I telomeri: ecco il tallone d’Achille delle cellule tumorali

   HealthDesk, 21/01/2015

Si trovano alle estremità dei cromosomi: sono i telomeri, la cui scoperta (nel 1985) valse il premio Nobel per la medicina del 2009 a Elizabeth H. Blackburn, Carol W. Greider e Jack W. Szostak. Sarebbero loro, i telomeri, il punto debole delle cellule tumorali poiché, alterandosi, diverrebbero sensibili all'azione dei farmaci.
La scoperta è del gruppo diretto da Annamaria Biroccio dei laboratori di ricerca dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, che studia da tempo i telomeri e i suoi componenti quali potenziali bersagli terapeutici per il trattamento dei tumori umani. La ricerca, pubblicata su Nucleic Acid Research, ha rivelato il meccanismo attraverso il quale i farmaci riescono a riconoscere e di conseguenza uccidere, esclusivamente le cellule tumorali, lasciando intatte quelle sane.
I telomeri sono porzioni di Dna che si trovano alle estremità dei cromosomi, si accorciano ogni volta che la cellula si divide sin quando, divenuti criticamente corti, inducono un blocco della duplicazione e avviano la cellula verso un processo chiamato senescenza. A contrastare questo fenomeno è la telomerasi, un enzima in grado di sintetizzare nuove sequenze telomeriche, allungando di fatto la vita cellulare. Nelle cellule tumorali la telomerasi le rende sempre giovani e quindi “immortali”. Al contrario, nelle cellule normali la telomerasi con gli anni si indebolisce fino a sparire.
«Abbiamo identificato diverse molecole capaci di legare una particolare struttura dei telomeri, chiamata G-quadruplex – spiega Biroccio - e pertanto di bloccare l’accesso della telomerasi. I risultati che abbiamo ottenuto hanno chiaramente dimostrato che questa molecola non è un semplice inibitore della telomerasi, ma è in grado di distruggere rapidamente l’architettura dei telomeri determinando alterazioni citogenetiche che portano all’attivazione della morte cellulare programmata per apoptosi». Lo studio ha permesso di scoprire che è proprio la presenza di telomeri alterati a rendere le cellule tumorali particolarmente sensibili all'azione dei farmaci. «Infatti - continua Biroccio - quando abbiamo creato un telomero artificialmente non funzionale nelle cellule sane, tali cellule sono diventate sensibili al trattamento. Abbiamo inoltre individuato dei marcatori molecolari, come la proteina H2AX attiva, grazie ai quali è possibile identificare il grado di danno al Dna telomerico di una cellula tumorale, che rende le cellule suscettibili al trattamento».
Questi marcatori «potranno essere utilizzati in clinica – commenta Ruggero De Maria, direttore scientifico del Regina Elena - per identificare i pazienti che risponderanno a farmaci antitumorali che danneggiano le estremità dei cromosomi».
Lo studio è finanziato dall'Airc, l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro.