Oltre le cure anticancro, nuove strategie «di supporto» ai malati

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 10/10/2014

STUDI
Al Congresso europeo di oncologia presentate varie ricerche per migliorare la qualità di vita e arginare gli effetti collaterali delle terapie, come nausea e perdita di peso


Contrastare gli effetti collaterali della chemioterapia è spesso possibile. Ed è fondamentale sia per consentire ai pazienti di seguire le cure fino in fondo, senza doverle sospendere o interrompere perché troppo debilitati, sia per garantire loro la migliore qualità di vita possibile durante e dopo i trattamenti. I ricercatori lavorano attentamente anche su questo fronte, come dimostrano alcuni studi presentati il recente Congresso Europeo di Oncologia Medica 2014 (Esmo) che hanno indicato modi efficaci per contrastare nausea, vomito, perdita di peso e rischio di tromboembolismo venoso associati a diversi farmaci chemioterapici.

Un farmaco elimina la nausea da chemio
In un trial condotto su oltre 500 malati sottoposti a chemioterapia a base di cisplatino per differenti tumori che avevano rifiutato di proseguire il trattamento dopo il primo ciclo, il medicinale rolapitantant si è dimostrato un valido supporto, in grado di prevenire quegli episodi severi di nausea e vomito che spesso portano i malati a interrompere le cure o a richiedere una riduzione della dose. Il farmaco antiemetico (un antagonista del recettore NK-1, che viene bloccato a livello cerebrale per impedire che si scatenino nausea e vomito) ha funzionato bene sia nell’immediato, cioè nelle prime 24 ore dopo la seduta chemioterapica, sia sul lungo periodo, ovvero nei 5 giorni successivi. «Oltre il 72 per cento dei partecipanti non ha avuto episodi di emesi e non ha chiesto aiuto per arginare il senso di nausea - specifica Roberto Labianca, direttore dell’Unità Operativa di Oncologia Medica e del Cancer Center all’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo -. Rolapitantant è stato ben tollerato e si è rivelato molto efficace, quindi potrebbe presto entrare nella pratica clinica per tutti i pazienti che devono fare questo tipo di chemioterapia».

Nuovo rimedio contro il rischio di trombosi
Un altro problema importante che può complicare notevolmente la situazione nei pazienti oncologici è il tromboembolismo venoso, ovvero la presenza di un trombo in una vena che, casi più gravi, può distaccarsi dalla sua sede di origine e migrare nel polmone causando un’embolia polmonare. Si tratta di una complicazione piuttosto comune e grave nei pazienti con tumore, il cui rischio sale ulteriormente in chi viene sottoposto a chemioterapia ed è portatore di catetere venoso centrale. Per prevenirlo solitamente si ricorre a una terapia anticoagulante, che fa però salire le probabilità di sanguinamento. Due sperimentazioni hanno ora evidenziato che con il farmaco rivaroxaban si ottiene la stessa protezione antitrombotica garantita dai medicinali tradizionali, diminuendo però il pericolo di emorragie.

Così può tornare l’appetito ai malati
Infine, durante l’ultimo Esmo, sono stati resi noti i dati relativi a un altro farmaco, anamorelin, che si è dimostrato utile nel migliorare l’appetito e nel far crescere la massa corporea nei pazienti con un carcinoma polmonare avanzato che soffrono di anoressia e cachessia (una grave forma di deperimento dell’organismo), due tra i sintomi più preoccupanti e difficili da gestire in molti malati con un tumore in stadio avanzato. A causa di nausea e vomito, degli effetti collaterali dei trattamenti chemio o radioterapici o delle conseguenze di faticosi interventi chirurgici, non pochi pazienti finiscono per perdere peso e massa muscolare, con conseguente stanchezza cronica e debolezza. «Poter contrastare perdita di peso, affaticamento e il conseguente peggioramento della qualità di vita, con un progressivo isolamento, nei pazienti è importante - conclude Labianca -. E, come dimostrano questi studi, integrare fin da subito le varie cure palliative insieme alle terapie anticancro può portare a migliorare sia gli esiti delle terapie stesse che la qualità di vita dei pazienti».