Taz, la proteina che predice l’efficacia della chemio

   D-Repubblica, Salute Seno, Tiziana Moriconi, 5/11/2014

In alcuni tipi di tumore al seno, detti Her2-positivi, i livelli di questa proteina sono correlati alla risposta ai farmaci. Uno studio dell'Istituto Regina Elena di Roma


Sapere in anticipo se una donna con il tumore al seno risponderà o meno alla chemioterapia, per evitare di somministrarla alle pazienti in cui non avrebbe effetto. È uno degli obiettivi della medicina personalizzata, e un importante passo avanti, nel caso del cancro al seno del tipo Her2-positivo, è stato fatto dai ricercatori dell’Istituto Regina Elena (Ire) di Roma.

La proteina Taz, che protegge i tumori. La scoperta riguarda una proteina chiamata Taz, già nota per avere un effetto protettivo sulle cellule tumorali nei confronti della chemioterapia: quando è presente a livelli elevati, le terapie oncologiche – che spesso vengono prescritte prima dell’intervento, per ridurre la massa tumorale e il rischio di metastasi, e che in questo caso sono dette neoadiuvanti – risultano inefficaci.

Lo studio, pubblicato su Oncotarget, è stato condotto su alcune donne con il tumore al seno Her2 sottoposte al trattamento combinato con chemioterapia e trastuzumab prima dell’intervento chirurgico. I ricercatori sono andati a indagare proprio il legame tra la presenza di Taz e l’efficacia della terapia: la risposta clinica completa si è avuta nel 78% dei casi tra chi aveva bassi livelli di Taz, e nel 57% tra chi aveva alti livelli della proteina.

Misurare i livelli di Taz nelle donne con carcinoma mammario Her-2 positivo dovrebbe quindi diventare una routine clinica per la scelta del percorso terapeutico, in modo da poter effettuare la terapia preoperatoria solo nelle pazienti che ne possono beneficiarne realmente, spiegano i ricercatori. “Clinicamente è fondamentale riuscire a predire una buona risposta al trattamento neoadiuvante, che deve essere in grado di far scomparire la lesione tumorale per permettere alla chirurgia di essere più efficace e meno invasiva”, sottolinea Ruggero De Maria, direttore scientifico dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena: “Questo lavoro permette di comprendere, con una metodologia piuttosto semplice, se le donne con tumori della mammella HER2 positivi possano giovare della terapia pre-chirurgica standard”.

Riferimento: “The Hippo transducer TAZ as a biomarker of pathological complete response in HER2-positive breast cancer patients treated with trastuzumab-based neoadjuvant therapy”. La ricerca è stata finanziata grazie al sostegno di un programma Airc.