani a firmare lavori determinanti. È una via che segue la logica del passo dopo passo, con scoperte che presto (sommandosi) porteranno alla vittoria. Chemio-prevenzione o cibo-prevenzione, diagnosi sempre più precoce, cure super intelligenti e, infine, blocco dei meccanismi alla base delle metastasi. Il finale, oggi non più fantascientifico, è la vittoria sul cancro. Il passo avanti di ieri viene dagli scienziati dell’Istituto nazionale dei tumori (Int) di via Venezian a Milano. Hanno scoperto un nuovo meccanismo, «padre» delle metastasi nel tumore al seno.
C’è di mezzo una proteina chiave, la osteopontina. Del tutto insospettabile, normalmente presente al di fuori delle cellule e coinvolta nella regolazione di diversi processi naturali. L’osteopontina ha una doppia personalità. Un po’ come il Dottor Jekyll e il suo alter ego «cattivo» Mister Hyde nel celebre romanzo di Robert Louis Stevenson (Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde, 1886). Il team di scienziati ha scoperto il «lato oscuro» dell’osteopontina: viene prodotta sia dalle cellule tumorali (Mr. Hyde), e ne assicura la loro sopravvivenza in ambiente ostile (un vero scudo), sia dalle cellule mieloidi (Dr. Jekyll) del sistema immunitario, globuli bianchi (difese che dovrebbero attaccare il tumore) che non la rilasciano all’esterno ma la trattengono. Ed ecco che l’osteopontina protegge le cellule tumorali che stanno formando le metastasi dall’attacco delle cellule di difesa. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research, svela un importante tassello del puzzle metastasi e, di conseguenza, apre la strada alla ricerca di vie più efficaci per rendere vulnerabile il cancro proprio quando sembra diventato invulnerabile.