Scoperti nuovi bersagli per far morire di fame i tumori

   HealthDesk, 21/10/2014

Un gurppo di ricercatori dell'Università La Sapienza di Roma e della Oxford University ha identificato nuovi bersagli molecolari per il controllo dell'angiogenesi, ovvero la generazione dei vasi sanguigni. La ricerca, pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), apre la strada allo sviluppo di farmaci più intelligenti per curare importanti patologie, tra cui il cancro.
L'angiogenesi è il normale processo di formazione dei vasi sanguigni che avviene nel corso dello sviluppo embrionale o nella riparazione di una ferita. Ma una formazione indesiderata di nuovi vasi sanguigni e una sua anomala crescita può verificarsi anche in alcune patologie, per esempio nella degenerazione maculare della retina o nei tumori solidi, come quelli del polmone o del seno. Nelle neoplasie il fenomeno rappresenta la maggiore causa di progressione tumorale e di sviluppo di metastasi.
I ricercatori hanno lavorato sulla proteina VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor), che stimola le cellule endoteliali a formare nuovi vasi sanguigni e che viene prodotta anche dalle cellule tumorali. Molte terapie antitumorali si basano attualmente proprio sulla completa inibizione delle funzioni biologiche del VEGF per interrompere la vascolarizzazione e quindi "l'alimentazione" di alcuni tumori solidi. Questo tipo di approccio clinico, però, non ha dato finora i risultati sperati: bloccando l'attività complessiva del VEGF si innescano una serie di "contromisure" che annullano o attenuano gli effetti dei farmaci anti-angiogenici.
Il nuovo studio ha invece dimostrato che è possibile inibire selettivamente una specifica catena di reazioni attivata dal VEGF, provocando il blocco dell'angiogenesi. Il meccanismo individuato permette, infatti, di fermare più a valle e in modo specifico la proliferazione e migrazione delle cellule endoteliali, senza interferire con altre funzioni essenziali della proteina. Per questo la ricerca potrebbe portare allo sviluppo di farmaci più innovativi di quelli in commercio.
« Sarà fondamentale valutare – ha spiegato Antonio Filippini, uno dei coordinatori dello studio – gli effetti dell'inibizione di questo specifico pathway, che ha fornito brillanti risultati in modelli sperimentali, nell'angiogenesi tumorale e in pazienti oncologici».