Tumore al seno, proteggere il cuore dai danni della chemio

   Sportello Cancro, 03/03/2015

SALUTE
Una molecola, ancora in fase sperimentale, riesce a difendere l’apparato cardiocircolatorio dagli effetti tossici dei farmaci chemioterapici

I successi delle terapie anticancro consentono a un numero sempre maggiore di pazienti di guarire o di convivere con il tumore per molti anni. Il fatto, piuttosto recente e mai verificatosi prima, di avere così tante persone che sopravvivono alla malattia rende però sempre più evidenti anche gli effetti indesiderati dei trattamenti sul lungo periodo. Circa un terzo dei pazienti, ad esempio, soffre di danni al cuore causati dai trattamenti. Contro la cardiotossicità che determinati medicinali possono causare sono però già allo studio strategie efficaci. Come una molecola che appare in grado difendere l’apparato cardiocircolatorio dagli effetti collaterali della chemioterapia per il tumore al seno.

Un terzo dei pazienti oncologici può avere problemi di cuore
Negli ultimi anni sono state sempre più numerose le ricerche che dimostravano come alcuni chemioterapici (ad esempio le antracicline) e alcuni medicinali a bersaglio molecolare (generalmente considerati meno tossici) siano potenzialmente responsabili di disfunzioni cardiache e conseguenze indesiderate a livello cardiovascolare, talvolta irreversibili. Questo ha portato alla nascita di una nuova branca della medicina, la cardioncologia , sorta proprio per gestire al meglio il malato oncologico con patologie cardiache (visto il numero crescente di pazienti anziani spesso accade che le due patologie coesistano), studiare gli effetti delle cure sul cuore e offrire gli adeguati rimedi ai pazienti. «La tossicità di alcuni trattamenti è ormai cosa nota – spiega Alessandra Ghigo, ricercatrice del dipartimento di Biotecnologia Molecolare e Scienze della Salute all’Università di Torino -. Sempre più persone superano il tumore, ma le stime più recenti dicono che circa il 32 per cento dei pazienti oncologici potrebbe morire a causa di una patologia cardiovascolare causata dalle terapie anticancro».

Cancro al seno: una molecola protegge il cuore dagli effetti dei farmaci
Le pazienti con un tumore al seno, ad esempio, possono avere un rischio particolarmente elevato di problemi cardiaci perché (a seconda del tipo di neoplasia in questione) vengono spesso trattate con terapie che sono oggi note per la loro cardiotossicità. Come la chemioterapia con antracicline (ad esempio doxorubicina) o il medicinale trastuzumab, e l’eventuale aggiunta di radioterapia a questi trattamenti può moltiplicare gli effetti nocivi a livello cardiaco. In uno studio per ora condotto su cavie di laboratorio, Ghigo ha però individuato una possibile soluzione, capace di preservare la funzione cardiaca e proteggere il cuore dagli effetti indesiderati delle terapie: «Abbiamo messo a punto una molecola che inibisce l’attività dell’enzima PI3K, che regola la funziona cardiaca - spiega la scienziata -. Abbiamo visto che somministrandola a cavie con tumore al seno curate con doxorubicina la cura protegge il cuore dalla tossicità della chemioterapia. Inoltre non diminuisce l’efficacia del chemioterapico, ma al contrario sembra aumentarne l’efficacia, contribuendo a rallentarne la crescita». Come per tutti i medicinali prima di essere approvati definitivamente, servono ulteriori conferme e sperimentazioni sui pazienti per verificare se davvero questa strategia funziona, «ma trovare il modo di contrastare gli effetti collaterali delle terapie e salvaguardare l’apparato cardiovascolare è fondamentale – conclude Ghigo -. Non solo per la qualità di vita futura dei pazienti, ma anche nell’immediato. Spesso, infatti, i medici sono costretti a somministrare dosaggi più bassi di terapia o a interrompere del tutto le cure perché l’organismo dei malati, spesso anziani e comunque già provato dalla malattia, non riesce a reggere gli effetti collaterali».