Gonfiore a gambe e braccia addio, grazie al linfonodo «sentinella»

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 26/01/2015

TUMORI
La tecnica permette di sapere se il tumore si è diffuso ai linfonodi però senza asportarli tutti. Benefici per i pazienti e minori costi sanitari. Esperti riuniti a Monza


Un intervento meno invasivo, minore possibilità di complicanze durante e dopo l’intervento, costi inferiori, ma con lo stesso risultato in termini di efficacia e sicurezza per le pazienti. La tecnica del «linfonodo sentinella», già ampiamente collaudata per i tumori del seno e i melanomi cutanei, è stata sperimenta con successo anche nelle donne con una neoplasia ginecologica. «Nell’ultimo decennio un’ampia esperienza scientifica ha evidenziato l’efficacia della tecnica d’identificazione del linfonodo sentinella nel trattamento del carcinoma endometriale e della cervice uterina in stadio iniziale» dice Rodolfo Milani, direttore della Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia all’Università di Milano Bicocca e presidente di un congresso sul tema che riunisce in questi giorni al San Gerardo di Monza i maggiori esperti di ginecologia oncologica italiani e stranieri.


Una sola «sentinella» che contiene molte informazioni
La strategia consiste nell’identificare il linfonodo, detto appunto «sentinella», dove possano eventualmente annidarsi le cellule tumorali provenienti dai tumori dell’utero (cervice o endometrio). In questo modo è possibile rimuovere solo il sentinella per ottenere le stesse informazioni, sull’eventuale proliferazione di cellule cancerose al di fuori della lesione asportata o dell’organo, che oggi si ottengono solo asportandoli tutti. Per i pazienti operati di melanoma e carcinoma mammario questa è già una strategia standard, che risparmia ai malati lo svuotamento ascellare (ovvero l’asportazione di tutti i linfonodi in quella sede), causa del fastidioso linfedema o braccio gonfio. «Allo stesso modo potremmo ridurre al minimo i disturbi associati alla linfoadenectomia pelvica e lomboaortica (ovvero l’asportazione di tutti i linfonodi nella zona della pelvi e nelle vicinanze della aorta) e in particolare lo sgradevole gonfiore degli arti inferiori – chiarisce Alessandro Buda, responsabile dell’Unità di Ginecologia Oncologica Chirurgica all’Ospedale San Gerardo di Monza -. In un immediato futuro la linfoadenectomia potrebbe essere limitata ai pochi casi (15-20 per cento circa) in cui la metodica del sentinella non dovesse essere fattibile oppure quando le indagini preoperatorie evidenziano un forte sospetto di localizzazioni metastatiche linfonodali».

Tanti i vantaggi, per quasi 12mila italiane che si ammalano ogni anno
Ogni anno in Italia sono quasi 8mila i nuovi casi di tumore dell’endometrio, più frequente dai 40 anni in su, e circa 3400 quelli di tumore della cervice, che colpisce generalmente donne più giovani. «Dall’inizio degli anni Duemila, molti gruppi ginecologici-oncologici internazionali (in primis americani, canadesi e francesi) – continua Milani - hanno portato a conclusione numerosi studi volti a dimostrare l’affidabilità dei linfonodi sentinella come indicatori della presenza diffusa della malattia a livello linfonodale. La metodica si è rivelata corretta e precisa in oltre il 90 per cento dei casi». Inoltre, come riporta Giovanni Scambia, primario della divisione di Ginecologia Oncologica del Policlinico Gemelli di Roma, fra gli esperti riuniti a Monza: «Utilizzare questa nuova strategia porterebbe a una riduzione della complessità chirurgica e permetterebbe di affrontare la maggior parte dei casi per via laparoscopica (quindi senza taglio), riducendo ulteriormente la degenza e le complicanze a breve e lungo termine, migliorando così la qualità di vita delle pazienti. E abbassando anche i costi per il Servizio Sanitario, in considerazione del minor tasso di complicanze, dei minori costi ospedalieri e di sala operatoria, con minor numero di giorni di degenza». Per snellire i tempi ospedalieri e semplificare le procedure «abbiamo ora a disposizione anche una nuova tecnica – conclude Buda: per identificare al meglio i linfonodi sentinella (di solito 2, uno per lato) si inietta un colorante naturale (indocianina verde) nella cervice della paziente, mentre è in sala operatoria dopo l’anestesia. Così riusciamo a essere più precisi e rapidi, con minori fastidi per le pazienti».