Tumori, la burocrazia ruba tempo alle visite con i pazienti

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 13/10/2014

IL PROGETTO
L’80% di medici e farmacisti denuncia l’eccesso amministrativo. Snellire le procedure consentirebbe di risparmiare tempo e soldi, da investire a vantaggio dei malati


L’eccesso di «burocrazia informatica» e la sovrapposizione delle procedure e di sistemi che non si parlano tra loro gravano sugli oncologi e rubano tempo da dedicare ai malati di tumore, 2 milioni 250mila in Italia, con 370mila nuovi casi all’anno. A evidenziare il carico burocratico di un sistema che va ottimizzato sono 8 oncologi e farmacisti ospedalieri su 10, che sentono di non potersi dedicare al paziente come vorrebbero e dovrebbero. Non solo. La razionalizzazione dei costi, per due professionisti su tre, incide pesantemente sulle cure. Una preoccupazione sentita anche dai malati: tre su quattro pensano che i tagli alle spese sanitarie possano seriamente compromettere la qualità dei trattamenti e la metà si affida a famiglia o associazioni di volontariato per coprire i buchi dell’assistenza pubblica. È quanto emerge dai risultati di un’indagine su 1.200 tra pazienti, oncologi medici e farmacisti ospedalieri che ha affiancato il progetto “SynThesis”, promosso dal Collegio Italiano dei primari medici oncologi ospedalieri (Cipomo), dall’Associazione di oncologia medica (Aiom) e dalla Società Italiana di farmacia ospedaliera (Sifo).

Semplificare le procedure burocratiche in ospedale
“SynThesis”, nato per conciliare efficacia e sostenibilità economica delle cure oncologiche e presentato a Roma al Ministero della Salute, punta a semplificare le procedure e il lavoro, attraverso una collaborazione e un’integrazione sempre più stretta fra medici e farmacisti ospedalieri. L’obiettivo è recuperare tempo da dedicare al paziente e liberare risorse «da investire proprio nelle terapie innovative - osserva Giampiero Fasola, presidente del Cipomo -, uno dei banchi di prova più ardui che attende i sistemi sanitari in oncologia. Alcuni strumenti che utilizziamo nelle prescrizioni possono essere forse superati, e pare arrivato il momento di un serio “ripensamento” della gestione generale dell’assistenza», sottolinea. «Per rispondere in maniera più efficace alla richiesta di qualità delle cure da parte dei pazienti andrebbe risolta, secondo quanto avvertito in maniera unanime da oncologi e farmacisti, la questione sia di un eccessivo processo di burocratizzazione sia dell’appropriatezza delle cure» afferma Sandro Barni, direttore del dipartimento di Oncologia dell’ospedale di Treviglio (Bg) e coordinatore del progetto per Cipomo. L’oncologo fa un esempio: «Si potrebbero accorpare in uno stesso giorno i pazienti a cui va somministrato lo stesso farmaco, a volte piuttosto costoso, in modo da evitare sprechi».

Terapie innovative, spesi da 40 a 80mila euro all’anno
«Ripensare la gestione generale dell’assistenza - aggiunge Giuseppe Altavilla, direttore dell’Oncologia medica al Policlinico di Messina e coordinatore del progetto per Aiom - non solo ci libererebbe da molti dei legacci amministrativi, ma ci consentirebbe di dedicare più tempo alla nostra attività e metterci maggiormente al servizio del paziente. Tanto più che questo eccesso di burocrazia non ha dato ad oggi alcun riscontro né in un ritorno in termini di risorse, attraverso borse di studio o finanziamenti, né in feedback scientifici per ciò che riguarda l’utilizzo dei farmaci». Snellire la burocrazia potrebbe avere ricadute positive anche sul fronte economico, che preoccupa pesantemente tutti i soggetti coinvolti nelle terapie oncologiche, dai medici ai pazienti: «La sostenibilità dei costi per queste terapie, alcune in grado di garantire un miglioramento significativo dell’aspettativa di vita dei pazienti - continua Fasola - è fortemente in dubbio: oggi i trattamenti innovativi costano da 40 a 80mila euro all’anno a paziente, ma l’aumento della spesa sanitaria oncologica galoppa al ritmo del 5 per cento all’anno e ben presto, con l’arrivo di altre molecole nuove e importanti ma costose, potrebbe diventare insostenibile».

Risparmiare sulla burocrazia per investire in innovazione
L’indagine effettuata mostra poi chiaramente la sfida del prossimo futuro sarà trovare metodi per garantire a tutti e il più possibile l’accesso alle opportunità di cura. «Oggi si stima che il 20-30 per cento dei costi in sanità sia evitabile ed è su questi “sprechi” che occorre lavorare per liberare spazio per l’innovazione: migliorare la gestione dei percorsi assistenziali dei pazienti è una strada, già percorsa con successo da alcune Regioni, per ridurre le spese. Purtroppo si tratta ancora di esperienze a macchia di leopardo, ma le buone soluzioni dovrebbero essere accolte e applicate a livello nazionale. Ritengo però - continua Cascinu - che soprattutto la percezione da parte dei pazienti di non ricevere cure efficaci e/o costose a causa della crisi economica, emersa fortemente dall’indagine, è certamente eccessiva ma anche un aspetto da non sottovalutare. In Italia potremmo avere, soprattutto in relazione ai nuovi farmaci, problemi eventualmente correlati a ritardi o a qualche possibile rischio, ma il fattore economico non costituisce, oggi, una limitazione all’accesso alle cure né una discriminante. E, su questo importante aspetto, i pazienti hanno il diritto di essere tranquillizzati e rassicurati».