Alcol e cancro: cosa sappiamo oggi?

   D-Repubblica, Salute Seno, Tiziana Moriconi, 07/04/2015

In attesa del 16 aprile, l'Alcohol Prevention Day, facciamo il punto sulla correlazione, ormai certa, tra consumo di alcolici e rischio di sviluppare alcuni tumori, tra cui quello al seno. Parla Gianni Testino del Centro Alcologico dell'istituto San Martino-IST di Genova


In Italia sono circa 9 milioni le persone che bevono troppo. L'alcol, si sa, aumenta il rischio di malattie del fegato e di diabete, ma oggi sappiamo che chi beve molto corre anche maggiori rischi di sviluppare un tumore. E questo vale soprattutto per alcuni tipi di cancro, tra cui quello al seno. Ne parliamo con Gianni Testino del Centro Alcologico dell'istituto San Martino-IST di Genova, in occasione dell'Alcohol Prevention Day che si celebra il prossimo 16 aprile.

Consumo di alcol e rischio di cancro. Cosa sappiamo oggi?
“Oggi la comunità scientifica, a cominciare dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dalla International Agency For Cancer Research (Iarc), è concorde: le evidenze sperimentali ed epidemiologiche confermano pienamente la correlazione causale fra alcol e cancro. In questi venti anni infatti, si sono accumulate molte meta-analisi che hanno messo in relazione il consumo di alcol con lo sviluppo dei tumori. Le neoplasie che oggi sappiamo con certezza essere alcol-correlate sono quelle di faringe, laringe, cavità orale, esofago, colon-retto, fegato e mammella. Ed esistono possibili correlazioni anche con i tumori dello stomaco, del pancreas e del polmone”.

È possibile quantificare l'aumento del rischio?
“Una stima l'hanno fatta nel 2014 alcuni enti di ricerca tra cui la Physicians Committee for Responsible Medicine di Washington, e l'hanno pubblicata sul Journal of The American College of Nutrition. In una persona sana, sembra essere sufficiente un drink (corrispondente a una unità alcolica¹, ndr) – alla settimana per aumentare del 24% il rischio di neoplasie alla bocca, alla faringe e alla laringe. Un'unità alcolica al giorno aumenterebbe poi del 9% il rischio di cancro al colon-retto e del 10% quello di cancro al seno. Queste percentuali salgono in modo significativo in presenza di altri fattori di rischio, come il fumo. Al di là di questo studio, comunque, si stima che a livello mondiale siano correlate all'alcol il 30,4% delle neoplasie della cavità orale e della faringe, il 23% delle neoplasie della laringe, il 18,5% delle neoplasie dell’esofago, il 9,4% delle neoplasie del fegato, il 4,5% delle neoplasie mammarie nella donna e il 3,2% delle neoplasie del colon-retto”.

Sembrano numeri abbastanza alti per quello che appare un moderato consumo di alcol.
“Sì, ed è esattamente questo uno dei punti da mettere in evidenza: i pericoli per la salute non riguardano solo chi fa abuso di alcol, ma anche il normale consumatore moderato. Non va dimenticato che l'Oms ha inserito l'alcol fra i primi dieci fattori di rischio a livello mondiale: è al terzo posto per malattia e morte prematura, subito dopo fumo e ipertensione. È, cioè, più rilevante dell’ipercolesterolemia, del sovrappeso e del diabete. Per quanto riguarda i danni diretti al consumatore, si colloca al quarto posto, subito dopo eroina, crack, metamfetamine e cocaina”.

Tornando al nesso con i tumori, qual è il vostro messaggio, come Centro Alcologico Regionale della Liguria?
“Il link alcol/cancro deve essere tenuto in grande considerazione, sia nell’ambito dei programmi di prevenzione sia in quelli di diagnosi precoce. L’obiettivo deve essere quello di ridurre il più possibile il consumo di alcol nella popolazione, ricordando con forza che si tratta di una sostanza tossica e cancerogena e che il rischio non riguarda solo gli alcolisti, ma anche i bevitori sociali. Tutte le istituzioni scientifiche, a cominciare dall'Oms, concordano sul fatto che non esiste un safe level, cioè una quantità giornaliera considerata sicura (²)”.

Per quali meccanismi l'alcol risulta cancerogeno?
“I meccanismi di cancerogenesi indotti dall'alcol sono numerosi e complessi. Per citarne alcuni, semplificando un po': il suo metabolismo dà luogo a prodotti tossici e cancerogeni come l’acetaldeide; inibisce alcuni sistemi di riparazione del Dna e alcuni meccanismi di detossificazione; aumenta lo stress ossidativo; concorre alla soppressione immunitaria; altera l'equilibrio tra proliferazione e morte delle cellule; stimola i processi di formazione di nuovi vasi sanguigni che possono nutrire un tumore e la disattivazione di geni oncosoppressori. Inoltre attiva a sua volta sostanze pro-cancerogene come quelle che si trovano nel fumo di sigaretta e in alcuni alimenti, come gli idrocarboni policiclici, le idrazine e le nitrosamine”.

Quali iniziative sono previste per l'Alcohol Prevention Day, il prossimo 16 aprile?
“Per tutto il mese di aprile, le sezioni regionali della Società italiana di alcologia (Sia) hanno organizzato manifestazioni per per informare la popolazione sui danni da alcol. A Roma verranno presentate le ultime ricerche e verrà definitivamente affermato che non è scientificamente corretto parlare di 'dosaggio consigliato' di alcol. Non a caso le nuove linee guida per l'alimentazione indicano infatti che l'etanolo non è un nutriente”.

Note
1) L'Unita’ Alcolica (UA) è rappresentata da 10-12 gr. di etanolo che corrisponde in media a un bicchiere di vino (da 125 ml) al 12%, in 330 ml di birra al 4,5%, in 80 ml di aperitivo o cocktail al 18% o in 40 ml di liquore al 36%.
2) Classificazione del rischio
Bassissimo Rischio: donna 3 gr/die fra i 45 ed i 65 anni, uomini 9 gr/die fra i 45 ed i 65 anni.
Basso Rischio: donna 10 gr/die, uomo 20 gr/die.
Consumo Rischioso: donna fra 20-40 gr/die, uomo fra 40-60 gr/die, binge drinking (60 gr in un'unica occasione), dosi superiori a una UA fra i 16 ed 18 anni e oltre i 65 anni.
Consumo Dannoso: donna > 40 gr/die, uomo > 60 gr/die.