La lunga memoria delle staminali, ecco la nuova arma contro il cancro

   HealthDesk, 05/02/2015

TERAPIA GENICA
Uno studio del Tiget di Milano ha scoperto la capacità di un particolare gruppo di linfociti T, corretti geneticamente, di mantenere nel tempo la loro capacità di riprodursi e difendere l'organismo da attacchi esterni. La ricerca su Science Translational Medicine


Si chiamano "cellule T staminali di memoria" e il loro ruolo potrebbe essere molto importante nell'immunoterapia di diverse malattie e dei tumori. Si tratta di un particolare gruppo di cellule del sangue che geneticamente modificate sono in grado di persistere e riprodursi per anni nel sangue di un individuo, mantenendo nel tempo la capacità del sistema immunitario di "attaccare" in caso di malattia. A scoprirle è stato un gruppo di ricercatori dell'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (TIGET) di Milano e il loro studio si è guadagnato la copertina della rivista Science Translational Medicine.
Il team ha scoperto che le particolare gruppo di cellule del sangue modificate con la terapia genica sono in grado di mantenere nel tempo la loro capacità di riprodursi e di assolvere al loro compito di difendere l'organismo da attacchi esterni. Questa "memoria" è di particolare importanza per quelle applicazioni terapeutiche, come l'immunoterapia dei tumori, che ha bisogno di "armare" cellule del sistema immunitario e renderle pronte a colpire laddove necessario. Questo particolare gruppo di linfociti potrebbe quindi restare in allerta nel tempo ed entrare in azione anche in caso, ad esempio, di recidive.
La scoperta è stata possibile grazie ad uno studio effettuato su un gruppo di bambini affetti da deficit di adenosina deaminasi (Ada-Scid), una grave immunodeficienza ereditaria che rende i bambini che ne sono affetti suscettibili a qualsiasi infezione e costantemente in pericolo di vita. I piccoli pazienti sono stati trattati con una tecnica pionieristica di terapia genica negli anni '90 che prevedeva l'uso di linfociti T modificati geneticamente e reinfusi nel sangue dei pazienti.
Queste cellule, tenute monitorate nel tempo con un innovativo e tecnologico metodo di tracciatura molecolare che funziona come un "codice a barre", hanno rivelato la straordinaria capacità di persistere negli anni nel sangue, e di fungere da riserva per le cellule che agiscono in prima linea contro agenti infettivi o cellule malate.
Il gruppo dei ricercatori del Tiget ha potuto così tracciare per molti anni le dinamiche e il destino delle cellule infuse nei pazienti scoprendo così una nuova arma immunoterapica applicabile su altre malattie e tumori. «Prima di questo lavoro si ignorava quanto queste cellule potessero persistere nell'uomo mantenendo il loro potenziale», spiega Luca Biasco, ricercatore dell'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (Tiget) e primo autore del lavoro insieme alla collega Serena Scala. «Attraverso l'analisi nel tempo del loro "codice a barre" molecolare abbiamo scoperto che queste cellule vivono molto a lungo (più di dieci anni) e sono in grado di generare tutti i tipi di linfociti T responsabili della risposta nei confronti di agenti patogeni».
Questo studio fornisce quindi informazioni cruciali che permetteranno lo sviluppo di nuove e più efficaci terapie basate sulla modificazione genica delle cellule del sangue. «I risultati di questo studio sono di estrema importanza non soltanto per la cura di pazienti affetti da immunodeficienze congenite e da HIV ma anche per lo sviluppo di nuove terapie contro il cancro basate sui linfociti ingegnerizzati», è stato il commento di Alessandro Aiuti, coordinatore area clinica el Tiget.