Tumore al seno: una mammografia annuale a partire dai 40 anni?

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 09/01/2015

STUDIO USA
La familiarità non è un criterio adeguato per decidere chi deve fare il test prima dei 50. Casi in crescita tra donne 30-40enni


Tumore al seno e donne 40enni, che fare? Le raccomandazioni sulla partecipazione allo screening e gli esami da fare per un’eventuale diagnosi precoce in questa fascia d’età sono materia dibattuta da tempo. Da un lato c’è chi propende per un’estensione della mammografia, raccomandata dai 50 anni in su, anche alle donne più giovani. Dall’altro chi ritiene che questo esame, per svariati motivi, non sia il più adeguato per «sorvegliare» un seno giovane, senza considerare quanti ritengono che siano più i costi (in termini di diagnosi «in eccesso») che i benefici in vite salvate. Ora i ricercatori della University of California di San Francisco aggiungono un nuovo tassello nel «puzzle» delle varianti da considerare: decidere chi deve fare la mammografia a partire dai 40 anni in base alla storia familiare o alla densità del seno delle donne può non essere un criterio adeguato.

Pochissime giovani donne si ammalano per «predisposizione genetica»
Lo studio condotto dagli scienziati americani ha analizzato i dati di 136 donne a cui, tra il 1997 e il 2012, quando avevano fra i 40 e i 49 anni, era stato diagnosticato un carcinoma tramite lo screening con mammografia. La metà di loro aveva una neoplasia invasiva, l’altra un carcinoma duttale in sito, una forma iniziale e non aggressiva di tumore al seno. «Recenti pubblicazioni suggerivano d’inserire negli screening con mammografia anche le giovani donne considerate potenzialmente a rischio sia per la loro storia familiare che per la densità del loro seno - dice Bonnie N. Joe, a capo del Dipartimento di Radiologia dell’Università californiana e fra gli autori della ricerca- . Ma il nostro studio dimostra che questi due criteri non sono sufficienti e che così si perderebbe una significale percentuale di neoplasie che insorgono nelle 40enni». Infatti, stando agli esiti dell’analisi, gran parte delle pazienti cui era stato diagnosticato il tumore non aveva un’importante casistica precedente in famiglia (assente nel 90 per cento dei casi) o un tessuto mammario particolarmente denso (86 per cento) e il 78 per cento delle giovani donne non presentava nessuna delle due caratteristiche, caratteristiche rare anche fra quelle con tumori particolarmente aggressivi). «Servono altri criteri, più efficaci, per individuare chi è maggiormente a rischio di tumore in età giovanile - commenta l’autrice della ricerca -. Per ora, non avendo regole certe, la cosa migliore è che tutte le donne a 40 anni inizino a fare annualmente una mammografia».

In crescita i tumori al seno fra 30enni e 40enni
Ogni anno in Italia sono circa 46mila i nuovi casi di cancro al seno: l’80 per cento riguarda donne con più di 50 anni, ma l’incidenza nelle 30-40enni è in crescita. «A mio parere - commenta Marco Zappa, responsabile dell’Osservatorio nazionale Screening e specialista dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispo) di Firenze - è già evidente dalle statistiche ad oggi disponibili quel che sostiene quest’ultimo studio (la cui casistica però, di sole 136 donne, è assai limitata), ovvero che la maggior parte dei tumori sotto i 50 anni non hanno familiarità, che riguarda comunque una percentuale comunque bassa dei carcinomi alla mammella (anche in giovane età ci si aggira attorno al 10 per cento). Mentre è assai difficile ragionare sulla classificazione della densità del seno perché è un parametro complicato da applicare. In Italia quello che si sta studiando è se, a seconda della densità del seno in età giovanile si possono pensare intervalli di screening diversi: ad esempio una mammografia annuale per i seni densi e ogni due anni per quelli chiari. Uno studio coordinato dall’Ispo di Firenze è in corso per saggiare la validità di questa ipotesi».

Solo due Regioni offrono lo screening dadi 45 anni in su
Ad oggi le italiane dai 50 anni in su ricevono ogni due anni un invito per sottoporsi gratuitamente allo screening mammografico contro il tumore al seno, «ma le raccomandazioni sono di estendere lo screening fino a comprendere quelle di 45 anni con intervallo annuale - dice Zappa -. Purtroppo solo due Regioni (Emilia Romagna e Piemonte) hanno attivato per ora uno screening di questo tipo. Altre Regioni (come la Toscana) hanno programmato nel 2015 di ampliare l’invito dello screening attivo, ovvero biennale, fino alle 45enni». E in attesa che le altre Regioni si organizzino, che bisogna fare? «Tutto parte da un concetto inconfutabile: più il tumore è piccolo, più è facile da curare e maggiori sono le probabilità di guarigione, oltre che di mantenere la propria immagine corporea - rispondeva tempo fa l’oncologo Umberto Veronesi a una lettrice che gli chiedeva dell’utilità della mammografia in generale . Dunque il tema di discussione non è “se” ma “con quale frequenza”, ed eventualmente “come”, controllare il seno femminile alla ricerca di eventuali tumori iniziali».

Controlli «su misura» dai 40 anni in poi, in centri d’esperienza
Molti specialisti concordano sul fatto che il programma di prevenzione (per tempistica dei controlli e tipologia di esame, se ecografia o mammografia eventualmente abbinate a risonanza magnetica) debba essere elaborato «su misura», tenendo conto dei vari fattori di rischio che ha ogni donna (valutando, ad esempio, i casi precedenti in famiglia, la presenza di mutazioni genetiche, obesità o sovrappeso) o della presenza di fattori “protettivi” (come il numero di figli avuti e a quale età, se sono stati allattati, l’uso della pillola anticoncezionale) e valutando anche le caratteristiche anatomiche delle mammelle, molto diverse da donna a donna e nella stessa donna a diverse età. «Al momento attuale suggerirei alle 40enni che, soppesati vantaggi e svantaggi (ovvero rischio di sovradiagnosi e “accumulo”, seppur limitato, di radiazioni) vogliono comunque sottoporsi a un test di controllo, un esame mammografico all’anno, eseguito però in centri dove si diagnosticano (e si trattano) molti casi di tumore ogni anno» precisa Zappa. Dove, cioè, i medici radiologi e senologi hanno un’esperienza sufficiente per scongiurare il pericolo di trattamenti in eccesso: «Nel valutare le indicazioni allo screening bisogna infatti tenere conto, oltre alle difficoltà economiche delle Regioni nell’offrire gratis il test, che c’è un rischio di sovradiagnosi, cioè della scoperta di tumori che non sarebbero mai comparsi nella vita della donna: l’altissima percentuale (50 per cento) di carcinomi in situ trovati nello studio americano mi pare una conferma di questa possibilità».