Contro gli sprechi rivedere i prezzi dei farmaci anticancro costosi

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 06/03/2015

SANITA’
Studio Usa su bevacizumab per il tumore al colon: «Costi elevati e benefici minimi». Gli oncologi incontrano ministro della Salute e Aifa per stabilire regole chiare

Il costo dei farmaci antitumorali continua a far discutere la comunità scientifica e le associazioni di pazienti. A chiamare in causa le Istituzioni questa volta è il Cipomo, il Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri, che chiede al Ministero della Salute e all’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) di avviare una rinegoziazione del prezzo del medicinale bevacizumab con l’azienda produttrice e una revisione dei prezzi di tutti i farmaci ad alto costo introdotti da oltre cinque anni. Lo scopo? Rendere il prezzo delle terapie più proporzionato agli effettivi benefici che comportano per i malati e assicurare la sostenibilità economica dei nuovi trattamenti nel prossimo futuro.

Lo studio americano su bevacizumab

A richiamare l’attenzione nello specifico su bevacizumab (prodotto da Genentech-Roche) è uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Clinical Oncology e da ricercatori del Cancer Institute di Atlanta, guidati da Daniel Goldstein, che hanno elaborato un modello matematico per stimare quanti anni di vita (di buona qualità), e a quale prezzo, si riescono a guadagnare aggiungendo bevacizumab alla sola chemioterapia standard. Le loro conclusioni indicano che negli Stati Uniti «l’aggiunta del farmaco alla chemioterapia tradizionale per il trattamento del carcinoma del colon retto metastatico, sia in prima sia in seconda linea, offre vantaggi molto limitati (1,4 mesi in media) nell’allungare la sopravvivenza dei malati, a fronte di una spesa economica considerevole, ovvero 550mila dollari per ogni anno guadagnato tenendo conto della qualità di vita per ciascun paziente». Bevacizumab è un anticorpo monoclonale che blocca la crescita di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi) e viene usato in Italia per il trattamento di varie forme di cancro (mammella e polmone metastatici, ovaie e rene), tra cui anche quella del colon retto metastatico di prima e seconda linea, ovvero in pazienti che rispettivamente non hanno o hanno già fatto altri trattamenti farmacologici in precedenza.

Rivedere il prezzo di un farmaco in base ai benefici che produce

«Il punto non è soffermarsi nello specifico su un singolo farmaco, ma utilizzare la vicenda per fare un discorso più generale, valido per tutti i medicinali e tutte le patologie – spiega Gianpiero Fasola, presidente Cipomo e responsabile dell’Oncologia medica all’Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine -. Questo studio offre un utile spunto di riflessione, ancora più importante visto che quello del colon, con 52mila nuovi casi diagnosticati ogni anno, è il tumore più frequente nel nostro Paese, e che bevacizumab in Italia costituisce una delle prime voci di costo per le unità operative di oncologia, rappresentando tra il 10 e il 20 per cento di quanto ogni unità spende in farmaci. Questa molecola biologica è stata approvata ormai un decennio fa: da allora il prezzo è stato rivisto? E alla luce degli studi scientifici condotti negli anni bisogna chiedersi: visti i benefici che comporta qual è il giusto prezzo oggi?». Alcuni anni orsono, a tal proposito, negli Usa l’Agenzia del farmaco americana (Food and Drugs Administration, Fda) ha deciso di revocarne l’autorizzazione come terapia per il carcinoma al seno metastatico.

Il nostro sistema sanitario è tra i migliori al mondo

Il problema dei costi non è solo italiano. In America e in Europa si discute da tempo su come ridurre e ottimizzare le spese sempre in crescita delle terapie anticancro e lo scorso gennaio ha fatto scalpore il fatto che il Servizio nazionale britannico stesse per tagliare i fondi, escludendo dal rimborso una dozzina di medicinali innovativi potenzialmente salvavita per migliaia di pazienti. D’altro canto, a casa nostra, è di pochi giorni fa la notizia di una nuova cura approvata per il tumore del pancreas che, contrariamente a quanto deciso a livello europeo dall’Ema (Agenzia europea per i medicinali), in Italia non verrà rimborsata agli ultra 75enni. «Lo ripetiamo ormai da anni: la coperta del Sistema sanitario è corta, ma si possono razionalizzare i costi in modo efficace e senza tagli indiscriminati – aggiunge Carmine Pinto, Presidente dell’ Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) -. I casi di tumore sono destinati ad aumentare e con loro le spese, bisogna quindi trovare un sistema perché le cure migliori, le più efficaci, siano velocemente rimborsate. Il nostro sistema sanitario è ancora fra i migliori al mondo: dei quasi 3,6 miliardi di euro spesi nel 2013 per medicinali anticancro, più del 92 per cento è a carico delle strutture sanitarie pubbliche. Le statistiche si sopravvivenza ai tumori provano che in Italia questo tipo di patologia si cura bene, le guarigioni aumentano e i decessi diminuiscono».

Stabilire regole chiare per evitare gli sprechi

«Bisogna chiedersi – prosegue Fasola -: per il nostro Sistema sanitario che cosa è sostenibile? Urge stabilire regole, insieme alle Istituzioni, perché non ci siano sprechi. Spendere tanto per un farmaco dagli effetti “modesti” finisce infatti per ostacolare l’introduzione di cure più efficaci e potenzialmente salvavita. Come è avvenuto nel caso di ipilimumab per il melanoma cutaneo o pertuzumab (farmaco peraltro sempre di Roche) per il carcinoma mammario metastatico, la cui approvazione da parte di Aifa è avvenuta con grande ritardo». Perché anche rinviare il via libera a una nuova costosa terapia può essere un modo per razionalizzare la spesa, che va però a scapito di malati spesso gravi, che da quel trattamento potrebbero trarre grande giovamento: nel caso del melanoma, ad esempio, si attendevano nuove cure efficaci da decenni; pertuzumab è in grado di allungare in media la sopravvivenza delle pazienti di circa un anno.

Un incontro tra Ministero, Aifa e oncologi per una soluzione concreta

L’appello rivolto a Ministero della Salute e Aifa ha già avuto una prima risposta da parte del Ministro Lorenzin e del Direttore Generale Luca Pani, che incontreranno gli oncologi di Cipomo e Aiom il mese prossimo. L’obiettivo concreto è quello di attivare un gruppo di lavoro che rivaluti l’impiego delle risorse disponibili per la cura dei pazienti oncologici. Il rapporto tra il costo e l’efficacia di un farmaco deve essere periodicamente rivisto e, alla luce dei budget disponibili, bisogna stabilire quanto si deve spendere per ottenere cosa, indicando chiaramente se e quando può essere utile e giustificato spendere migliaia di euro per vantaggi minimi. Servono regole chiare, insomma, che tutelino prima di tutto l’interesse dei pazienti, garantendo a tutti le migliori cure disponibili, senza ritardi.