Farmaci per il tumore al seno: ecco tutte le novità

   D-Repubblica, Francesca Balena, 25/02/2015

Dalla qualità di vita ai nuovi farmaci per il cancro al seno appena approvati negli Usa, dagli studi sulla soppressione ovarica a quelli sul tumore triplo negativo. Intervista a Giuseppe Curigliano, direttore della divisione Terapie Innovative dell'Istituto europeo di oncologia

Sopravvivenza e qualità di vita, desiderio di maternità e soppressione ovarica, nuove terapie da poco approvate in Italia e nuovissimi farmaci per il tumore al seno metastatico che potrebbero essere disponibili nei prossimi mesi. Le blogger di “Lottare, vivere, sorridere” intervistano Giuseppe Curigliano, direttore della divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano.

Professor Curigliano, per noi pazienti l'umore e il benessere fisico sono fondamentali, perché aiutano ad affrontare al meglio i trattamenti. È un aspetto preso in considerazione negli studi clinici?

“Quasi sempre nei trial non si prende in considerazione solamente la sopravvivenza come obiettivo, ma si valuta anche la qualità di vita riferita dalle pazienti, attraverso questionari validati ad hoc. È un aspetto fondamentale per stabilire l'effettivo beneficio di un farmaco, e per arrivare all'approvazione di una nuova terapia da parte delle agenzie regolatorie. È anche per questo che negli ultimi anni si sono fatti passi da gigante nel trattamento della malattia metastatica, e oggi esistono molto nuovi farmaci, come la combinazione di pertuzumab e trastuzumab in accostamento alla chemioterapia con docetaxel (nelle donne con tumore mammario metastatico HER2 positivo), che migliorano drasticamente la sopravvivenza e la qualità di vita delle pazienti. Qualsiasi farmaco che ha un impatto sulla sopravvivenza deve anche avere influenzare positivamente la qualità di vita”.

Nel caso del pertuzumab e del trastuzumab, quali sono i benefici rispetto alle terapie di vecchia generazione?

“Sono due farmaci che hanno un impatto sulla percentuale di risposte, ovvero di regressione della malattia. Meno malattia, meno sintomi legati ad essa e quindi migliore qualità di vita. Rispetto ai farmaci di vecchia generazione, la combinazione con la chemioterapia indice effetti collaterali sostanzialmente simili, come alopecia e neutropenia, ma l'efficacia è maggiore in termini di risposta e sopravvivenza”.

Durante l'ultimo meeting di San Antonio si è parlato anche di soppressione ovarica, un tema importante soprattutto per le pazienti più giovani. Ci può spiegare perché questo trattamento è necessario, e come si ottiene?

“In molte pazienti giovani e ad alto rischio con tumori ormono-dipendenti, che non entrano in menopausa in seguito alla chemioterapia, il tamoxifene associato a soppressione ovarica riduce la possibilità che si sviluppino recidive. In altre parti del mondo, in paesi emergenti o in via di sviluppo, la soppressione ovarica si ottiene per via chirurgica o attraverso la radioterapia. In Europa ricorriamo più di frequente alla soppressione farmacologica. Si utilizzano farmaci chiamati Rh-Lh analoghi (luteinizing hormone releasing hormone agonist, ndr.), che permettono di ottenere una soppressione transitoria, che garantisce a quasi tutte le pazienti in premenopausa di recuperare la fertilità una volta sospesi. Le novità di cui si è parlato durante il simposio di San Antonio riguardano l'exemestane, un farmaco che fa parte degli inibitori dell'aromatasi. Nuovi risultati hanno infatti dimostrato che questo farmaco, utilizzato in concomitanza alla soppressione ovarica, risulta più efficace del tamoxifene accompagnato da soppressione ovarica nel ridurre il rischio di recidiva in donne pre-menopausali. Si tratta di dati importanti, che modificano sicuramente la pratica clinica”.

Dal nostro blog è emerso il desiderio di maternità delle pazienti in fase metastatica. Esiste un’altra strada farmacologica, magari in fieri o in fase di ricerca, che non preveda nella cura la soppressione ovarica e la rinuncia alla maternità?

“Una paziente con malattia metastatica ha una malattia cronica. Normalmente si sconsiglia a una donna con malattia metastatica di avere figli, perché è sotto terapia antitumorale in modo cronico. I farmaci assunti per curare la malattia sono pericolosi per il feto (teratogeni): in quanto tali, non sono compatibili con una gravidanza. Riguardo alla soppressione ovarica e al desiderio di maternità, oggi la ricerca si sta concentrando sulle donne in premenopausa in trattamento precauzionale (ovvero le donne operate senza evidenza alcuna di malattia metastatica). È in corso un importante studio internazionale che sta esplorando il ruolo di una pausa nella soppressione ovarica (parliamo sempre di donne non metastatiche) e una successiva ripresa dopo eventuale gravidanza.

Quali sono le novità più interessanti che stanno emergendo per il trattamento del tumore al seno metastatico? Viene in mente, ad esempio, il trastuzumab emtasine, o TDM-1, per i tumori al seno HER2 positivi, di cui si è tanto parlato lo scorso anno.

“Il TDM-1 è sicuramente un farmaco innovativo ed estremamente efficace per le pazienti con un tumore HER2 positivo. Si tratta di una combinazione dell'anticorpo monoclonale trastuzumab con un chemioterapico, chiamato mertansine, che riesce a colpire con alta selettività le cellule HER2 positive del tumore al seno, rilasciandone all'interno la chemioterapia e bloccandone la replicazione. Oggi questo farmaco è disponibile in tutta Italia attraverso il Servizio Sanitario Nazionale. Ma la novità più promettente del momento è sicuramente il palbociclib, un inibitore di CDK 4-6, per le donne con tumore metastatico sensibile agli ormoni. Gli ultimi dati hanno dimostrato che in queste pazienti è in grado di aumentare notevolmente il periodo di tempo in cui la malattia è sotto controllo e non progredisce. Questi risultati hanno portato di recente l'Fda ad approvare il farmaco negli Stati Uniti. In Europa e in Italia il farmaco dovrebbe realisticamente essere approvato prossimamente, seppure già disponibile nell’ambito di diversi trial clinici. Infine, sulla malattia triple negative, il sottotipo di tumore al seno oggi più difficile da curare, sono in corso studi internazionali nelle donne con mutazione di BRCA 1 e 2 che stanno valutando il ruolo dei farmaci detti PARP inhibitori (olaparib e veliparib), farmaci che inibiscono i meccanismi di riparazione del Dna”.