Una nuova via per la cura del triplo negativo

   D-Repubblica, Tiziana Moriconi, 16/11/2014

Presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium 2014 i risultati preliminari di un nuovo abbinamento per il trattamento di questo tumore. La ricerca viene dall'Italia


Il tumore della mammella triplo-negativo, che colpisce il 12-17% delle donne con cancro al seno, rappresenta una delle principali sfide della moderna oncologia: in alcuni casi, infatti, è la forma di tumore mammario più difficile da trattare. Attualmente per questo carcinoma viene utilizzata solo la chemioterapia, perché non esistono farmaci mirati. Da Sant Antonio, dove si è svolto il Breast Cancer Symposium, il congresso di riferimento a livello mondiale sul tumore della mammella, arrivano però delle notizie positive: l'associazione tra paclitaxel, uno dei taxani maggiormente impiegati nella chemioterapia per questa forma neoplastica, e reparixin, una molecola che colpisce le cellule staminali del cancro (cancer stem cell, CSC), ha dimostrato di essere sicura e sembra riuscire a colpire la riserva di queste cellule particolari, oggi nel mirino di importanti centri di ricerca a livello mondiale.

Le cellule staminali tumorali. Cosa sono le CSC e perché sono importanti nel tumore al seno triplo negativo? Le CSC rappresentano circa il 2% delle cellule tumorali totali e hanno una elevata capacità di replicazione: contengono infatti al loro interno le caratteristiche genetiche per dar vita a nuove unità tumorali, pronte a ridare fiato alla malattia e a sviluppare metastasi. Il problema è che spesso risultano inattaccabili dalla chemioterapia, anche quando questa risulta efficace nelle cellule tumorali “classiche”.

Recenti ricerche suggeriscono che uno dei meccanismi alla base della resistenza ai trattamenti e, quindi, delle recidive, sia legato proprio alla presenza delle Csc: per questo esse giocano un ruolo fondamentale per la progressione di molte forme di tumori, compreso il tumore al seno triplo negativo per cui, come abbiamo ricordato, non ci sono altre terapie specifiche (come invece accade per la forma sensibile agli ormoni femminili).

Reparixin, il microambiente e l'infiammazione. Sviluppato dalla ricerca del Gruppo Dompé©, azienda farmaceutica italiana, reparixin rappresenta il primo trattamento specifico contro le cellule staminali tumorali attualmente in sviluppo. Non si tratta di una molecola nuova alla ricerca: il farmaco ha una lunga storia (è stato sviluppato 10 anni fa nei laboratori de L'Aquila) ma è la prima volta che viene sperimentato come antitumorale nel cancro al seno. Non agisce direttamente sulle CSC, ma sul microambiente in cui queste si sviluppano: precisamente sui cosiddetti mediatori dell'infiammazione, e in particolare sull'interleuchina-8. Sembra infatti che alti livelli di questa citochina (comedell'interleuchina-6) siano associati alla comparsa di metastasi del tumore mammario.

“Ad oggi sembra che le due interleuchine siano il motore della crescita delle CSC – spiega Eugenio Aringhieri, Ceo del Gruppo Dompé© - per questo abbiamo scelto il più selettivo inibitore dell'interleuchina e lo abbiamo testato. In vitro abbiamo avuto dei buoni risultati e da qui siamo partiti per mettere a punto due studi clinici: uno è quello sui pazienti con tumore al seno metastatico presentato a San Antonio".

Lo studio. I risultati presentati a San Antonio provengono da uno studio di fase Ib condotto nei principali centri di ricerca oncologica negli Stati Uniti e coordinato da Anne Schott, della University of Michigan. La ricerca ha preso in esame 20 donne con tumore mammario metastatico (HER-2 negativo) che non avessero ricevuto più di tre trattamenti chemioterapici precedenti, senza metastasi cerebrali. Le pazienti sono state suddivise in tre diversi gruppi, con dose a scalare di reparixin in combinazione con dosi fisse di paclitaxel (rispettivamente paclitaxel 80 mg/m2 + reparixin 400 mg oppure paclitaxel 80 mg/m2 + reparixin 800 mg o paclitaxel 80 mg/m2 + reparixin 1200 mg).

I risultati. L'associazione dei due farmaci è risultata soddisfacente: in molte pazienti il trattamento con reparixin è proseguito per oltre sei mesi, così come il monitoraggio del processo evolutivo delle cellule staminali tumorali, la cui presenza sembrerebbe essere stata ridotta grazie al trattamento con il farmaco. Anche se preliminari, sono disponibili alcuni dati sull'efficacia, con una significativa percentuale di pazienti che continua a mostrare risposte cliniche nel trattamento a lungo termine. I risultati dello studio sono estremamente incoraggianti per lo sviluppo futuro di reparixin, che ha come bersaglio il recettore espresso dalle cellule staminali tumorali", dice Schott”.

“Abbiamo ora deciso di passare alla fase 2 per testare il trattamento in combinazione con la chemioterapia standard in confronto alla sola chemioterapia”, continua Aringhieri: “Stiamo coinvolgendo 60 centri, di cui circa 40 in Europa, 8-10 saranno italiani (il primo è lo IEO di Milano, ndr.), scelti per la competenza specifica nel trattamento del cancro del seno. Cominceremo nel 2015 e lo studio durerà circa un anno, con un secondo anno di follow up. Lavoreremo con i migliori centri oncologici nel mondo, ma sappiamo che il rischio di non raggiungere i risultati desiderati è molto alto, come d’altronde per molti farmaci in sviluppo in oncologia. In ogni caso, però, otterremo informazioni fondamentali in questa area di ricerca”.