Contro i tumori radiazioni e farmaci insieme per il sistema immunitario

   sportello Cancro, Vera Martinella, 11/02/2015

NOVITA’ TERAPEUTICHE
Una nuova strategia è messa alla prova in 50 sperimentazioni negli Usa per malati con melanoma e neoplasie polmonari: combinare immunoterapia e radioterapia


Combinare la radioterapia all’immunoterapia nella cura di diversi tipi di tumori per ottenere risultati in quei malati più «difficili», in cui tutti gli altri trattamenti non riescono a ottenere gli effetti sperati. E’ questa una delle nuove frontiere della lotta al cancro dopo che, in anni recentissimi, ci si è resi conto dell’effetto che le radiazioni producono sull’organismo e sul funzionamento del nostro sistema immunitario. «Al momento stanno partendo in Italia le prime sperimentazioni, mentre negli Stati Uniti sono già in corso circa 50 studi clinici che puntano a verificare l’efficacia di questo mix di terapie in pazienti con differenti neoplasie in stadio avanzato» spiega Renzo Corvò, direttore dell’Oncologia Radioterapica al San Martino - Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova.

Oggi 6 malati su 10 si curano con radioterapia
L’occasione per fare il punto sull’impiego della radioterapia come strategia anticancro è congresso Highlights in radioterapia, organizzato nei giorni scorsi a Roma dall’Associazione Italiana Radioterapia Oncologica. Secondo le stime internazionali, entro dieci anni la radioterapia verrà utilizzata nell’85 per cento dei pazienti, ma già oggi più di 6 pazienti oncologici su 10 fa ricorso alla terapia radiante, da sola o usata in successione a chirurgia e chemioterapia. «L’effetto combinato delle nuove applicazioni messe a punto negli ultimi anni e dell’aumento generale dei tumori faranno lievitare la cifra – dice Vittorio Donato, responsabile scientifico del convegno e Direttore della Radioterapia dell’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma -. Oltre alla riduzione degli effetti collaterali (oggi sempre più localizzati e semplici da gestire), grazie alla precisione della “mira” delle apparecchiature più moderne, ci sono poi altri vantaggi per i malati: è un trattamento non invasivo (non causa dolore al paziente durante l’esecuzione), di veloce esecuzione e spesso eseguibile in ambulatorio, per cui non si è costretti alla degenza in ospedale».

Le metastasi si riducono o scompaiono
La radioterapia è sempre pensata come una cura immunosoppressiva, che riduce cioè l’attività del nostro sistema immunitario. «Il che è vero in particolare per i tumori del sangue – chiarisce Corvò -. Tanto che viene usata nei trapianti di midollo osseo non solo per eradicare la leucemia, ma anche per ridurre le naturali difese del paziente che deve ricevere la donazione. In pratica, sopprimendo i linfociti e quindi limitando le naturali difese dell’organismo si limitano pure le probabilità che il corpo rigetti il midollo trapiantato». Da alcuni studi pubblicati nel 2014 si è però capito che nel corpo dei pazienti irradiati per altri tipi di tumore si attiva anche un altro meccanismo: «In pratica – continua l’esperto - con la radioterapia stereotassica, che è molto precisa, si risparmiano i tessuti sani e si uccidono le cellule malate le quali, morendo, esteriorizzano degli antigeni cancerosi che il sistema immunitario riconosce come nocivi. A questo punto si è notato che i linfociti T (le sentinelle armate delle nostre difese) si attivano in modo particolare per andare a colpire quei bersagli nocivi. Li vanno a cercare, tanto che è emerso, in pazienti con un tumore al polmone ad esempio, che sono scomparse delle metastasi che non erano state irradiate. La radioterapia stereotassica era stata centrata solo sul nodulo principale, ma si sono ridotte anche altre lesioni periferiche. E questo era già accaduto anche in pazienti con melanoma cutaneo».

Radioterapia sempre più precisa e meno tossica
Nasce dunque così l’idea di provare a combinare la radioterapia con i nuovi farmaci immunoterapici, visto che entrambi i trattamenti riescono a potenziare le naturali difese contro i tumori e le sperimentazioni sono già partite proprio in quei pazienti in cui tutte le altre terapie non hanno dato i risultati sperati. «La radioterapia oncologica, nel corso degli ultimi decenni, ha subito una forte evoluzione tecnologica con il passaggio dalla radioterapia 2D a quella tridimensionale o 3D attraverso l’uso di procedure complesse come la tomografia ad emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica nucleare (RMN) – dice Riccardo Maurizi Enrici, presidente Airo e titolare della Cattedra di Radioterapia dell’Università La Sapienza di Roma -. Questo cambiamento comporta una maggiore efficacia nella cura delle neoplasie ed una minore incidenza di tossicità per i pazienti. Ad essere rivoluzionata è la visione stessa della terapia: oggi si è perfettamente consapevoli del fatto che sia fondamentale il “dove” viene effettuato il trattamento e il “come” venga personalizzato sul singolo paziente».