Parenti stretti con cancro alla prostata? Più rischi di tumore al seno

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 07/04/2015

INDAGINE USA
Le probabilità salgono di poco (e può essere anche una coincidenza), ma il pericolo lievita se tra i congiunti si verifica la contemporanea familiarità per i due tumori


Per un donna avere dei parenti di primo grado con un tumore alla prostata può far crescere le probabilità di ammalarsi di tumore al seno. E’ la conclusione a cui sono giunti studiosi americani in un’indagine da poco pubblicata sulla rivista scientifica Cancerdopo aver analizzato i dati di quasi 80mila donne. Gli esiti dello studio suggeriscono che quando gli specialisti devono valutare il rischio di una persona di sviluppare un carcinoma prostatico o mammario dovrebbero approfondire l’intera storia oncologica familiare, raccogliendo informazioni su precedenti neoplasie in entrambi i sessi, specie fra i consanguinei più prossimi, e non limitarsi soltanto al ramo femminile se la valutazione riguarda una donna o a quello maschile nel caso di un uomo. «L’aumento del rischio di cancro al seno associato a un parente maschio con precedente tumore alla prostata è modesto – dice l’autrice principale dello studio, Jennifer L. Beebe-Dimmer del Barbara Ann Karmanos Cancer Institute di Detroit -, ma le donne che hanno casi in famiglia di entrambe le forme di cancro hanno almeno il doppio delle probabilità rispetto alle altre di sviluppare un carcinoma al seno. E’ quindi molto importante valutare all’interno del nucleo familiare le malattie oncologiche precedenti che si sono verificate in entrambi i sessi».

Lo studio americano: fino al 78 per cento di rischi in più
L’indagine coordinata da Beebe-Dimmer ha esaminato le informazioni relative a 78.171 donne arruolate nello studio osservazionale Women’s Health Initiative tra il 1993 e il 1998. Tutte le partecipanti erano libere da tumore all’inizio dello studio, ma durante il follow up (terminato nel 2009) 3.506 si sono ammalate di cancro al seno. Tenendo conto dei diversi fattori che possono favorire l’insorgere di una neoplasia, è emerso che chi aveva un parente stretto (padre, fratelli o figli) con tumore alla prostata andava incontro al 14 per cento di probabilità in più di sviluppare un tumore al seno. E il pericolo lievita al 78 per cento se tra i congiunti stretti ci sono state diagnosi sia mammarie che prostatiche. «Queste informazioni sono importanti per i medici, perché inizino a raccogliere sempre le informazioni relative a tutti gli appartenenti alla famiglia prima di stimare le probabilità di ammalarsi di un individuo – commenta l’autrice -. Certo servono ulteriori indagini per capire meglio quali siano i genio responsabili e quale sia il loro peso, valutando bene anche gli altri fattori di rischio ambientali che gli appartenenti a una stessa famiglia spesso hanno in comune».

Tumori molto frequenti: può essere solo coincidenza
«I tumori di prostata e mammella hanno in comune due fattori di rischio certi, l’età e la familiarità - spiega Giuseppe Opocher, responsabile dell’Unità per i Tumori Ereditari all’Istituto Oncologico Veneto di Padova -. Bisogna ricordarsi che familiarità non vuol dire necessariamente mutazione (ad esempio dei geni BRCA1 e 2, che sono già ben noti per far lievitare le probabilità di ammalarsi di tumore al seno e all’ovaio e, in misura assai minore, alla prostata), ma è un concetto più ampio che comprende anche altri fattori: ad esempio più ampia e longeva è la famiglia e più è facile trovare casi di tumore. E’ una questione statistica, legata alle naturali mutazioni del DNA che si accumulano nel corso della vita». Possono esserci altri geni coinvolti che spiegano il legame fra le due neoplasie, senza dimenticare che si tratta di due fra i tipi di cancro più comuni in assoluto, per cui è assai probabile che all’interno di una famiglia si verifichino entrambi, semplicemente per il fatto che sono entrambi molto frequenti.

Quando chiedere una consulenza genetica
Concretamente, quindi, cosa dovrebbero fare le persone? Ovvero, quando è il caso di chiedere un’indagine genetica in un uomo o in una donna sana? «A giudicare dai dati riportati in questo bel lavoro, una storia familiare positiva per tumore della mammella o della prostata aggiunge un rischio tutto sommato modesto - risponde Opocher -. E questo avviene nel contesto di due tumori che, purtroppo, colpiscono più del 10 per cento della popolazione, quindi molto frequenti. Un discorso diverso può riguardare la contemporanea familiarità per i due tumori perché aumenta il rischio in modo un po’ più marcato, ma questo per fortuna avviene solo nel 2 per cento del campione valutato in questo studio. Probabilmente solo per questi casi potrebbe essere utile una consulenza oncogenetica in uno dei molti centri italiani che si occupano di tumori ereditari. Ovvero, in pratica, quando si hanno due parenti stretti dello stesso ramo entrambi con uno di questi tumori: come papà e zia (sorella del padre) o propria sorella; oppure come fratello con cancro alla prostata e madre al seno. Nel frattempo, medici di famiglia e oncologi - conclude l’esperto - dovrebbero continuare a raccogliere con cura le informazioni relative alla storia familiare dei loro pazienti: non costa nulla ed è di grandissimo aiuto».