I farmaci per curare l’osteoporosi prevengono i tumori?

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 08/01/2015

RICERCA
Due studi indicano che i bifosfonati, comunemente usati contro la fragilità delle ossa, potrebbero anche contribuire a difendere da certi tipi di cancro a polmoni, seno e colon


I farmaci più comunemente usati nella cura dell’osteoporosi, i bifosfonati, potrebbero anche contribuire a prevenire certi tipi di tumori dei polmoni, del seno e del colon. A sostenerlo sono sue studi da poco comparsi sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), i cui esiti appaiono molto promettenti, sebbene preliminari perché per ora condotti soltanto in laboratorio e ancora su esseri umani. I bifosfonati erano già stati associati, in studi precedenti, ad un rallentamento della crescita di alcune neoplasie in determinati pazienti e non in altri, ma il meccanismo e le ragioni per cui questo avvenisse non erano chiari. In queste due nuove ricerche, un team di ricercatori internazionale guidato da studiosi della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York ha dimostrato che questi farmaci bloccano la crescita anormale di cellule dovuta a un malfunzionamento di alcuni recettori, ben noti per essere associati allo sviluppo di alcuni tumori (e alla loro resistenza ad alcune terapie), quelli della famiglia HER/EGFR.

Meno tumori in chi è in cura con i bifosfonati
Avendo notato che alcune persone in terapia con questi medicinali hanno una minore incidenza di tumori, gli autori hanno esaminato, utilizzando la Connectivity Map (un database creato per analizzare le connessioni fra farmaci, malattie e geni), i geni che diventano più o meno attivi nelle persone che li assumono. «I bifosfonati potrebbero avere un ruolo importante nella prevenzione e nel trattamento di forme di cancro molto diffuse - spiega Mone Zaidi, autore principale delle ricerche -. Si tratta di farmaci già approvati, disponibili, sicuri e in uso da anni, il che è un chiaro vantaggio sia per i pazienti che per la sostenibilità economica a carico del sistema. Ora dobbiamo soltanto verificare su persone sane e pazienti ciò che abbiamo scoperto e confermato su cavie di laboratorio». Una delle due nuove pubblicazioni su PNAS descrive quindi come i bifosfonati possono fermare il moltiplicarsi di cellule che s’instaura per un malfunzionamento dei fattori di crescita HER/EGFR, mentre la seconda esamina le potenziali applicazioni di questa scoperta nella prevenzione di certi tumori e nella cura di altri resistenti ad alcune terapie.

Scoperta interessante, servono conferme
«La crescita di molti tumori (soprattutto del polmone, della mammella e del colon) è guidata da mutazioni somatiche di recettori tirosin-kinasici appartenenti alla famiglia dell’HER/EGFR - spiega Francesco Cognetti, direttore del Dipartimento Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e presidente della Fondazione Insieme Contro il Cancro. Alcune mutazioni a carico di queste proteine recettoriali possono portare alla loro costante attivazione e di conseguenza a una divisione cellulare incontrollata, uno dei fattori di predisposizione per sviluppo del cancro. Questo studio preclinico su linee cellulari tumorali e topi nel trattamento e nella prevenzione della crescita tumorale - continua l’esperto - mostra un potenziale ruolo dei bifosfonati, farmaci già ampiamente utilizzati in clinica nel trattamento delle metastasi ossee. Infatti in questi studi, queste molecole si sono dimostrate in grado di legarsi ai recettori della famiglia HER/EGFR, impedendo la trasmissione del segnale di crescita. Ulteriori studi clinici, su persone, sono necessari per confermare questo promettente risultato e per una loro applicazione in futuro nella pratica clinica».